Il giorno 25 aprile del 1945, le forze partigiane liberarono la città di Milano dall’occupazione nazi-fascista. Fu la prima città del Nord Italia occupato a liberarsi da sola, a ruota seguirono Torino, Venezia e Genova. Gli eserciti statunitense e britannico giunsero pochi giorni più tardi. Il mito del 25 aprile ha una forte origine, molto contestata.
Una nota frase attribuita a Winston Churchill recita: “In Italia fino al 25 luglio c’erano 45 milioni di fascisti; dal giorno dopo, 45 milioni di antifascisti. Ma non mi risulta che l’Italia abbia 90 milioni di abitanti”.
Tralasciando l’autorevolezza internazionale del vecchio Winston, che tutto dovrebbe essere tranne che valutato positivamente dagli italiani, è innegabile che alcune sue dissertazioni abbiano un fondo di verità ma una forte carica di superbia.
Scegliere di aprire il 25 aprile con una frase di Churchill è abbastanza paradossale, dato che l’ex capo dell’ammiragliato britannico durante gli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale si era espresso con parole lusinghiere nei confronti di Mussolini e del regime da lui imposto. Rende bene, però, la schizofrenia che attraversò l’Europa dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (più correttamente Grande Guerra) ed anche il vero sentimento degli stati nazionali.
Il 25 aprile tra antifascismo e liberazione: un’intesa impossibile
Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui culminarono gli sforzi degli italiani che si rivoltarono contro la potenza di occupazione tedesca aiutando l’avanzata americana. E’ forse la rappresentazione di uno dei giorni più gloriosi della nostra storia recente, ma è un errore madornale credere che l’Italia intera lottasse contro il Fascismo.
Beninteso, gli antifascisti c’erano eccome, così come i comunisti ed i socialisti. Nell’esercito di liberazione, che convenzionalmente chiamiamo partigiano c’erano però anche persone che fino all’anno precedente erano stati fascisti. Gli stessi gerarchi del regime si rivoltarono contro Mussolini e con la mozione Grandi nel luglio del 1943 rimossero il Duce da capo dell’esercito restituendo il mandato a Vittorio Emanuele III che poi fece arrestare il dittatore. Il successivo capo del governo, Pietro Badoglio, trattò l’armistizio con gli alleati che fu ufficializzato l’8 settembre 1943. Peccato che quel Governo fosse praticamente disarmato, ed infatti proprio quel settembre, su spinta tedesca, nacque la RSI (la Repubblica Sociale Italiana) che conosciamo come Repubblica di Salò che proseguì la guerra contro gli alleati e collaborò con i tedeschi.
Contestualmente i tedeschi, che erano già in Italia e li avevamo invitati noi ad aiutarci contro gli alleati, iniziarono due guerre: quella esterna contro i nemici che avanzavano dalla Sicilia e che proprio a fine settembre presero anche Napoli (che aiutò l’avanzata con l’insurrezione di 4 giorni) e quella interna contro i nemici del regime fascista.
A dare forza all’antifascismo fu, sostanzialmente, anche l’intervento tedesco negli affari interni italiani. Le ss parteciparono alla repressione brutale del dissenso e dei partigiani, aumentarono le deportazioni e le esecuzioni sommarie e l’aria si faceva irrespirabile da Roma in su a causa dei bombardamenti alleati. L’Italia era sprofondata in una guerra civile.
Il 25 aprile è la festa di tutti: ma il Presidente del Senato sbaglia ed è inopportuno
Giusto ieri, il Presidente del Senato, seconda carica di uno Stato per definizione antifascista, ha dichiarato di voler celebrare il 25 aprile anche commemorando i caduti della Repubblica Sociale Italiana. E’ un messaggio quanto meno controverso, non solo per la sostanza ma anche per la forma. Se è infatti vero quanto scritto in precedenza, non si può celebrare chi collaborò con i tedeschi sopprimendo coloro che li combattevano. E’ una contraddizione in termini, e non c’è nemmeno bisogno di ribadire gli orrori compiuti da quello Stato fantoccio e parallelo che prendeva ordini dal Terzo Reich tedesco.
La Russa sbaglia doppiamente, facendo un torto perfino ai fascisti, che pensa di difendere, e che caddero combattendo i tedeschi e lo stesso regime a cui erano fedeli e che tradì gli italiani. Il detentore della seconda carica dello stato non è nuovo a dichiarazioni di questo tipo quando si parla di Fascismo, la più eclatante negli ultimi anni fu sicuramente quella dell’attentato di via Rasella. Churchill purtroppo sbagliava: i fascisti esistevano allora ed esistono ancora adesso, ma molti sono inconsapevoli anche del loro stesso passato.
Il 25 aprile dev’essere di tutti anche per questo motivo. Il popolo italiano ha bisogno di capirlo e nuovamente riunirsi facendo pace con la propria storia.

