Domenica 22 e lunedì 23 marzo oltre 45 milioni di italiani sono chiamati alle urne per il Referendum Giustizia.
Si tratta di una consultazione costituzionale confermativa, un appuntamento cruciale che deciderà le sorti della recente riforma giurisdizionale, incentrata, almeno a parole, sulla separazione delle carriere dei magistrati. Di separazione comunque non c’era un estremo bisogno, sicuramente sarebbe bastata una legge ordinaria come fu già attuato per la Cartabia che, difatti, impediva ai magistrati di divenire Pubblici Ministeri, e viceversa, più di una volta in carriera.
Il vero fulcro della riforma è sicuramente quello dello sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura. Una mossa che, se dovesse vincere il “si”, graverebbe sulle casse dello Stato e renderebbe i pm controllabili. Inoltre, l’introduzione del sorteggio totale del nuovo organo di disciplina dei magistrati, di cui gran parte decisi dalla politica, renderà i giudici molto più condizionati dalla politica.
La verità è che questo voto è diventato anche una scelta di forte contrapposizione politica a favore o contro l’attuale Governo guidato da Giorgia Meloni.
Ecco una guida pratica con tutto ciò che c’è da sapere prima di recarsi al seggio.
Orari dei seggi e come si vota
Le urne si apriranno nel fine settimana. I seggi resteranno aperti:
- Domenica 22 marzo: dalle ore 7:00 alle ore 23:00.
- Lunedì 23 marzo: dalle ore 7:00 alle ore 15:00.
Subito dopo la chiusura di lunedì, prenderà il via lo spoglio delle schede. Per poter esprimere la propria preferenza, gli elettori devono presentarsi al seggio muniti di un documento di identità valido (o della Disability Card) e della tessera elettorale. Se quest’ultima è stata smarrita o ha esaurito gli spazi per i timbri, è possibile richiederne tempestivamente un duplicato presso l’ufficio elettorale del proprio Comune di residenza.
L’attenzione sull’affluenza sarà costante: il Viminale comunicherà i dati parziali domenica alle 12:00, alle 19:00 e alle 23:00, mentre il dato definitivo arriverà lunedì alle 15:00.
Chi è chiamato alle urne e il nodo dei fuorisede
Il corpo elettorale coinvolge una platea vastissima, ma non sono mancate le polemiche alla vigilia del voto. Dei 45 milioni di aventi diritto, circa 5 milioni sono studenti e lavoratori che vivono lontani dal Comune di residenza. Su questo fronte, accendendo lo scontro tra maggioranza e opposizione, il Governo ha deciso di non includere i fuorisede nel decreto dell’election day, a differenza di quanto sperimentato nelle tornate elettorali del 2024 e 2025.
Per quanto riguarda invece i 5,5 milioni di italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE, le operazioni di voto per corrispondenza si sono già concluse nelle settimane precedenti.
Referendum Giustizia: perché non serve il quorum
A differenza dei referendum abrogativi, questo è un referendum costituzionale confermativo, strumento di democrazia diretta disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione. Questo significa che non è previsto alcun quorum. Non è necessario, dunque, che si rechi alle urne il 50% più uno degli aventi diritto: il risultato del voto sarà ritenuto valido qualunque sia l’affluenza finale, e l’esito dipenderà esclusivamente dai voti validamente espressi.
Il quesito: cosa cambia votando Sì o No
L’obiettivo del Referendum Giustizia è chiedere ai cittadini di esprimersi sulla legge costituzionale che va a modificare ben 7 articoli della nostra Carta (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110). I punti cardine della riforma prevedono:
- La separazione delle carriere tra giudici (giudicanti) e pubblici ministeri (requirenti).
- L’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudici e uno per i pm).
- La creazione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari, composta da 15 membri estratti a sorte tra professori, avvocati e magistrati, che andrà a sostituire le attuali competenze del CSM.
L’elettore si troverà di fronte a una scheda con due opzioni chiare:
- Tracciando una croce sul SÌ, si sceglie di confermare e approvare la legge varata dal Parlamento.
- Tracciando una croce sul NO, si sceglie di respingere la riforma.

