La prima giornata di Tokyo: Battocletti e Palmisano argento, Fabbri bronzo

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Tre medaglie in un giorno, come mai era accaduto. Una marciatrice che non smette di sorprendere, un gigante del peso che si conferma tra i grandi, una mezzofondista che corre leggera verso la storia. Forse non c’è mai stata un’epoca così luminosa per l’atletica azzurra.

Non splende il sole nel cielo afoso di Tokyo, ma ci pensa la squadra italiana a inondare di luce lo Stadio Nazionale. La mattina si apre con l’argento di Antonella Palmisano, che apre letteralmente la strada al medagliere azzurro con una prestazione di cuore e resistenza. Iconico l’abbraccio con l’amica-rivale Maria Perez, dominatrice in 2h39:01, che l’ha aspettata al traguardo dopo aver salutato il pubblico con un inchino. Per l’azzurra è 2h42:24, crampi al 23° chilometro e la forza di non mollare fino alla fine, mentre l’ecuadoriana Paula Milena Torres chiude il podio in 2h42:44. È la terza medaglia mondiale della carriera per “Nelly”, già oro olimpico proprio qui a Tokyo. «Ho pensato più volte di fermarmi – ha raccontato – ma non poteva finire come a Parigi».

Credit/Provider: Mattia Ozbot for World Athletics

Dalle strade alla pedana: Leonardo Fabbri entra in gara con uno sguardo diverso, più maturo, finalmente capace di reggere la pressione e trasformarla in energia. Dopo la qualificazione senza sbavature, mette subito le cose in chiaro: 21,94 che lo porta sul podio mondiale per la seconda edizione consecutiva. Il bronzo è suo, in una gara che sembra scritta per Crouser, oro con 22,34, terzo titolo di fila, ma che regala la sorpresa di Munoz, messicano da 21,97 che brucia Fabbri solo all’ultimo lancio. L’azzurro non trema, non sbaglia, non si lascia trascinare dalle ossessioni del passato. Questo mondiale segna probabilmente l’inizio di un nuovo capitolo della sua carriera: è il Fabbri che l’Italia aspettava.

E quando il sole cala sullo stadio, ecco la regina della serata: Nadia Battocletti. I suoi 10.000 metri sono un romanzo di lucidità e coraggio. Sa che le avversarie proveranno a logorarla, sa che Beatrice Chebet è la più forte, ma lei non perde mai la concentrazione. Resta incollata al gruppo, respinge gli attacchi e quando la volata esplode è lì, a un soffio dalla keniana campionessa olimpica e primatista mondiale. Argento in 30:38.23, nuovo record italiano, dietro solo al 30:37.61 di Beatrice Chebet, con l’etiope Gudaf Tsegay terza in 30:39.65. L’argento brilla quasi come l’oro, perché Nadia conferma di essere una delle grandi del mezzofondo mondiale, capace di accendere lo stadio con l’ultimo giro che resta nella memoria.

In pista la velocità parla al ritmo di Zaynab Dosso e Marcel Jacobs.  L’azzurra vola sui 100 metri in 11.10 (-0.1), vince la batteria e avanza in semifinale con un piglio da leader: partenza lenta ma finale sciolto. Bastano due dettagli ancora da limare e lo spazio per la finale c’è. Marcel Jacobs rivede la pista che lo aveva consacrato re a Tokyo 2021. Terzo in batteria in 10.20 (-0.6), si prende il pass per la semifinale. Si dichiara poco soddisfatto nonostante la qualificazione, non è ancora il Jacobs scintillante che conosciamo, ma la strada verso la finale è aperta.

Il mezzofondo regala altre gioie con Gaia Sabbatini e Marta Zenoni: la prima, glaciale al rientro da un infortunio, controlla e passa in 4:04.93, correndo tutta la gara in modo tattico; la seconda, si lancia con grandi falcate dietro a Faith Kipyegon e timbra il pass in 4:02.77, confermando il suo stato di grazia. Più amara la sorte di Ludovica Cavalli, ostacolata da un contatto nell’ultimo giro perde il ritmo di gara e arriva dodicesima in 4:09.91.

Ancora da metabolizzare l’eclusione di Larissa Iapichino che era invece tra le favorite per la medaglia: i suoi 6,56 (+0.6) non bastano per entrare tra le dodici finaliste. Da sempre atleta lucida, rinomata per la sua capacità di rimanere concentrata anche nelle competizioni più importanti, non è riuscita a trovare la misura. Restare fuori per quattro centimetri brucia, soprattutto dopo una stagione che l’aveva vista protagonista ovunque.

Poco agguerrita la saffetta 4×400 mista in un contesto mondiale aggressivo. Scotti, Polinari, Aceti e Mangione, si qualificano con 3:11.20, miglior tempo di recupero. Non reggono la gara decisiva; Sito al posto di Scotti ed una finale che li vede chiudere in 3:15.82. Una settima posizione portata a casa senza troppa convinzione. Ma li aspettiamo nelle gare individuali.

La prima giornata si chiude quindi con 3 podi azzurri e varie qualificazioni. È l’alba di un Mondiale che sa di rinascita, di un’Italia che non si accontenta più di esserci ma vuole restare sul podio.

contributo esterno