Massimo Pulini riaccende il Barocco a Palazzo Chigi: Elisabetta Sirani torna al centro della ricerca

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La conferenza che inaugura la ripresa del programma Dipinti inediti del Barocco italiano a Palazzo Chigi in Ariccia non nasce come evento, ma come necessità critica. Venerdì 19 dicembre, alle ore 17.00, la presentazione degli Apostoli di Elisabetta Sirani segna il ritorno a una pratica di studio che privilegia l’opera, il suo statuto e il suo tempo, rispetto a ogni forma di spettacolarizzazione.

Non si tratta di introdurre un ciclo pittorico, né di riattivare una consuetudine interrotta, ma di restituire senso a una pittura che chiede di essere letta nella sua complessità. In questo contesto, Elisabetta Sirani emerge non come caso esemplare, ma come figura necessaria del Seicento italiano: un’artista che ha pensato la pittura mentre la esercitava, assumendone pienamente le responsabilità formali e morali.

Gli Apostoli appartengono a una stagione di piena coscienza. Le figure non cercano il pathos né l’enfasi narrativa, ma si offrono come presenze concentrate, trattenute, quasi severe. La luce non costruisce l’effetto, ma misura lo spazio; il gesto non dichiara, ma suggerisce. È una pittura che sottrae, che lavora per riduzione, e proprio per questo raggiunge una intensità rara.

Figlia di Giovanni Andrea Sirani, collaboratore di Guido Reni, Elisabetta cresce all’interno di una tradizione rigorosa, ma non vi resta prigioniera. La lezione paterna diventa per lei un punto di partenza, non un confine. La sua pittura non è derivativa, ma selettiva: assume, filtra, rielabora. In un contesto che le impedisce il viaggio e il confronto diretto, riesce tuttavia a mantenere uno sguardo aggiornato e critico sulle esperienze più alte del barocco italiano.

La decisione di firmare le proprie opere va letta come atto di consapevolezza, non di rivendicazione. Così come la fondazione dell’Accademia femminile nella propria casa, primo esempio europeo di scuola di pittura riservata alle donne, non è gesto polemico, ma costruzione di uno spazio alternativo di formazione e trasmissione del sapere artistico.

Carlo Cesare Malvasia comprese immediatamente la portata di questa esperienza e ne sostenne la diffusione pubblica, pur in un clima cittadino segnato da tensioni e rivalità. La morte improvvisa dell’artista, a soli ventisette anni, interruppe un percorso che appariva ancora in fase di consolidamento, ma non ne cancellò la forza. Al contrario, ne rese più evidente la necessità storica.

Riprendere oggi il programma Dipinti inediti del Barocco italiano a Palazzo Chigi, dopo l’interruzione seguita alla scomparsa di Ferdinando Peretti, significa riaffermare una pratica di studio fondata sulla durata e sulla responsabilità critica. La continuità garantita da Matteo Peretti consente di mantenere viva una linea che privilegia il tempo lungo della ricerca rispetto alla contingenza dell’evento.

In questo senso, la conferenza non rappresenta un ritorno, ma una permanenza. Non una celebrazione, ma un’occasione di ascolto. Una pittura che non chiede consenso, ma attenzione. E che, proprio per questo, continua a parlare.