La conferenza al Senato sulle implicazioni etiche della rivoluzione digitale
“L’algoritmo della vita, etica ed intelligenza artificiale” è stato il tema dell’interessante incontro, promosso dall’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili e Isole minori” e l’Università popolare Cattolica “Montemurro-D’Ippolito”, che nella serata di giovedì scorso 11 dicembre si è svolto a Roma, presso il Senato della Repubblica, nella prestigiosa Aula di Commissione a Palazzo Carpegna.
L’evento, che si inserisce tra le iniziative culturali della Università Popolare Cattolica “Montemurro-D’Ippolito”, ha ricevuto il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale, della Città metropolitana di Roma Capitale, del Consiglio Regionale del Lazio, della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (C.N.U.P.I.)e della Pontificia Accademia per la Vita.

L’incontro, moderato dal giornalista Luca Antonio Pepe, è iniziato alle ore 17,00 con i saluti istituzionali del Senatore Orfeo Mazzella (Vice-presidente della Commissione Affari Sociali del Senato) e dell’On.le Alessandro Caramiello (Presidente Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud”), collegato da remoto, che – da legislatori – hanno voluto comunque svolgere un’attenta riflessione sulle conseguenze di un’intelligenza artificiale incontrollata e senza una governance, ricordando che si tratta pur sempre di una tecnologia creata dall’uomo.

Ad introdurre i lavori della conferenza, è stato il Prof. Ciro Romano (Magnifico Rettore dell’Università popolare Cattolica “Montemurro-D’Ippolito”), che ha spiegato ai numerosi presenti in Aula il significato dell’iniziativa culturale promossa dalla sua Università, particolarmente sensibile ai temi dell’etica legati alla rivoluzione digitale in atto, determinata dai sistemi di intelligenza artificiale.
La lectio magistralis di SER Monsignor Vincenzo Paglia
La parola è, quindi, passata a S.E.R. Monsignor Vincenzo Paglia (Arcivescovo- Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita), con una sapiente lectio magistralis sull’ ”algoritmo della vita, etica ed intelligenza artificiale”, che poi è anche il titolo del suo libro.
Monsignor Paglia ha ricordato come la Chiesa sia oggi chiamata a rispondere a un bisogno crescente di una direzione spirituale per orientarsi tra dati e informazioni sempre nuovi, tanto che già nel 2020, con la firma del documento Rome Call for A.I. Ethics , la Pontificia Accademia per la Vita, insieme a FAO, IBM, Microsoft e al Ministero dell’Innovazione, si è data come missione la promozione di un approccio etico all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Un impegno – ha sottolineato l’alto prelato – per porre l’AI al servizio dell’uomo, e non il contrario, imparando a conoscere le molteplici applicazioni di queste nuove tecnologie, è infatti possibile sfruttarle per il bene dell’umanità: “lo scopo dell’AI non deve essere quello di favorire lo strapotere degli strumenti di oppressione – dagli armamenti alle varie forme di controllo e sorveglianza -, ma quello, più utile e redditizio, di rendere accessibili aree di sviluppo e progresso finora inesplorate”.
Del resto, nel suo libro, Monsignor Vincenzo Paglia, riportando anche le parole di Papa Francesco, accompagna il lettore alla scoperta dei passi fatti e di quelli da compiere verso un domani in cui l’intelligenza artificiale, applicata eticamente, possa davvero avere un impatto positivo sulla vita delle persone, fino a contribuire al raggiungimento di una pace universale.
Paglia ha, infine, rimarcato il fatto di non dover temere questa nuova e formidabile tecnologia, che è creata pur sempre dall’uomo e da questi deve essere sempre governata: ”bisogna fare in modo che l’intelligenza artificiale non domini l’uomo, ma sia posta al suo servizio”. Per scongiurare il rischio di una vera e propria algocrazia occorre rimettere l’uomo al centro del mondo, con piena responsabilità e consapevolezza, per la nascita di un nuovo “Umanesimo”.
Le relazioni degli esperti
Dopo la lectio magistralis di S.E.R. Monsignor Vincenzo Paglia, sono seguite le relazioni conclusive di Mauro Alvisi (accademico pontificio e Prorettore dell’Università di Ginevra) e di Giovanni Barretta (economista e presidente del Comitato tecnico dell’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili e Isole minori”).

Nel suo apprezzato intervento, il Prof. Mauro Alvisi ha evidenziato l’importanza, cioè il contrappeso che ha l’intelligenza collettiva cooperante e l’intelligenza sociale nel riempire il vuoto che l’intelligenza artificiale, in assenza di una coscienza collettiva, possa generare. L’intelligenza sociale – secondo l’accademico pontificio – crea la consapevolezza di poter lavorare per i beni collettivi più importanti, di cui la pace è sicuramente il primario, e da qui gli altri, come la cultura, la democrazia, la libertà, l’ambiente, che poi attivano il principio della “concuranza”, che non è altro che l’intelligenza sociale.
Le conclusioni della giornata sono state affidate all’economista Giovanni Barretta, che, ha posto l’accento sull’assoluta necessità di dover governare il fenomeno ed i processi determinati dalla rivoluzione digitale in corso, soffermandosi ad illustrare il quadro normativo definito dall’AI Act Europeo (Regolamento europeo UE 2024/1689 AI Act), entrato in vigore il 1° agosto 2024, e dalla Legge n. 132/2025, che rappresenta il primo intervento normativo nazionale organico sull’AI in Italia, entrata in vigore il 10 ottobre 2025. L’intelligenza artificiale – ha aggiunto l’economista campano – ha aperto il grande dibattito attorno al rapporto tra lavoro, reddito e tecnologia; elementi determinanti nella struttura ed organizzazione sociale, declinati – tuttavia – con paradigmi assolutamente diversi rispetto al recente passato: “Rispetto a queste nuove sfide, i governi dovranno compiere, inevitabilmente, delle scelte di campo, che incideranno profondamente sul modo stesso di organizzare la convivenza sociale, garantendo pace e benessere. Infatti, una volta assodato che per produrre sarà richiesto sempre meno l’intervento umano, è legittimo chiedersi dove andrà a finire la remunerazione finora spettata ai lavoratori”.
Le possibilità che si intravedono, ha detto Giovanni Barretta, sono sostanzialmente due: uno scenario di crescente iniquità sociale e distributiva, in cui il profitto aggiuntivo generato dall’AI vada retrocesso tutto all’imprenditore; un secondo scenario (maggiormente auspicabile), di eguaglianza sociale, in cui tale profitto aggiuntivo venga distribuito in modo da contribuire al finanziamento di un reddito base universale. Si impongono, quindi, nuovi paradigmi, che richiedono riflessioni importanti, anche di natura etica, che incidono nella sfera personale di ciascuno ed in quella più generale della vita sociale e sarà, quindi, compito della politica e delle parti sociali quello di costruire modelli organizzativi e di sviluppo adeguati, capaci di creare le condizioni, affinché il processo di innovazione possa essere di più diffusa e vasta partecipazione.
Bisognerebbe utilizzare la stessa intelligenza artificiale per difendersi dall’intelligenza artificiale, ha aggiunto Giovanni Barretta :” Per capirci, come ha ricordato il prof. Mario Caligiuri (pedagogista esperto di AI e di cybersicurezza) qualche giorno fa sulle pagine de “il Mattino”: ” Se è vero che l’algoritmo commerciale indubbiamente incide in quanto orienta consumi e comportamenti, perché non dovrebbe funzionare un algoritmo educativo per promuovere comportamenti più responsabili per la società da parte delle persone ? Un algoritmo che invece di stimolare i consumi accentui il ragionamento, invece di incoraggiare le emozioni faccia riflettere ? “.
E’ una proposta che lascio alla vostra riflessione e, soprattutto alla responsabilità di chi governa, poiché le piattaforme digitali non hanno alcun interesse a sviluppare algoritmi che promuovano il libero pensiero. La sfida con l’intelligenza artificiale non sarà tecnologica ma umana”.
Citando, infine, il paper elaborato dalla Consulta Scientifica del “Cortile dei Gentili” nell’ottobre del 2022 dal titolo: “L’Intelligenza Artificiale: distingue frequenter. Come giungere a una comunanza etica nella società del pluralismo“, Barretta ha sottolineato la necessità di analizzare bene il fenomeno, soppesando al contempo rischi e opportunità: “Per respingere il rischio di una deriva tecnocratica, come molti paventano, occorrerebbe definire regole giuridiche vincolanti che trovino fondamento nei valori costituzionali dei Paesi liberaldemocratici, governando i processi, declinandoli secondo i principi della dignità umana”.
La conclusione dei lavori
Quello che è venuto fuori dall’importante conferenza di Roma, organizzata magistralmente dall’On.le Alessandro Caramiello, Presidente dell’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud”, e dal Prof. Ciro Romano, Rettore dell’Università Popolare Cattolica “Montemurro-D’Ippolito”, è che, nell’ottica di creare una governance pubblica del fenomeno, non possiamo – comunque – compiere l’errore di creare un sistema di norme che blocchino, pregiudizialmente, la rivoluzione tecnologica in atto; non si possono, infatti, ignorare gli importanti benefici dell’AI nel miglioramento delle nostre stesse prospettive di vita. La dimensione esclusivamente, giuridica, è – infatti – largamente insufficiente, lasciando – quindi – spazio allo scrutinio etico del fenomeno.

Come osservatori attenti del fenomeno, vogliamo ricordare che il nuovo Papa Leone XIV ha ripreso, da subito, con ancora più slancio e senza paura il tema, spiegando, all’atto della sua investitura, di aver scelto il suo nome da Pontefice, principalmente, perché nel 1891: “Leone XIII, infatti, con la storica enciclica “Rerum Novarum” affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande Rivoluzione Industriale. E oggi, la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di sua dottrina sociale per rispondere ad un’altra Rivoluzione Industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.
Poche parole, che ci sembrano assolutamente chiare per spiegare, probabilmente, quali saranno le linee ispiratrici del suo pontificato: l’affermazione del primato della dottrina sociale, per rimettere l’Uomo al centro del mondo, raccogliendo – senza paure di sorta – la nuova sfida lanciata dagli sviluppi dell’intelligenza artificiale.
Gli illustri relatori della conferenza romana in Senato, si sono trovati d’accordo nel riconoscere che, in ogni caso, non si possa fermare una rivoluzione copernicana come quella in atto. Occorre, però, sapientemente governarla.
Il Senatore Orfeo Mazzella, intervenuto per chiudere i lavori dell’incontro e salutare i partecipanti, ha voluto sottolineare come non ci saranno timori ingiustificati verso l’AI, se si riuscirà, davvero, a regolamentare e guidare da subito il sistema, con tutte le sue molteplici applicazioni, con equilibrio e lungimiranza, preservando etica, sicurezza, trasparenza, equità, responsabilità e, soprattutto, l’Uomo.

