Successo dell’Italia a Bergamo nel Mondiale per nazioni di enduro

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Le Valli Bergamasche  hanno ospitato le “Olimpiadi della Moto”: oltre 600 piloti da tutto il mondo per la 6 Giorni Internazionale di Enduro

di Michela Macalli

Dal 24 al 29 agosto le Valli Bergamasche sono state il cuore pulsante dell’enduro mondiale.

Più di 600 piloti provenienti da oltre 30 nazioni e 6 continenti si sono dati battaglia nella competizione più prestigiosa del motociclismo fuoristrada: la Sei Giorni Internazionale di Enduro (ISDE), soprannominata le “Olimpiadi della Moto”.

Un evento epico, sei giorni di gara, un solo spirito: resistenza, passione, abilità.

Tra le montagne della Val Seriana, Valcalepio, Val Cavallina, Val Borlezza e la pianura interna bergamasca, si sono affrontati i più grandi nomi dell’enduro internazionale, accanto a talentuosi amatori e club storici. Un’esperienza che ha portato sotto i riflettori non solo i campioni, ma anche il territorio, con le sue bellezze, la sua accoglienza e il suo straordinario tessuto sociale.

Come presidente della Commissione dedicata allo sviluppo delle aree fragili, sento il dovere di sottolineare il ruolo centrale che queste zone montane hanno avuto in una manifestazione di rilievo globale. Le aree interne, spesso marginalizzate, diventano qui palcoscenico internazionale: vere e proprie protagoniste.

A sinistra: Rocco Lopardo (Vicepresidente FMI e membro Commissione Sport Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud”). A destra: Giovanni Copioli (Presidente FMI). Al centro Michela Macalli (Presidente Commissione Sport Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud”)

E sebbene il motociclismo non faccia (ancora) parte del programma olimpico per via delle restrizioni della Carta Olimpica, si discute sempre più seriamente del futuro inserimento di discipline motoristiche come il trial elettrico indoor. La Sei Giorni, nel frattempo, ne incarna già lo spirito competitivo e internazionale.

Grazie al Motoclub Bergamo, alle istituzioni, agli sponsor e a una rete imponente di volontari, questo evento ha dimostrato che l’Italia, e in particolare queste valli, possono organizzare competizioni di caratura mondiale. L’entusiasmo e l’impegno della popolazione locale hanno lasciato un’impronta indelebile nel cuore dei partecipanti e degli spettatori.

Una nota personale: da donna, non posso non esprimere la mia ammirazione per le atlete in gara. Le statunitensi, vincitrici del Trofeo Femminile, sono riuscite a superare oltre 500 uomini.

nella classifica generale. Una prova straordinaria di forza fisica e mentale: ogni giorno, tre prove cronometrate, trasferimenti su strada e circa sei ore in sella, con ogni condizione atmosferica. Davvero encomiabili.

Le categorie in gara

La competizione si è articolata in più trofei:

  • FIM World Trophy: riservato alle squadre nazionali (4 piloti).
  • FIM Junior World Trophy: per piloti under 23 (3 piloti).
  • FIM MOTOREX Women’s World Trophy: dal 2007, è la gara per squadre femminili (3 piloti).
  • Club Team Award: squadre amatoriali, anche miste, ma appartenenti alla stessa federazione o unione continentale.
  • Manufacturer’s Team Award: riservato alle case costruttrici, con team composti da 3 piloti dello stesso marchio.

Nel Club Team Award delle squadre amatoriali, presente anche l’imprenditore Matteo Zoppas, grande appassionato di enduro, che ha partecipato alla sei giorni a squadre con Alex Salvini e Davide Guarneri.

Matteo Zoppas

Le maglie con i colori delle nazioni, i paddock multilingua, l’adrenalina nelle prove speciali: tutto ha contribuito a rendere unica l’atmosfera della Sei Giorni.

Incontri d’eccezione: le interviste a Thomas Oldrati, Rocco Lopardo e Mattia Cagnoni

Nei paddock ho avuto l’onore di incontrare tre figure per me simboliche di questo mondiale:

  • Thomas Oldrati, pilota ufficiale Honda e poliziotto, esempio di dedizione e talento.
  • Rocco Lopardo, Vicepresidente della Federazione Motociclistica Italiana FMI, membro della XVIII Commissione tecnica.
  • Mattia Cagnoni, 15 anni, Team Delta, VENT 50, fratello minore di Simone Cagnoni già nell’ITALIA TEAM JUNIOR, entrambi della Valle Seriana ospitante.

Eventi come questi rafforzano la convinzione che lo sport può e deve essere volano di sviluppo per le aree fragili, valorizzandone territorio, economia e comunità.

Le Valli Bergamasche hanno vinto la loro sfida: essere al centro del mondo, almeno per sei giorni, con il rombo dei motori come colonna sonora.

Nella foto Michela Macalli tra i due neo campioni del mondo dell’enduro a squadre: a sinistra Manolo Morettini, a destra Samuele Bernardini

Al via Andrea Verona (del Team Italia neo campione del mondo)

L’intervista a Thomas Oldrati

(D.: Michela Macalli):Hai iniziato da giovanissimo, diventando oggi uno dei pilastri dell’enduro mondiale con ben 13 titoli italiani e successi internazionali. Che consiglio daresti ai ragazzi che sognano di avvicinarsi a questo sport? Da dove si comincia davvero?

Michela Macalli

(R.: Thomas Oldrati):“Il mio consiglio sta proprio nella tua domanda, di sognare, sognare in grande e inseguire le proprie passioni sempre e contro tutti. Poi ovviamente per un ragazzino serve l’aiuto e il supporto di una famiglia, perché uno sport come il mio non è sicuramente facilissimo da praticare in autonomia soprattutto per un ragazzo non ancora maggiorenne”.

Thomas Oldrati

(D.: Michela Macalli): L’enduro è uno sport che richiede preparazione fisica, concentrazione e grande forza mentale. Come riesci a mantenere alti questi standard dopo tanti anni di carriera e quali sono, secondo te, i valori più importanti che questo sport insegna ai giovani?

(R.: Thomas Oldrati):“Uso disciplina e passione sempre in questo sport, sono cresciuto con questa mentalità grazie a mio papà e zio enduristi agonisti. L’enduro ma come lo sport in generale a mio parere è una scuola che non deve mancare a nessuno, insegna disciplina, metodo, rispetto …insegna a vincere ma soprattutto insegna ad accettare le sconfitte”.

Chi non ha mai praticato sport si perde qualche valore nella vita.

(D.: Michela Macalli):Thomas, sei stato protagonista di una carriera straordinaria, e oggi rappresenti un punto di riferimento per tutto il movimento. Guardando al tuo futuro, come immagini il tuo post carriera? E secondo te, cosa potrebbero fare in più le istituzioni – sportive e pubbliche – per accompagnare i piloti in questa delicata transizione verso il “dopo gara”?

(R.: Thomas Oldrati):“Il mio futuro è già un po’ avviato possiamo dire, con Matteo Boffelli (team manager Honda enduro) siamo in società con la struttura; quindi, gestisco un po’ la parte tecnica sulle moto come test e scelte del materiale, i piloti della Team in allenamento e nelle gare nel campionato del mondo. Per ora resto in attività come atleta facendo parte del gruppo sportivo delle fiamme oro, partecipando al campionato italiano, alla CGIORNI e qualche gara internazionale. Ammetto che finita la carriera mi piacerebbe restare nel gruppo sportivo e diventare tecnico. A fine carriera è sempre un problema per noi piloti, avere un aiuto per un lavoro, un post carriera per garantire alle famiglie degli atleti dopo anni di sacrificio, serenità economica lavorando, sicuro sarebbe un ottimo aiuto. Parlo di atleti mondiali, arrivati a un livello globale per anni, con dedizione, passione e infortuni, aiutati da sponsors per i costi durante la carriera ma alla fine prevedere un aiuto occupazionale sarebbe importante“.

Thomas Oldrati in gara
Thomas Oldrati con Michela Macalli

L’intervista a Rocco Lopardo

(D.: Michela Macalli): Vicepresidente Lopardo, l’Italia ha trionfato sia nella categoria Senior che Junior in questa 999 edizione della 6DAYS Internazionale: quanto pesa questo risultato per il motociclismo nazionale e cosa rappresenta in termini di visibilità e prestigio per il nostro Paese? Le istituzioni con questo prestigioso titolo a tuo avviso saranno più vicine alle due ruote.

(R.: Rocco Lopardo): “Questo risultato è straordinario e ha un peso enorme per il motociclismo nazionale. Non si tratta solo di una vittoria sportiva, ma di un riconoscimento al lavoro capillare che viene svolto ogni giorno nei territori. Senza il tessuto regionale, non ci sarebbe la Maglia Azzurra che oggi festeggiamo sul gradino più alto del podio. La vittoria alla Six Days, sia nella categoria Senior che Junior, è il frutto di un sistema che funziona. È una vetrina internazionale che proietta l’Italia tra le Nazioni leader del motociclismo fuoristrada. Il prestigio che ne deriva è immenso: non solo sportivo, ma anche culturale e turistico, perché eventi come questi portano visibilità ai territori che li ospitano, come le Valli Bergamasche in questa edizione. Quanto alle istituzioni, credo che questo successo possa essere un punto di svolta. Quando si vince, si accendono i riflettori. E quando i riflettori illuminano il lavoro di centinaia di volontari, le istituzioni non possono che avvicinarsi. È il momento giusto per consolidare il dialogo, per chiedere più spazi, più investimenti e più attenzione. Le due ruote non sono solo sport: sono formazione, inclusione, economia”.

(D.: Michela Macalli): Come membro della Commissione Sviluppo Sud, Isole Minori e Aree Fragili, quanto ritieni strategico investire nello sport motoristico come leva di crescita per i territori interni e montani, proprio come dimostrato in queste Valli Bergamasche?

(R.: Rocco Lopardo): Lo sport motoristico, in particolare l’enduro, rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo per i territori interni e montani. Le Valli Bergamasche lo hanno dimostrato con forza: un evento come la Six Days non è solo una competizione di altissimo livello, ma un volano economico, turistico e sociale per l’intera area. Investire in questo settore significa valorizzare le risorse naturali e creare occasioni di lavoro. Le aree fragili, spesso penalizzate da spopolamento e carenza di infrastrutture, trovano nello sport motoristico una forma di rinascita: si attivano filiere locali, si riqualificano sentieri e percorsi, si attraggono appassionati da tutto il Paese. Come Commissione, riteniamo strategico sostenere queste iniziative con una visione integrata che metta in rete territori, istituzioni e federazioni sportive. Il Sud, le isole minori e le zone montane hanno un potenziale straordinario: lo sport può essere il linguaggio comune per farle crescere”

L’intervista a Mattia Cagnoni

(D.: Michela Macalli): Mattia, a soli 15 anni ti sei trovato immerso in un evento mondiale come la Sei Giorni, tra trasferimenti lunghi, prove dure e un livello altissimo di competizione. Cosa hai provato nel correre per la prima volta in una manifestazione così impegnativa, per di più nella tua Valle Seriana e con tuo fratello maggiore nella nazionale junior?

(R.: Mattia Cagnoni): “Partecipare alla CDAYS è il sogno di ogni endurista, farlo in casa a Bergamo raddoppia l’emozione… è stata anche la prima gara di enduro “vero” per me, ma non sono arrivato alla fine troppo stanco e la mia moto VENT 50 non ha avuto nessun problema, è sempre andata benissimo ogni giorno! Le speciali mi sono piaciute, e il tifo era tanto! Ho chiesto sempre anche qualche consiglio a mio fratello Simone che per l’occasione vestiva la maglia dell’Italia, su come affrontare le speciali e anche i trasferimenti su strada! Mi sono divertito molto! Emozione pura e tutto nuovo. Ringrazio la famiglia Comotti, VENT moto, tutti gli sponsor che hanno contribuito alla mia partecipazione e la mia famiglia che anche in camper, nonni compresi, erano al paddock o sui campi”.

Mattia Cagnoni

Ringrazio la FIM Federazione Internazionale Motociclistica per avermi introdotta in questo mondo a due ruote nel mio territorio montano, la FMI Federazione Motociclistica Italiana per la collaborazione e il Motoclub Bergamo per l’accoglienza, perché questa occasione è un esempio di sport, cultura, e attività sociale.

Nella foto Mattia Cagnoni (15 anni) con il papà Paolo (ex atleta di sci e due ruote)

(Le foto dell’articolo sono state concesse dagli atleti e dai protagonisti dell’evento a Michela Macalli)