La cultura del “Copia e Incolla”: tra sprechi e malagestione lo sviluppo del Sud Italia è frenato

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Gli anni ’90 e tutto il primo ventennio del 2000 si sono contraddistinti in Italia per un processo tecnico e culturale in cui il concetto di “copia e incolla” è diventato la prassi.

Un modus operandi che ha reso ingestibili e standardizzati diversi processi tecnici, politici, sociali ed economici, impoverendo le identità locali e generando inefficienze croniche.

Con l’avvento di software di progettazione come Autocad, è diventato fin troppo semplice per ingegneri, architetti e geometri replicare progetti di qualsiasi complessità. Questa banalizzazione della professione ha portato alla proliferazione di capannoni identici, palazzi fotocopia e opere pubbliche seriali, partorite da una singola matrice e replicate all’infinito. Anche la parte economica e la valutazione dei costi hanno subìto la stessa sorte, affidate a software di stima standardizzati e a collaboratori a cui spesso viene delegato l’intero processo. Il risultato di questa mancanza di visione e di controllo sul territorio è sotto gli occhi di tutti.

Il paradosso della Pista Ciclabile Salerno-Agropoli

L’esempio più lampante di questa superficialità progettuale per i cittadini della provincia di Salerno e della zona Sud è la storica pista ciclabile che avrebbe dovuto collegare Salerno ad Agropoli. Un’opera ampiamente finanziata e realizzata, ma che oggi giace in uno stato di totale abbandono e semidistruzione.

Analizzando le cause di questo spreco di denaro pubblico, emerge un errore di misurazione tanto banale quanto letale: la carreggiata è troppo stretta. Due biciclette che procedono in senso opposto rischiano di toccarsi, rendendo il percorso di fatto inutilizzabile e pericoloso.

Ma all’errore tecnico si aggiunge una grave mancanza di “resilienza politica”. Di fronte al palese difetto di progettazione, le amministrazioni non sono state in grado di convertire l’infrastruttura a beneficio dei cittadini, ad esempio trasformandola in un percorso pedonale. Una soluzione del genere avrebbe garantito la fruibilità dell’opera ai tantissimi podisti locali. Si è preferito, invece, l’abbandono, mascherando dietro questa scelta una totale incapacità olistica di problem solving. E, come purtroppo spesso accade in queste vicende, nessuno ha mai pagato per un errore così grossolano.

Politica “Copia e Incolla”: l’occasione mancata dei Parchi e della filiera della selvaggina

Il problema del “copia e incolla” non si limita ai meri progetti architettonici, ma infesta anche le metodologie della politica e dell’amministrazione pubblica. Un esempio emblematico riguarda la gestione del settore agroalimentare legato alla caccia e alle aree protette.

Nessun amministratore o ente Parco ha mai concepito la filiera della selvaggina come un’opportunità di sviluppo economico per il territorio. Al contrario, il settore è stato ingabbiato in norme assurde e di difficile applicazione. Non si parla, ovviamente, di bracconaggio o caccia indiscriminata, ma della gestione venatoria nelle aree interne. Questa attività, ben lontana dall’essere un semplice “sport”, rappresenta una difesa vitale per allevamenti, vigneti, oliveti e giardini locali. Una gestione intelligente potrebbe trasformare il problema in una risorsa, immettendo sul mercato carni di altissima qualità, in netta controtendenza rispetto a quelle provenienti dagli allevamenti intensivi o ai prodotti sintetizzati.

Tuttavia, se la transizione verso questa nuova filiera venisse affidata alle stesse dirigenze che hanno gestito i Parchi nell’ultimo ventennio, il fallimento sarebbe assicurato.

Il divario con il Nord e la responsabilità delle urne

I dati sulla gestione amministrativa sono impietosi: i parchi campani e le comunità montane finiscono sistematicamente per rimandare indietro tra il 70% e l’80% dei fondi europei e nazionali disponibili. Risorse inestimabili che dovrebbero generare ricchezza, lavoro e progresso, e che invece vengono sprecate a causa di incapacità progettuale e burocratica.

Dopo trent’anni di immobilismo, è imperativo un radicale cambio di rotta. Il sistema basato su nomine politiche e consulenze distribuite a pioggia ha dimostrato, fatti alla mano, la sua totale inefficacia. Quando guardiamo oltre la Linea Gotica, vediamo un Nord Italia capace di intercettare e sfruttare ogni singola risorsa per valorizzare il proprio territorio.

La domanda sorge spontanea: perché da noi questo non accade? La risposta, cruda ma realista, non va cercata in fatalismi o complotti esterni. La causa principale di questa disparità e della persistenza di una classe dirigente inadeguata risiede sempre e solo in un luogo: la cabina elettorale.