Iran, una guerra che potrebbe durare anni: l’errore strategico degli Stati Uniti

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La guerra regionale appena scoppiata, dopo la capitolazione di Ali Khamenei, ci sta catapultando in un passato che non avremmo più voluto vedere.

Perché non imparano a rispettare i popoli? Da giorni ormai i giornalisti italiani sembrano avere tutti la verità in tasca. I più festeggiano la morte del “dittatore” portando a sostegno delle loro parole video in cui si vedono “iraniani” festeggiare. Peccato che gli iraniani non esistano in senso stretto, e che l’Iran sia un impero con tante etnie al proprio interno di cui i persiani, che non sono dominanti politicamente, rappresentano il 60% della popolazione.

Di contro le piazze delle città iraniane si sono riversate folle immense a piangere la morte della guida suprema. Vuol dire che la realtà è molto più complicata di un video che mostra come si vivesse nell’Iran pre-rivoluzionario del 1979, e che a molti piace far girare sui social come spot migliore di un interventismo militare. Peccato che il regime in Iran ce l’hanno messo proprio gli iraniani per dichiararsi anti-occidentali.

Fallito il progetto della mezzaluna sciita, agli Iraniani non conviene più restare sotto un regime che non viene comunque percepito positivamente dai vicini. Persi anche gli agenti esteri che avevano una grande influenza in varie zone sensibili del Medio Oriente, il piano di insidiare Israele sembrava già naufragato e dunque un regime umiliato aveva già perso la sua funzione anti-occidentale. Una cosa che il popolo dell’impero iraniano non può tollerare.

L’errore strategico degli USA: il rischio di una guerra troppo lunga

Che gli Stati Uniti potessero tornare ad impantanarsi in Medio Oriente, dando difatti vita ad una quarta Guerra del Golfo, non lo avrebbero sospettato nemmeno i più lungimiranti. Eppure è accaduto davvero, con l’Iran che nel tentativo di saturare la contraerea antimissilistica statunitense fornita ad Israele, sta iniziando pesanti lanci anche verso i territori degli alleati regionali.

Il duplice rischio per gli Usa, che dovrebbero invece concentrarsi nel pacifico per il vero scontro finale con la Cina, è quello di distrarsi acuendo anche la crisi politica interna. Come riportato da Il Fatto Quotidiano, i sondaggi di oggi mostrano come solo il 28% degli americani sia d’accordo con questa mossa, e d’altronde il discorso di Trump tende a tranquillizzare: “basteranno 4 settimane”, ma è ottimista e non ci crede forse nemmeno lui, impegnato com’è a placare gli animi mentre tradisce il proprio mandato davanti agli elettori.

Tatticamente gli americani si stanno giocando una carta rischiosa mettendo in gioco risorse militari già contingentate al solo scopo di rovesciare un regime ostile nella speranza, che si è capito essere vana, di instaurarne uno amico. L’Iran sta però mostrando i muscoli mettendo a soqquadro la regione per stanare le basi statunitensi e israeliane. Come riportato da diversi analisti, invece, l’ipotesi che con i missili possano tentare di affondare una portaerei statunitense sono elevate. Se ciò accadesse, si tradurrebbe in un disastro tattico.