Ospedale Santa Maria delle Grazie adotta Tenecteplase: una svolta nella cura dell’ictus ischemico

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Un passo avanti significativo nella lotta all’ictus ischemico arriva dall’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, che ha recentemente introdotto un farmaco innovativo per la cura tempestiva dei pazienti colpiti da ictus ischemico. Si tratta della Tenecteplase, una molecola trombolitica di nuova generazione, approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per l’utilizzo ospedaliero.

Una terapia più veloce e pratica

Il Presidio Ospedaliero Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli reparto di Stoke Unit, dell’Asl Napoli 2 Nord, guidato dal primario Dr. Fabio Giuliano Numis, è tra i primi centri in Italia ad utilizzare con successo la nuova terapia trombolitica. Si tratta di un trattamento medico che utilizza farmaci specifici per dissolvere trombi o emboli presenti nei vasi sanguigni sia arteriosi che venosi che in un’unica somministrazione endovenosa consente la ricanalizzazione vascolare ed il recupero vascolare.

Che cos’è il Tenecteplase

Il Tenecteplase è un fibrinolitico di nuova generazione approvato da AIFA il 18 giugno 2025 per il trattamento dell’Ictus ischemico acuto entro 4, 5 ore dall’esordio. Rispetto all’alteplase, in uso da decenni, presenta diversi vantaggi: emivita più lunga, maggiore specificità per la fibrina e resistenza all’inibitore PAI-1, con un profilo di sicurezza almeno equivalente e rischio emorragico comparabile. La novità più rilevante sta nella modalità di somministrazione: rispetto all’attuale trattamento con alteplase (rtPA) che richiede un’infusione lenta di circa un’ora, tenecteplase viene somministrata in un’unica iniezione endovenosa in bolo, operazione che richiede pochi secondi. Questo riduce i tempi e facilita l’impiego, anche in ospedali con risorse limitate, migliorando quindi le prospettive di sopravvivenza e riduzione di danni celebrali.

Sicurezza e risultati promettenti

Diversi studi clinici hanno evidenziato che tenecteplase è almeno equivalente, se non superiore, all’attuale terapia in termini di efficacia clinica e profilo di sicurezza, con potenzialmente minore rischio di complicanze emorragiche. Inoltre, favorisce una migliore ricanalizzazione nei pazienti con occlusioni dei grandi vasi, spesso candidati a trombectomia. L’adozione di questa molecola sottolinea l’urgenza di aggiornare i protocolli ospedalieri secondo le linee guida più recenti: l’Italian Stroke Association (ISA-AII) già ha sollecitato una rapida integrazione di tenecteplase nella pratica clinica, supportata da materiali informativi, webinar e incontri formativi dedicati ai medici.

Verso un’applicazione concreta al Santa Maria delle Grazie

L’integrazione di tenecteplase nel protocollo dell’Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli rappresenta una scelta strategica in linea con le migliori esperienze nazionali, come al Cardarelli di Napoli, dove già si registrano casi trattati con risultati incoraggianti e in strutture d’eccellenza come l’ARNAS Brotzu di Cagliari. Questo passo conferma il Santa Maria delle Grazie come parte attiva della rete tempo-dipendente per l’ictus ischemico, pronta a intervenire con terapie rapide, efficaci e orientate al miglior outcome neurologico e funzionale del paziente.

Il neurologo Francesco Barbato che opera presso il reparto Stroke Unit del nosocomio, intervistato da Centro Sud 24, ci spiega le dinamiche di una terapia salvavita che sta apportando enormi risultati positivi ai pazienti ricoverati.

Che tipo di evoluzione terapeutica è il nuovo farmaco anti- ictus?

“Il tenecteplase rappresenta una svolta nella cura dell’ictus ischemico acuto: si somministra in un’unica iniezione endovenosa di pochi secondi, contro l’infusione di un’ora richiesta dall’alteplase. Questo significa tempi di trattamento più rapidi e maggiori possibilità di recupero per i pazienti. Inoltre, facilita la gestione dell’ictus nel pronto soccorso, ed eventuale trasferimento del paziente presso un centro HUB”.

Il meccanismo d’azione del nuovo farmaco a cosa punta?

“È un fibrinolitico che agisce sciogliendo il coagulo che ostruisce il flusso ematico di una arteria cerebrale. Rispetto ai farmaci precedenti ha un’azione più mirata sulla fibrina e un’emivita più lunga, con un profilo di sicurezza almeno equivalente”.

Che tipo di pazienti sono stati trattati nell’ultimo periodo e con quali risultati?

“Negli ultimi tempi abbiamo trattato sei pazienti, sia con ictus da occlusione di piccolo vaso che di grande vaso cerebrale. Tutti hanno avuto benefici clinici senza complicanze”.

Quali sono gli effetti collaterali e i tempi di recupero dei pazienti a cui viene sottoposta la terapia del nuovo farmaco trombolitico?

“Il principale rischio, come per tutte le trombolisi, è l’emorragia cerebrale, ma nei nostri casi non si è verificato alcun evento avverso. I tempi di recupero dipendono dalla gravità dell’ictus e dalla tempestività dell’intervento, ma il trattamento più rapido con tenecteplase aumenta le probabilità di un recupero funzionale buono o eccellente”.

contributo esterno