Ieri sera a Ercolano, nella suggestiva cornice di Villa Campolieto, prende forma un nuovo modello di gestione del rischio vulcanico: non più soltanto emergenza ed evacuazione, ma un progetto strutturato capace di coniugare sicurezza, tutela delle comunità e sviluppo delle aree interne della Campania. È questo il messaggio emerso dal convegno “Piano Vesuvio, da rischio ad opportunità di sviluppo delle aree interne”, promosso dall’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori” e ospitato nella storica dimora vesuviana di Ercolano.
Al tavolo istituzionale, moderato dal legislativo parlamentare Luca Antonio Pepe, hanno partecipato rappresentanti del Governo, della Regione Campania, della Protezione Civile, delle amministrazioni locali e delle fondazioni impegnate nella pianificazione territoriale. Tra gli interventi più attesi, quello del Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, collegato a distanza, insieme ai contributi dell’assessore regionale, Fiorella Zabatta, del Direttore Operativo della Protezione Civile, Luigi D’Angelo, del presidente politico dell’Intergruppo, On.le Alessandro Caramiello, del presidente del Tavolo tecnico, sempre dell’Intergruppo, l’economista Giovanni Barretta, e del presidente della Fondazione Convivenza Vesuvio, Vincenzo Coronato.


Al centro del confronto, la necessità di superare la tradizionale logica emergenziale del Piano Vesuvio, costruendo invece una strategia che salvaguardi il tessuto sociale, economico e culturale delle popolazioni vesuviane e flegree. Un tema sottolineato con forza dall’assessore regionale Fiorella Zabatta, che ha evidenziato come “le popolazioni non vogliano abbandonare le proprie terre”, richiamando anche l’esperienza recente dei Campi Flegrei. Secondo Zabatta, la vera sfida consiste nel proteggere non soltanto i cittadini, ma anche il patrimonio umano ed economico della Campania.
Sulla stessa linea, il presidente dell’Intergruppo parlamentare Alessandro Caramiello, che ha ribadito la necessità di garantire accoglienza ai cittadini delle aree a rischio “come ospiti e non come profughi”, evitando trasferimenti lontani dal contesto sociale e culturale di appartenenza. Una visione condivisa anche da Vincenzo Coronato, presidente della Fondazione Convivenza Vesuvio, che ha parlato di una svolta attesa da oltre vent’anni: “Speriamo di essere giunti al punto di salvaguardare definitivamente la dignità dei vesuviani e dei campani, con il diritto di restare nella propria terra”.


Alessandro Caramiello, nel ricordare ai presenti la genesi dell’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili, Isole minori”, un organismo assolutamente bipartisan, a cui aderiscono 50 parlamentari, tra deputati e senatori degli opposti schieramenti, e la sua originalità per essere accompagnato da una struttura tecnica, costituita da oltre 300 esperti (accademici, giuristi, economisti e rappresentanti delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria), ha voluto ricordare le sue iniziative più recenti, tra cui quella della presentazione a Montecitorio di una Mozione per le Aree interne che, però, è stata rigettata dall’Aula, benchè recasse alcune proposte significative per riequilibrare il rapporto tra “Centro e Periferia”. La Mozione prevedeva, infatti, tra le altre cose, di rivedere i criteri del dimensionamento scolastico, che penalizzano i piccoli comuni, di potenziare le infrastrutture ed il trasporto pubblico locale nelle aree interne, di istituire una fiscalità di vantaggio per questi territori più fragili e di preservare i presidi sanitari qui presenti; tutte proposte concrete per contrastare il gravissimo fenomeno dello spopolamento in atto.
Nel corso dell’incontro è stata illustrata la proposta progettuale della Fondazione Convivenza Vesuvio, articolata su tre direttrici fondamentali: la convivenza con il rischio vulcanico all’interno della regione, il rilancio delle aree interne attraverso politiche di sviluppo territoriale e l’attivazione del piano nazionale di evacuazione soltanto dopo aver verificato la piena capacità di accoglienza regionale.
La Fondazione Convivenza Vesuvio, con il Presidente Vincenzo Coronato, ha inoltre illustrato le tre istanze alla base della propria proposta progettuale: la prima legata al principio della convivenza con il rischio vulcanico e alla necessità di preservare le comunità all’interno della Regione Campania; la seconda relativa al rapporto Svimez 2025 e alla coincidenza con la lettera aperta della Conferenza Episcopale Italiana sulle aree interne; la terza inerente all’attivazione del piano nazionale di evacuazione soltanto dopo aver saturato le prime due istanze territoriali e regionali.
Caramiello e Coronato hanno ribadito l’importanza della collaborazione tra enti nazionali, regionali e locali, con particolare riferimento al lavoro sinergico tra Protezione Civile, Regione Campania, Intergruppo parlamentare Sviluppo Sud e Fondazione Convivenza Vesuvio, insieme ai suoi partner strategici: SVIMEZ, SVIMAR, Distretto Aerospaziale della Campania, Università Vanvitelli, Confindustria Caserta e altri soggetti impegnati nello sviluppo territoriale e nella pianificazione delle aree interne.

Particolare attenzione è stata dedicata anche agli aspetti tecnici della Protezione Civile. Il Direttore Operativo Luigi D’Angelo ha espresso interesse per il nuovo Hub di Protezione Civile in fase di realizzazione a Lacedonia, destinato a diventare un punto di riferimento per l’Alta Irpinia e previsto in inaugurazione entro la fine di giugno. D’Angelo ha inoltre sottolineato l’importanza di mantenere “saldo l’aspetto tecnico del piano di evacuazione”, individuando però soluzioni realistiche e sostenibili all’interno del territorio campano.
Il convegno ha rappresentato anche l’occasione per ufficializzare la nascita di un tavolo tecnico permanente tra istituzioni, enti territoriali e Protezione Civile, proposto dall’assessore regionale Fiorella Zabatta, con l’obiettivo di consolidare nei prossimi anni un modello stabile di collaborazione tra fascia vesuviana e aree interne della Campania.
Presenti anche gli esperti di Protezione Civile della Fondazione Convivenza Vesuvio di San Nicola la Strada, guidati dal dr. Ciro De Maio.
A tracciare il quadro numerico del progetto, è stato Giovanni Barretta, presidente del Tavolo Tecnico dell’Intergruppo, ricordando che sono già 13 i comuni vesuviani della cosiddetta fascia rossa, che ne comprende 18 (successivamente estesa a 25), che hanno aderito al Protocollo d’Intesa con la Fondazione Convivenza Vesuvio, coinvolgendo circa 520mila abitanti. In Irpinia, invece, sono 25 i comuni che hanno già sottoscritto il protocollo di accoglienza, con oltre 11.900 unità immobiliari potenzialmente disponibili per l’accoglienza.

Un percorso che coinvolge anche il Sannio e, in particolare, il Fortore, per iniziativa del presidente del Tavolo Tecnico Giovanni Barretta. Il Sindaco di San Bartolomeo in Galdo, Carmine Agostinelli ha già aderito all’iniziativa di gemellaggio con i territori vesuviani, proponendosi come portavoce verso i 14 Comuni della Comunità Montana del Fortore di cui fa parte la sua municipalità. Numerose altre amministrazioni del Sannio hanno manifestato interesse ad aderire ai progetti di gemellaggio istituzionale. Tra questi, il sindaco di Apollosa, Danilo Parente, presente ad Ercolano ed intervenuto anche in rappresentanza dei Comuni della rete di Protezione civile di Arpaise, Ceppaloni e San Leucio del Sannio.

Per il Comune capoluogo di Benevento, presente il consigliere comunale delegato alla Protezione Civile Italo Barbieri, accompagnato dal presidente dell’Associazione Protezione Civile di Benevento, Aniello Petito. Tra i partecipanti anche Mario Ferraro (past president ANCE Benevento) componente in seno all’Intergruppo Sviluppo Sud della Commissione Infrastrutture e Costruzioni, e Pasquale Lampugnale , componente Commissione Industria e Commercio. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto strategico sul tema della prevenzione e della gestione del rischio vulcanico, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra i Comuni della fascia vesuviana e le aree interne della Campania.
Tra i presenti, quindi, anche diversi sindaci e rappresentanti del mondo della Protezione Civile e delle infrastrutture, a conferma di un progetto che, nel chiudere l’incontro di Ercolano – ha ricordato Il Presidente dell’Intergruppo Alessandro Caramiello – punta a costruire una rete territoriale ampia e condivisa, capace di trasformare la gestione del rischio vulcanico in una concreta occasione di sviluppo e coesione per l’intera Campania.
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