Il paradigma dell’economia civile: una possibile via di uscita dalla crisi

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“Relazione Uomo e Natura, nell’ottica dell’Economia civile: una possibile via di uscita dalla crisi”, questo il titolo dell’interessante seminario scientifico, tenutosi,  stamattina a Benevento, nella splendida cornice di Palazzo San Domenico, presso la sede dell’Università degli Studi del Sannio.

Ad introdurre e moderare i lavori, Giuseppe Marotta, Prorettore dell’Unisannio, ordinario di Economia Agroalimentare ed  autore dell’opera:  “L’economia civile integrale e la primavera delle comunità. Dall’homo oeconomicus all’homo in civitatem”, un testo che è stato capace di offrire un contributo importante al dibattito sull’insostenibilità dei modelli di sviluppo attuali, basati su un liberismo spinto,  senza controllo.

Il Professore Giuseppe Marotta

Nella sua introduzione ai lavori, Giuseppe Marotta, con una precisa relazione scientifica,  ha ripreso questo tema, già affrontato più volte in sede internazionale, nell’ambito delle Conferenze ONU, che è giunto oramai a un momento di svolta con l’adozione dell’Agenda 2030, con la quale si indica la strada verso modelli di economia e di società più sostenibili, in una accezione ampia di sostenibilità, riconoscendo, di fatto, ufficialmente i limiti del modello di sviluppo attuale.

A sinistra il Professore Giuseppe Marotta

Nel suo intervento, Giuseppe Marotta ha messo a confronto il modello del liberismo di Adam Smith e di David Ricardo, con quello della Scuola di Chicago di Milton Friedman della   rivoluzione neoliberista di Margaret Thatcher nel Regno Unito e di Ronald Reagan negli Stati Uniti, con un orientamento di politica economica favorevole ad un mercato privo di regolamentazione e di autorità pubblica, governato cioè delle sole forze di mercato. La formula indicata dall’economista beneventano procede, invece, nella direzione di stimolare la consapevolezza e la coscienza critica, rispetto a questioni fondamentali per la qualità della vita e per il futuro dell’umanità e del pianeta,  portando all’attenzione alcuni “casi studio” di esperienze trasformative del modello di sviluppo economico, realizzate in contesti locali difficili. L’obiettivo è lanciare il messaggio che modelli alternativi sono possibili, partendo dalle “sperimentazioni dal basso”, dalle “primavere delle comunità locali” promosse da organizzazioni di Terzo Settore e di cittadinanza attiva. Un incoraggiamento alle donne e agli uomini impegnati quotidianamente e, molto spesso, volontariamente nel terzo settore e in forme di cittadinanza attiva, affinché continuino nella loro significativa e concreta testimonianza di un cambiamento dal basso, in direzione del bene comune.

Non a caso, il Prorettore dell’UniSannio ha più volte richiamato, tra i relatori,  il contributo concreto, svolto  sul campo,  da Angelo Moretti, il quale nel suo intervento ha raccontato un esperimento di economia civile condotto con la “Fondazione di Comunità di Benevento”.

Non ha fatto mancare il saluto istituzionale il Rettore dell’Università degli Studi del Sannio, Gerardo Canfora, che è partito proprio dal libro di Giuseppe Marotta e dal titolo del seminario, per rilanciare la stagione della riscoperta del nuovo rapporto tra Uomo e Natura nell’ottica dell’economia civile, per superare la crisi di un liberismo sfrenato che ha accresciuto enormemente le diseguaglianze.

Il Rettore Gerardo Canfora

Molto apprezzati anche gli interventi della filosofa Clementina Cantillo, ordinaria di Storia della Filosofia presso il Dipartimento di Scienze e Patrimonio Culturale  dell’Università di Salerno e  neo Presidente della Società Filosofica Italiana, con una puntuale relazione su “La filosofia dei beni Comuni” e quello  di S.E. Don Franco Piazza, (collegata da remoto),  con una relazione dal titolo  “Centralità della persona ed economia solidale”, il quale,  con il suo incipit “ce la faremo”,  ha lanciato un messaggio di speranza, invitando i giovani a guardare a un modello che  ponga sempre l’uomo, con i valori dell’impegno e della solidarietà,  al centro dell’organizzazione sociale.

La Prof.ssa Clementina Cantillo

E’ stata, quindi, la volta di Antonio Gisondi, uno dei più insigni studiosi del filosofo ed economista napoletano, Antonio Genovesi, padre dell’economia civile, con un’appassionata relazione su “La filosofia dell’economia civile”, ricordando come questa sia stata una branca dell’economia, oggi ritornata prepotentemente alla ribalta, dopo anni di oblio, sviluppatasi soprattutto nel Mezzogiorno.

Da sinistra il Prof.re Giuseppe Marotta, il Prof.re Antonio Gisondi

Ricordiamo, infatti, che l’economia civile nasce proprio a Napoli con Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri e altri, ispirandosi al principio di reciprocità, intesa come teoria economica in una tradizione di pensiero economico e filosofico che ha la sua radice di prossimità nell’umanesimo civile e la sua origine primordiale soprattutto nelle evoluzioni del pensiero di Aristotele. Il pensiero di Antonio Genovesi non ha, però, avuto nella storia dell’economia  il seguito che meritava, in quanto la teoria economica prevalente ha preso altre direzioni, seguendo il solco teorico tracciato da Adam Smith e dalla scuola anglosassone, con i principali modelli teorici  che hanno messo al centro  l’idea di un homo oeconomicus, spinto all’azione economica da un egoismo individualista e guidato da una “mano invisibile” al perseguimento di un benessere collettivo.

In chiusura, l’intervento di Guido Tortorella Esposito, professore di Storia del pensiero economico dell’UniSannio (DEMM) e Componente del gruppo di ricerca di Storia del pensiero economico Universidad Complutense de Madrid, con un’analitica ed apprezzatissima relazione su  “Prezzi e mercato nel paradigma dell’economia civile”.

Il Prof.re Guido Tortorella Esposito

Tortorella Esposito è partito dall’analisi delle criticità del paradigma dell’economia politica, che si basa sulla visione Pleonectica del mercato, per approdare al paradigma dell’economia civile integrale, con la critica dell’homo oeconomicus «a spicchi» per un homo reciprocans, definito homo in civitatem.

Il richiamo dell’economista partenopeo è alla giustizia commutativa nel pensiero di Aristotele, con lo scambio che può avvenire secondo un principio di equità e proporzionalità; qui l’equità significa che i beni vengono scambiati sul mercato secondo un criterio di giustizia (commutativa) che segue l’idea di esercitare l’attività commerciale, scambiando valori equivalenti.

L’economista dell’UniSannio evidenzia che: “la funzione legislativa e formativa dello stato deve garantire la realizzazione di un equilibrio tra le due forze primitive che dominano l’animo umano: la forza concentrativa (amore di sé) e la forza diffusiva (amore di specie) per usare le parole di Antonio Genovesi”.

Da sinistra: il Prof.re Guido Tortorella Esposito, il Prof.re Giuseppe Marotta

Tortorella Esposito ha poi presentato l’analisi OCSE  Taxing Wage 2025,  in cui si evidenzia l’annosa questione del cuneo fiscale, che nel nostro Paese risulta essere il quarto più alto nella classifica delle 38 economie avanzate, associato a un livello basso delle retribuzioni, che ci vede in coda al 23°posto. Infine, l’economista partenopeo ha segnalato come continui a mancare  nel nostro Paese una politica industriale, dopo lo smantellamento avvenuto negli anni novanta  del secolo scorso del sistema misto di produzione e la scomparsa dell’impresa pubblica: ”così il Mezzogiorno ha visto scomparire il comparto che produceva per rispondere alla domanda di beni intermedi richiesti dalle imprese innovatrici, mentre a livello sistemico la catena della crescita economica – ( che si ispira alle idee dell’economista Augusto Graziani) –  non è stata garantita nemmeno dal made in Italy, poiché le imprese del Nord hanno iniziato a produrre su commissione da parte dei paesi del Nord Europa”.

 Il risultato finale è stata la produzione di effetti distorsivi a livello sistemico con la crescita dell’assistenzialismo, soprattutto al Sud, e, per dirla come Augusto Graziani: “l’economia del Mezzogiorno ha trovato il suo equilibrio come economia sovvenzionata, dotata di scarsa capacità produttiva ma di flussi regolari di spesa pubblica. Anche la società meridionale si è adattata a questo modello”.

Ancora una volta, l’Università degli Studi del Sannio con le sue molteplici iniziative di approfondimento e ricerca scientifica, si conferma centro di formazione di eccellenza a livello nazionale, formidabile volano per lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Da sinistra: il Rettore Gerardo Canfora, il Prof.re Giuseppe Marotta