Italia, le spese militari rischiano di superare quelle in istruzione. Nel contesto europeo, l’Italia rischia di diventare l’unica grande economia ad investire più risorse nella difesa che nell’istruzione, se dovesse rispettare i nuovi obiettivi NATO fissati al 5 % del PIL entro il 2035.
L’istruzione italiana nel contesto europeo
Questa previsione si basa sui più recenti dati Eurostat, che fotografano la spesa pubblica per la scuola nel 2022. A livello europeo, il settore dell’istruzione ha assorbito complessivamente 753 miliardi di euro. L’Italia, terza per spesa totale dopo Germania e Francia, ha destinato circa 81 miliardi. Tuttavia, il rapporto tra spesa per l’istruzione e PIL nazionale resta basso: solo il 4,1 %, meno di Spagna (4,9 %), Germania (5,3 %), Paesi Bassi (5,7 %) e Francia (5,8 %).
NATO, 5 % del PIL per la difesa
Lo scorso Giugno, la NATO ha concordato un traguardo ambizioso per la difesa, il 5 % del PIL: il 3,5 % dedicato a forze armate e armamenti e l’1,5 % ad infrastrutture critiche e sicurezza informatica.
Attualmente, la spesa militare italiana riguarda l’1,6 % del PIL, pari a circa 35 miliardi. Per centrare il nuovo target, servirebbe un aumento significativo e graduale di circa 100 miliardi annui. Un impegno finanziario di tale portata aprirebbe a questioni politiche complesse: si parlerebbe di nuove tasse o di tagli ad altri settori come sanità, scuola e servizi sociali.
Un dibattito aperto sul futuro
Alla luce di suddette stime, il dibattito resta aperto: come conciliare l’esigenza di rafforzare la sicurezza nazionale con il diritto ad un’istruzione di qualità? Il rischio, in assenza di un piano di finanziamento sostenibile, è di compromettere ulteriormente un settore già storicamente sottofinanziato in Italia, con possibili conseguenze per lo sviluppo economico e sociale delle future generazioni.
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