Puntare alla perfezione è una condizione imprescindibile per chi, con fatica e rigore, lavora tutti i giorni
per guadagnare quel centimetro in più che può portarlo alla vittoria.
Leonardo Fabbri, dopo una serie di nulli, chiude questo suo debutto di stagione con 20.65. Parlare
dopo una delusione è sempre difficile. Fabbri dimostra però di avere la sensibilità e la maturità di un
grande atleta: dopo le Olimpiadi ha già dovuto affrontare questo tipo di situazioni e l’esito della
Diamond League ci insegna che non è uno che si dà per vinto, pertanto i successi non tarderanno ad
arrivare. Forse non è vero che si impara sempre dalle sconfitte, delle volte semplicemente bisogna
rimanere focalizzati sul futuro come ci racconta Leonardo ai microfoni.
“Sei atterrato alle 3 di notte per partecipare alla press conference di Ostrava. Nella vita di un atleta
non c’è solo la perfomance in pista, ma anche tutto ciò che ruota intorno ad un evento e ad una gara.
Dopo Tamberi sei uno dei nuovi volti emergenti dell’Atletica Italiana. Come ti senti a riguardo?”
Sinceramentre non sento pressione, mi è sempre piaciuto scendere in pista, a me piace lo sport da
quando sono piccolo. La mia priorità però è sempre gareggiare, il resto fa da contorno. Mi sento a mio
agio a parlare con i giornalisti e con le persone ma credo che il mio principale focus debba sempre
rimanere la gara.
“Hai però molta visibilità e spesso hai deciso di usarla per condividere cose molto personali di te”Certo, cho scelto un certo stile di vita che mi fa stare bene, cerco di dare alle persone un nuovo modo
di guardare a questo sport e a questa disciplina. Non c’è un fine preciso, ad oggi mi sento in pace con
me stesso e ne parlo perché penso di poter trasmettere un messaggio positivo.
“In italia ti chiamano “il gigante buono”, guardando alla tua attitudine in campo sembri tutto fuorché
“buono”, qual è il vero Leonardo?”
Sono vere entrambe le versioni, io sono una persona calma, gentile, fuori dal campo sono sempre
molto tranquillo ed amichevole con tutti, ma in campo mi trasformo e divento un’altra persona, tiro
fuori tutto me stesso. La grinta. L’ambizione. C’è proprio una trasformazione e sono contento che si
veda.
“I primi tiri nulli ti hanno sicuramente demoralizzato però sei riuscito a chiudere con un 20.65, cosa
dice a se stesso un atleta quando si trova in questa situazione, come ti sei gestito in gara?”:
Ho lanciato comunque al di sotto delle mie aspettative, sono molto arrabbiato e voglio dimostrare di
valere, ero stanco, non ero nella massima forma. E sono molto deluso. Ma è solo l’inizio stagione, In
gara si prova sempre a gestire la competizione al meglio ma è sempre dura recuperare quando si parte
male. Io so lanciare meglio di così.
“Che sai lanciare meglio di così lo hai dimostrato più volte, ma ora ne parli come se non sapessi che
sei un atleta affermato:”
So che valgo di più e voglio dimostrarlo. Non do nulla per scontato. Vivo ogni competizoone come una
nuova sfida. Non importa cosa ci sia stato nel passato. Se una sconfitta o una vittoria. Per me un
nuovo giorno è un nuovo inizio in cui devo dimostrare da capo quanto valgo, sopratutto a me stesso.
Che l’ultima volta sia andata bene o male per me non importa, il passato è tabula rasa. Questo è il
mio modo di affrontare ogni competizione, nel bene e nel male.
“Eri sicuramente il favorito, ma dovevi gareggiare con atleti come Stanek che giocava in casa e Steen
che comunque ha un PB sopra i 22. Alcuni atleti sentono molto la competizione, altri provano a
rimanere focalizzati sui propri obiettivi. Tu come vivi la competizione?”
Certo avere dei concorrenti forti mi gasa, ma io rimango sempre foicalizzato sui miei obiettivi, non mi
curo molto di chi ho di fronte, cerco sempre di raggiungere ciò che mi sono prefissato, in gara provo
sempre a raggiungere il mio massimo. Misurarmi sugli altri non fa parte del mio modo di essere.
“Pensi che gareggiare in tutti i meeting sia importante o credi in un approccio più strategico?”
Io penso che gareggiare sia importante, e sono uno di quelli che partecipa a quasi ogni gara perché ne
ho bisogno. L’esperienza che ti può dare una competizione in cui metti tutto te stesso in gioco ed
imparare a gestire tanti fattori esterni, è qualcosa che non puoi imparare in allenamento.
“Quindi ti vedremo anche ad eventi fuori Gala come come Ancona?”
Certamente, non vedo l’ora di mettermi di nuovo alla prova.
(contributo esterno)

