Ormai da giorni si sono fatte sempre più insistenti le voci che vedrebbero un riavvicinamento della Russia all’Europa. Il tema, come sempre, viene venduto come puramente economico: gas, petrolio ed energia ma in sostanza è in corso, ormai da diversi mesi, un riavvicinamento. Dove si dice Unione Europea, si legge in realtà Stati uniti. Proprio in questa fase collimano le necessità della politica trumpiana ossia della pancia profonda dell’Impero egemone e soprattutto della Federazione russa che vuole tornare ad essere imperiale. Il primo passo della strategia con la quale Putin sta provando a staccare la Russia dalla Cina è stato fatto.
Dunque il cambio di registro repentino del Cremlino indica, in particolare, una cosa: la Russia sta chiedendo aiuto agli Stati Uniti per far cessare le ostilità- Non sarebbe la prima volta nella storia che l’egemone globale aiuta l’impero innevato. Stavolta la posta in gioco è davvero alta, quasi quanto la guerra in Manciuria di inizio secolo scorso. La possibilità politica che i due establishment tornino a collaborare è molto concreta e porterebbe alla conclusione del conflitto per il quale a soffrire di più è la Russia.
Putin vuole la vittoria in Ucraina, ma si riapre il fronte dei negoziati
Il Cremlino continua a parlare di vittoria nella guerra in Ucraina, ma intanto qualcosa sembra muoversi sul piano diplomatico. Dopo le parole di Vladimir Putin sulla possibile fase finale del conflitto, il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito la linea dura di Mosca: per la Russia la guerra dovrà concludersi con un successo militare e politico.
Allo stesso tempo, però, riparte il canale negoziale con gli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da ANSA, Steve Witkoff e Jared Kushner, emissari legati a Donald Trump, sono attesi presto a Mosca per rilanciare il dialogo sulla fine della guerra.
Il Cremlino tra propaganda di vittoria e segnali di stanchezza
La posizione ufficiale russa resta improntata alla fermezza. Mosca continua a sostenere che il conflitto in Ucraina sia una guerra da vincere, ma nelle cancellerie europee cresce la percezione che anche la Russia possa iniziare a risentire della cosiddetta “fatigue” del conflitto.
A Bruxelles sono stati osservati con attenzione diversi segnali: la parata del 9 maggio in formato ridotto, il rafforzamento delle misure di sicurezza e un certo nervosismo nella preparazione delle celebrazioni del Giorno della Vittoria. Elementi che, secondo le analisi europee citate da ANSA, potrebbero indicare un clima interno più complesso per il Cremlino.
L’offensiva russa rallenta, Kiev rafforza la propria posizione
Sul terreno militare, l’offensiva russa sembra essersi progressivamente arenata, mentre le capacità militari ucraine risultano in crescita. Il sostegno europeo a Kiev, compreso il via libera a un prestito da 90 miliardi di euro, ha rafforzato la posizione del presidente Volodymyr Zelensky nel confronto con Mosca.
La tregua di tre giorni concordata da Mosca e Kiev è destinata a scadere l’11 maggio 2026 e, al momento della ricostruzione ANSA, non risultavano segnali concreti di una proroga. Questo rende ancora più incerto il quadro diplomatico e militare delle prossime ore.
L’Europa valuta il dialogo con Mosca
Anche l’Unione europea sembra interrogarsi su un possibile ritorno al dialogo con la Russia. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha affermato che, al momento opportuno, l’Europa potrà parlare con Mosca se necessario. Putin ha subito colto l’apertura, proponendo l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile mediatore.
La proposta è stata però accolta con freddezza da Berlino, che ha ricordato i legami di Schroeder con Mosca e il suo rifiuto di condannare l’invasione dell’Ucraina. Secondo il governo tedesco, un primo test di credibilità per la Russia sarebbe la proroga della tregua.
Il nodo europeo: non lasciare il dossier solo a Putin e Trump
Nel dibattito europeo emerge una preoccupazione politica: evitare che il futuro dell’Ucraina venga deciso soltanto da Putin e Trump. L’Unione europea, infatti, è coinvolta direttamente negli effetti della guerra, soprattutto sul piano della sicurezza continentale.
Per questo, diverse cancellerie europee guardano alla necessità di un canale con Mosca, ma solo dentro un percorso che garantisca una pace giusta e duratura, nel rispetto della sovranità territoriale dell’Ucraina.
Le posizioni più favorevoli al dialogo
Non tutti in Europa giudicano negativamente una riapertura dei contatti con il Cremlino. Il premier slovacco Robert Fico, rientrato dalla parata sulla Piazza Rossa, ha definito un errore la mancanza di dialogo con Mosca. Anche in Italia, la Lega ha invitato l’Europa a non ignorare l’apertura di Putin.
Il dossier Ucraina dovrebbe quindi tornare al centro del confronto europeo, anche se non formalmente all’ordine del giorno del Consiglio Affari Esteri. Il tema, secondo ANSA, potrebbe comunque essere discusso nei colloqui a margine della riunione.
Guerra in Ucraina, diplomazia ancora fragile
La situazione resta estremamente fluida. Da una parte, il Cremlino continua a usare una retorica di vittoria; dall’altra, i canali diplomatici con Washington e le valutazioni europee indicano che una nuova fase negoziale potrebbe aprirsi.
Il punto decisivo sarà capire se i prossimi contatti tra Mosca, Washington e, in un secondo momento, Bruxelles potranno trasformarsi in un percorso reale verso la fine della guerra, oppure se resteranno solo manovre tattiche dentro un conflitto ancora lontano da una soluzione.

