“Muso a muso con il futuro”: a Napoli il convegno sull’integrazione sociosanitaria in carcere il 28 e 29 maggio

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“Muso a muso con il futuro”, a Napoli il convegno su carcere e reinserimento sociale

Aiutare le persone detenute a ritrovare sé stesse e prepararle a un ritorno autentico nella società attraverso strumenti concreti come la zooarteterapia e una rete integrata tra istituzioni, sanità e terzo settore. È questo il tema al centro del convegno “Muso a muso con il futuro – l’integrazione sociosanitaria in carcere”, in programma il 28 e 29 maggio 2026 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli.

L’evento è promosso dall’Area di Coordinamento per la Sanità Penitenziaria dell’ASL Caserta e dal Laboratorio Territoriale Regionale “Eleonora Amato” della Regione Campania.

Il carcere come luogo di trasformazione e reinserimento

Il filo conduttore della due giorni napoletana è una visione precisa: il carcere non deve essere soltanto uno spazio punitivo, ma un luogo in cui costruire percorsi di cura, trasformazione personale e reinserimento sociale.

L’obiettivo è preparare la persona detenuta a rientrare nel mondo esterno, riducendo il rischio di recidiva attraverso il recupero delle relazioni, dell’empatia e della capacità di stare in comunità.

La stessa normativa italiana sull’ordinamento penitenziario, in vigore dal 1975, attribuisce alla pena una funzione rieducativa e orientata al reinserimento sociale.

Zooarteterapia: il rapporto con gli animali come percorso di cura

Uno dei temi centrali del convegno è la zooarteterapia, metodologia che unisce il contatto con gli animali e l’arteterapia per sostenere il benessere emotivo delle persone detenute.

Secondo Maria Teresa Corvino, dirigente psicologo dell’Area di Coordinamento per la Sanità Penitenziaria dell’ASL Caserta:

“La zooarteterapia abbina il contatto con gli animali e l’arteterapia per sostenere il benessere emotivo delle persone detenute. Dopo l’interazione con l’animale, scelto in base alla sua personalità e abbinato a quella del partecipante al laboratorio, il soggetto coinvolto elabora l’esperienza attraverso pittura, collage o scultura, dando forma a ciò che le parole faticano a dire.”

Secondo Corvino, questi laboratori rappresentano strumenti efficaci per lavorare sul mondo interiore e ricostruire il senso di umanità necessario per il ritorno nella vita sociale.

In Campania già avviati progetti sperimentali

In Campania questa impostazione si è già tradotta in progetti concreti. Nel 2023 una regolamentazione regionale ha consentito alla ASL Caserta e al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di firmare un accordo per sviluppare laboratori sperimentali di zooarteterapia in collaborazione con enti del terzo settore.

Le attività hanno dato impulso a un protocollo di ricerca sviluppato insieme al Dipartimento di Psicologia dell’Università Vanvitelli e al Dipartimento di Medicina Veterinaria della Federico II.

“La relazione funziona solo se c’è equilibrio”

Sul ruolo degli animali nei percorsi riabilitativi interviene anche Danila d’Angelo, professore associato di Etologia e benessere animale presso la Federico II:

“La chiave del successo degli interventi assistiti con gli animali risiede nella reciprocità. Superando una visione strettamente antropocentrica, applichiamo protocolli rigidi volti a tutelare in primis il benessere dei cani coinvolti.”

La docente sottolinea come l’abbinamento tra cane e detenuto non sia casuale, ma costruito sulla compatibilità tra le caratteristiche dell’animale e quelle della persona coinvolta nel percorso terapeutico.

Università Vanvitelli: “Lavoriamo su empatia e autocontrollo”

Il progetto punta anche a validare scientificamente un modello replicabile in altri istituti penitenziari italiani.

Secondo Raffaella Perrella, professore associato di Psicologia Dinamica presso l’Università Vanvitelli:

“Il progetto contribuisce allo sviluppo di un protocollo di intervento integrato, validato e replicabile in ulteriori contesti della privazione della libertà personale.”

Tra gli obiettivi della ricerca ci sono il miglioramento del benessere psicologico, delle capacità relazionali, del controllo dell’impulsività e della metacognizione, cioè la capacità di riflettere sulle proprie emozioni e sull’impatto delle proprie azioni sugli altri.

Un lavoro di rete tra sanità, università e terzo settore

Il convegno mette al centro anche il tema dell’integrazione sociosanitaria, considerata essenziale per affrontare le fragilità legate alla detenzione.

Per Giuseppe Nese, direttore dell’Area di Coordinamento per la Sanità Penitenziaria dell’ASL Caserta e coordinatore del Laboratorio “Eleonora Amato”:

“Tutto questo richiede una collaborazione reale tra istituzioni diverse, che lavorino insieme sia dentro che fuori le mura.”

Secondo Nese, investire nella cura delle persone detenute significa anche investire nella sicurezza e nel benessere dell’intera comunità.

Napoli al centro del confronto nazionale sulla riabilitazione in carcere

Il convegno “Muso a muso con il futuro” porterà a Napoli esperti, psicologi, medici veterinari, operatori penitenziari, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni impegnati nei percorsi di recupero e inclusione sociale.

L’iniziativa punta a rafforzare un modello che considera la riabilitazione non come semplice adattamento alle regole, ma come ricostruzione della capacità di entrare in relazione con gli altri e con la società.