Una madre e suo figlio uccisi: questo il drammatico bilancio che ha sconvolto ieri l’intera comunità di Paupisi. Finisce a Ferrazzano la fuga di Salvatore Ocone, sospettato di aver ucciso la moglie Elisa Polcino e il figlio quindicenne Cosimo. Gravissime invece le condizioni della figlia sedicenne, sottoposta nella notte ad un delicato intervento presso il Centro di Pozzilli.
E’ questo dunque il bilancio di una tragedia che ha sconvolto il piccolo comune sannita. L’ennesimo femminicidio e tante domande che forse non troveranno mai una risposta. Salvatore è un uomo tranquillo, tra pochi giorni sarebbe ricorso il 25° anniversario di matrimonio. Una bella casa, tre figli dei quali il maggiore aveva trovato la sua autonomia lontano dalle sue radici. E due ragazzi, Cosimo e Antonia appunto, nel pieno dell’adolescenza. Con i loro dubbi e le tempeste di quell’età. E poi una madre. Descritta come una donna gentile, dedita alla casa, alla famiglia. A quelle certezze costruite con sacrificio.
Una coppia come tante. Le voci si moltiplicano. Sembra che l’uomo avesse attraversato il mare nero della depressione, ma ne era uscito si dice. Sembra che vi fossero state liti e contrasti. E invece no, tutto sembrava “tranquillo”, solo pochi giorni prima ad una festa i due erano apparsi uniti. E invece no, quella “calma” forse era solo pantomima. Perchè l’umana comprensione non può comprendere. Perchè qualcosa di terribile deve essere esploso nella mente dell’uomo.
Secondo le prime ricostruzioni e la confessione resa dopo un lungo interrogatorio, l’uomo avrebbe prima aggredito Elisa nel sonno e poi i due figli minorenni. Utilizzando a quanto sembra una pietra. Qualcosa che “normalmente” non si ha a portata di mano. Una follia lucida, spietata. Ad insospettirsi la nonna dei ragazzi, che vive al piano terra della stessa villetta. Salvatore porta i figli in macchina e fugge. Sarà poi intercettato a Ferrazzano, un luogo che evoca ancora terribili spettri, quello dove Angelo Izzo tornò ad uccidere dopo la strage del Circeo.
Meno di 70 km e troppe ore da quando sono scattate le ricerche, durante le quali non sappiamo che cosa sia accaduto. Forse neppure si può immaginare l’orrore vissuto da due innocenti: i figli appunto. La Comunità di Paupisi si stringe incredula, scioccata intorno ai familiari.
A una madre e ad un ragazzo di 15 anni uccisi senza un perchè.
A una madre costretta a sopravvivere ad una figlia.
E a un’altra, che si chiederà cosa non ha visto, dove ha sbagliato.
Quella di oggi è forse la sconfitta di tutti noi. Non è soltanto l’ennesimo femminicidio. E’ il fallimento di una società troppo spesso cieca davanti alle debolezze e alle fragilità umane. Figlia probabilmente di una mentalità patriarcale che ancora vive ed è vegeta. Frenetica nel rincorrere ciò che un tempo era superfluo e oggi è divenuto indispensabile. La cronaca seguita a raccontarci di menti che smarriscono la via della ragione, persino di quell’amore inviolabile quale dovrebbe essere quello per un figlio. E di donne lasciate in quei silenzi che continuano ad uccidere. Rimane il dolore, lo sgomento. E una domanda devastante: questa ennesima tragedia poteva essere evitata?
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