Parlando alla stampa, in occasione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, la premier Giorgia Meloni ha annunciato una “mozione per il riconoscimento” a due condizioni: la liberazione degli ostaggi e l’esclusione di Hamas da qualsiasi forma di governo nella Striscia.
Le proteste in Italia hanno dimostrato l’intensità del sentimento pubblico contro la guerra di Israele a Gaza. La posizione del governo sulla questione è progressivamente cambiata, fino all’annuncio della mozione per il riconoscimento
L’apertura al riconoscimento dello Stato di Palestina segna una svolta nella posizione del governo italiano sul tema.
Le opposizioni parlano di espediente, in particolare all’indomani delle manifestazioni che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone a sostegno della Palestina.
Lunedì si è tenuto lo sciopero generale nazionale che ha mobilitato circa 500.000 persone, in risposta a quello che i manifestanti definiscono “il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, il blocco degli aiuti umanitari da parte dell’esercito israeliano e le minacce contro la missione internazionale Global Sumud Flotilla”, recita un comunicato dell’Usb (Unione sindacale di base).
Secondo un sondaggio condotto da Only Numbers, il 40,6 per cento degli italiani è favorevole al riconoscimento di uno Stato palestinese pienamente sovrano, la scelta più popolare tra le opzioni presentate. Il 21,9 per cento invece preferisce un’amministrazione internazionale transitoria.
Tra le richieste principali del movimento – spesso chiamato “Movimento pro-Pal” – vi sono il riconoscimento dello Stato Palestinese, esercitare pressioni su Israele per fermare la guerra e ottenere un divieto all’esportazione dall’Italia di armi e componenti militari verso Israele.
Secondo Lorenzo Pregliasco, co-fondatore di YouTrend, l’inizio del 2025 ha segnato una svolta nell’orientamento dell’opinione pubblica italiana. Anche elettori di partiti tradizionalmente vicini a Israele, come Fratelli d’Italia o Forza Italia, hanno cominciato a criticare le politiche israeliane.
Pregliasco attribuisce questo spostamento all’ampia copertura mediatica della guerra, che ha mostrato la sofferenza umanitaria nella Striscia di Gaza, coinvolgendo anche persone che prima non si interessavano alla questione.

