Stati Uniti e Ucraina hanno provato a tirare dentro la Russia che partecipa con il fedelissimo di Putin, Vladimir Medinskij ed alcuni vice.
Il segnale che viene fuori da queste prime ore è di una trattativa che, in questa fase, è destinata a non decollare. Il negoziato inizia già mutilato, privo, almeno per come viene raccontato, di delegazioni di livello e già in queste primissime ore sono iniziati insulti tra le parti. Tutto normale in una trattativa tra due storici nemici, anche se viene raccontato come l’incipit della terza guerra mondiale. Sono toni diplomatici a cui non siamo più abituati, ma che mostrano il vero sentimento dei popoli: nello specifico russi e ucraini.
Le delegazioni presenti a Istanbul: russi ed ucraini si insultano
La delegazione russa non parte con le migliori premesse: c’è Vladimir Medinskij, definito come il “falco di Putin” e per l’occasione capo negoziatore nonché consigliere del Presidente. A lui il compito, probabilmente, di riferire in patria quanto sta accadendo ma certo non è lì per prendere decisioni. Ci sono poi il vice ministro degli esteri, Mikhail Galuzin, il vice ministro della difesa, Aleksandr Fomin, ed il capo dell’intelligence militare, Igor Kostyukov.
Per gli Stati Uniti, come a far da garante a tutta la trattativa, c’è il Segretario di Stato, Marco Rubio. Anche Zelensky diserta la trattativa in assenza di Putin ma ha mandato il ministro della Difesa il vice ministro degli Esteri ed il Capo dell’Ufficio di Presidenza.
Istanbul senza i capi dei governi serve solo a saggiare le intenzioni
Ci sarebbe da capire come si possa procedere ad una trattiva dove entrambe le parti sono pronte solo a riferire alla base senza poter prendere delle decisioni. Questo è sicuramente un incipit importante, ma resta tale e con esso tutte le speranze delle opinioni pubbliche mondiali.
Donald Trump stesso dopo aver saputo che l’omologo russo non sarebbe stato presente ha dichiarato che non volerà in Turchia: “Tutto fermo se non vedo Putin”. Zelensky, invece, in Turchia c’è volato ma è atterrato ad Ankara per un colloquio con Erdogan. La trattativa, con questi presupposti, sembra già fallita e la guerra continua.
A meno che, lo scopo non fosse mai stato quello di trattare veramente ma semplicemente di iniziare a parlarsi per capire i veri punti della questione. A capirlo, in primis, vuole essere Donald Trump che non ama troppo leggere i dossier della sua Intelligence, che anzi disprezza fortemente. Dopo aver preso a schiaffi pubblicamente Zelensky se l’è presa coi russi e con Putin, in un delirio di parole che non ha fatto capire ancora da che parte vuole stare. La verità è che gli Usa non possono abbandonare l’Ucraina e non possono ritirarsi da quello scenario, che è fondamentale per il futuro geostrategico delle grandi potenze, anche se non lo ammetteranno mai.
Il probabile fallimento di Istanbul non è colpa dei volenterosi dell’Europa
La stampa italiana, soprattutto quella che inneggia alla resa incondizionata dell’Ucraina, spinge a definire il fallimento di Istanbul come una conseguenza della riunione dei volenterosi. Quasi come se da Francia, Germania ed Inghilterra dipendessero le sorti del mondo. Ovviamente, è quasi del tutto una fantasiosa ricostruzione, assist perfetto per alcuni partiti che insistono su un disarmo totale (cosa che mai e poi mai potrebbe verificarsi e mai lo è stata nella storia).
Al di là di queste facezie che sfociano più nell’ideologico, senza puntare ad un analisi del contesto, i cosiddetti volenterosi, da cui l’Italia si è tirata fuori, non c’entrano proprio niente con la guerra in Ucraina ma perseguono, questo sì, altri scopi. Il desiderio tedesco di riarmarsi mira ad un ritorno della Germania come cuore pulsante dell’Europa che conta davvero mentre la Francia vuole conservare il ruolo centrale nel vecchio continente. A queste mire si unisce l’Inghilterra, che delle tre è la vera grande nemica storica della Russia e vuole continuare a conservare l’egemonia nei mari del nord.
La Russia ha un piano di espansionismo mirato e aggressivo che fa paura ai Paesi limitrofi. Poco a poco, la tentazione di difendersi senza sottostare al capriccio statunitense prenderà il sopravvento anche in nazioni come la Finlandia, la Svezia e la Polonia, su tutte. L’Italia e la Spagna giocano un altro sport, e quindi possono permettersi, osservando tutto dal buco della serratura, di continuare con una retorica post ideologica a guardare il tutto con disinteresse discutendone come si parlasse di calcio al bar.
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