Ennesimo disastro azzurro, ai rigori la Nazionale di calcio fallisce la qualificazione al Mondiale. Ormai siamo sul fondo del barile.
C’è un intero Paese arrabbiato e ferito, che chiede una rifondazione che non avverrà.
La resistenza principale parte dai club, che tanto amiamo (no?!). Non vogliono riforme, se non in senso economico, non formano più giocatori se non per venderli e comprare qualche vecchio usato sicuro. Davvero il calcio italiano può effettuare una rivoluzione e tornare alle origini?
Nessuno si dimetterà, questo lo sappiamo per certo. Gravina ha rimesso la stabilità della sua posizione al consiglio federale. Dare a lui tutte le colpe sarebbe ingeneroso, ma innanzi ad un fallimento progettuale di questa portata si tratta di dignità.
Se ne è scritto varie volte, cosa ha fatto la Lega (unico organismo che conta davvero nel calcio italiano) per modificare la situazione in essere? Tante sarebbero le domande da porsi. La verità è che i club italiani sguazzano nell’immobilismo, nella ricerca del rigore al 95esimo per fallo di mano, nel gol annullato perché 3 minuti prima è stato commesso un fallo nell’altra aera di rigore, nelle rimesse laterali battute dopo 40 secondi con il raccattapalle che ruba il pallone ai giocatori.
Bellissimo, quando si vince un Europeo tutti sul carro, ma prima e dopo si pensa solo a se stessi. Oggi leggo di soluzioni come “tenere obbligatoriamente 5 italiani in campo a squadra” e dove sarebbero? Dove li andiamo a prendere? L’Italia ha fallito e queste cose le diciamo inascoltati dal 2010. Non è un tema di stranieri, è un tema di business che è l’unica cosa che conta. Lo sport, i valori e quanto di buono può produrre passano in terzo piano.
Ieri sera il Direttore di SkySport, Federico Ferri ha detto una cosa che non sta in piedi: “Irlanda e Bosnia da noi starebbero in serie C o B”. Caro direttore, ci sopravvaluti. Io sono sicuro che la Bosnia porterebbe tranquillamente attestarsi tra l’ottavo ed il dodicesimo posto in Serie A e l’Irlanda del Nord riuscirebbe anche a salvarsi in Serie A.

