Secondo quanto riportato da giornali autorevoli come Open, il Governo avrebbe preparato un piano per il Lockdown energetico. Un piano di razionamento che entrerebbe in vigore a maggio e che prevederebbe l’ampio utilizzo dello smart working almeno per il settore pubblico.
L’ombra di un vero e proprio lockdown energetico in Italia si farebbe sempre più concreta. A causa dell’escalation internazionale e della mancata riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per gli approvvigionamenti globali, il Governo Meloni si preparerebbe a varare un piano di emergenza senza precedenti. Le riserve di energia del nostro Paese non sarebbero sufficienti a garantire la normale copertura per i prossimi mesi, il che spingerebbe l’esecutivo a studiare interventi drastici già a partire dal mese di maggio.
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto non userebbe mezzi termini, confermando che il razionamento del gas sarebbe “ciò che si temerebbe“. Ma cosa cambierebbe concretamente nella vita quotidiana dei cittadini, in particolare nelle nostre città del Centro e del Sud Italia?
Le nuove regole per condizionatori e riscaldamenti
La prima linea di intervento per scongiurare il peggio riguarderebbe la climatizzazione degli ambienti, sia pubblici che privati. Il piano di razionamento prevederebbe in estate di alzare le temperature dei condizionatori di un grado rispetto agli standard abituali, o in alternativa di imporne lo spegnimento anticipato di un’ora al giorno.
Una misura speculare sarebbe già sul tavolo per l’inverno, quando si chiederebbe di abbassare di un grado la potenza dei termosifoni. Secondo le stime governative, questa semplice stretta potrebbe far risparmiare al Paese tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas.
Smart working e targhe alterne: cambierebbe la mobilità
Per alleggerire il carico sui trasporti e ridurre i consumi legati agli spostamenti, il Governo punterebbe forte sullo smart working. Attualmente, i dipendenti di molti ministeri godrebbero di margini ridotti per il lavoro agile, ma il ricorso al lavoro a distanza potrebbe essere ampliato rapidamente per tutta la Pubblica Amministrazione e fortemente incentivato nel settore privato.
In parallelo, le città potrebbero veder tornare in vigore un grande classico delle crisi energetiche del passato: le targhe alterne, un’ipotesi allo studio per abbattere i consumi di carburante nei grandi centri urbani, da Napoli a Roma, fino a Bari e Palermo.
L’allarme per l’industria
Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbe anche il taglio dell’illuminazione pubblica. Edifici storici, piazze e monumenti potrebbero restare al buio durante la notte, una misura dal forte impatto simbolico oltre che pratico, che modificherebbe radicalmente il volto turistico delle nostre piazze.
A preoccupare maggiormente, però, sarebbe la possibile rimodulazione dell’attività per le industrie energivore (come i settori dell’acciaio e della meccanica). Il rischio di rallentare un tessuto produttivo già provato dall’inflazione sarebbe alto. Il ministro Crosetto avrebbe ribadito la necessità di una risposta comunitaria: “I margini di manovra sarebbero inevitabilmente limitati, soprattutto qualora non si agisse tutti insieme. L’Europa dovrebbe capirlo”. La palla passerebbe ora al Parlamento, dove a breve la Premier fornirebbe le coordinate precise di quella che si preannuncerebbe come una lunga estate di austerità.

