La proiezione del documentario prodotto dalla TV russa Russia Today a Lamezia Terme ha scatenato una serie di polemiche con l’accusa di propaganda filorussa. Non esiste una normativa che la vieti
Il 27 gennaio è stato proiettato a Lamezia Terme, presso il Laboratorio d’Arte di Rosella Cerra, il documentario “Biolab-La guerra biologica“. Nei giorni precedenti è nata la polemica da parte della comunità ucraina e di alcuni esponenti politici e del consiglio comunale della città. A loro avviso il documentario, prodotto dalla tv russa Russia Today, sarebbe uno strumento di propaganda filorussa e che ne sarebbe vietata la proiezione per delle sanzioni da parte dell’Europa. Da precisare che l’Italia non ha recepito la disposizione europea, pertanto sono del tutto legali le proiezioni nel nostro Paese.



La risposta del Laboratorio
“La democrazia non si difende con i comunicati“
«Il Laboratorio d’Arte Cerra è da anni uno spazio culturale indipendente, privato e senza scopo di lucro, in cui si dipinge, si crea e si promuovono eventi culturali come presentazioni di libri, mostre, proiezioni e dibattiti. Un luogo animato esclusivamente da passione e partecipazione, aperto a chiunque voglia confrontarsi, conoscere, approfondire. Nessuna finalità politica, nessun interesse economico, nessuna appartenenza ideologica.
Accuse infondate: proiezioni del tutto legali
Riteniamo tuttavia doveroso rispondere alle dichiarazioni apparse sulla stampa in merito alla proiezione e al dibattito legati all’evento “Biolab – la guerra biologica”, dichiarazioni che hanno generato un clamore mediatico sproporzionato e fondato su accuse infondate. È necessario chiarire innanzitutto che le proiezioni dei documentari prodotti da RT in Italia sono legali, come confermato anche da risposte istituzionali a interrogazioni parlamentari*. Le autorità competenti e le forze dell’ordine hanno vigilato sull’evento e non lo hanno impedito, proprio perché non ne sussistevano i presupposti.
La conoscenza deve presedere l’accusa
Il documentario proiettato non parla della guerra tra Russia e Ucraina, né è finalizzato a giustificare alcuna invasione. Si tratta di un’inchiesta che affronta il tema dei laboratori chimici e biologici presenti in diverse aree del mondo, con un focus su alcuni Paesi dell’ex Unione Sovietica. Definirlo propaganda senza conoscerne i contenuti significa esprimere giudizi preventivi, basati su slogan e non su analisi. Comprendiamo la reazione della Comunità Ucraina. In un contesto segnato dalla guerra, dal dolore e dalle perdite, è comprensibile che ogni riferimento alla Russia susciti diffidenza o rabbia. È una reazione umana, che rispettiamo. Proprio per questo, però, riteniamo che la conoscenza debba precedere l’accusa: vedere, ascoltare, comprendere prima di condannare è un atto di responsabilità, non di ostilità.
Ipocrisia della politica
Diverso è il discorso che riguarda una parte della classe politica. Chi oggi prende posizione sui giornali ci conosce da molti anni. Sa chi siamo, cosa facciamo e come operiamo. Sa che il Laboratorio d’Arte Cerra non è mai stato un luogo di propaganda, ma di confronto culturale. Colpisce constatare come lo stesso spazio culturale che in passato è stato ritenuto accogliente, utile e persino strategico in determinati momenti – anche elettorali – venga oggi dipinto come ambiguo o pericoloso. Eppure, evidentemente, fare rumore mediatico e schierarsi dove tira il vento è più facile e porta più consenso. Lo stesso consenso che, non molto tempo fa, si cercava partecipando agli eventi ospitati in questo spazio. Se la stessa prontezza mostrata in questa vicenda da alcuni esponenti politici fosse dedicata con continuità alle reali problematiche della città, Lamezia sarebbe probabilmente un posto migliore.
“Insulto alla democrazia” è la censura
Quando si leggono titoli come “Evento Russia Today in città è un insulto alla nostra democrazia” o “Nessuna ambiguità nel sostegno agli Ucraini, nessuno spazio alla propaganda del Cremlino”, viene spontaneo chiedersi dove e come oggi si intenda praticare la democrazia. Se davvero la democrazia è confronto, non può ridursi a comunicati stampa e prese di posizione a distanza. La politica nasce nel dialogo, come accadeva nelle piazze greche: luoghi di parola, ascolto e contraddittorio. Il Laboratorio d’Arte Cerra svolge esattamente questa funzione di piazza, di spazio aperto in cui si discute, si conosce e ci si arricchisce reciprocamente. Definire tutto questo un “insulto alla democrazia” appare paradossale, soprattutto alla luce di ciò che la democrazia è davvero: confronto, ascolto e pluralità di voci, non slogan confezionati per i giornali. “Insulto alla democrazia” non sono i dibattiti o le inchieste. Insulto alla democrazia sono i tentativi di censura preventiva, soprattutto quando si pretende di giudicare ciò che non si conosce. La censura non tutela: semplifica, impoverisce, disinforma. Ribadiamo che non si tratta di propaganda filorussa, ma di un lavoro di documentazione che affronta temi scomodi, compresa l’esistenza di laboratori biochimici anche in Ucraina e le possibili conseguenze sulla popolazione. Temi che meritano di essere conosciuti, discussi e compresi, non rimossi. Il Laboratorio d’Arte Cerra ha ospitato numerosi eventi culturali: presentazioni di libri, mostre, dibattiti su temi artistici, sociali, sanitari e storici. In alcuni di questi incontri sono stati presenti anche esponenti politici oggi critici, la cui partecipazione è stata allora gradita. Sarebbe stato auspicabile, anche questa volta, un confronto diretto, anziché accuse veicolate attraverso la stampa. Chi ci conosce sa chi siamo.
Chi non ci conosce può informarsi: è tutto pubblico, è tutto verificabile.
Da decenni ci battiamo su temi ambientali, sociali ed economici concreti, senza incarichi, senza stipendi e senza tornaconti. A differenza di chi, percependo decine di migliaia di euro, si limita spesso a fare filosofia sui giornali».
Chiosano infine
«Il Laboratorio resta aperto. Le porte sono aperte.
Il confronto, per noi, non è mai stato un problema».
Interrogazione parlamentare e risposta del Governo
- L’interrogazione parlamentare è dell’onorevole Federica Onori (ex M5stelle, successivamente passata al Partito di Calenda, Azione). Risale al 10 giugno del 2025. Nello specifico si precisava che “L’emittente televisiva russa Russia Today, oggi denominata semplicemente « RT », è sottoposta a misure restrittive dell’Unione europea, secondo quanto previsto dal Regolamento (UE) 2022/350”.
- Si chiedeva infine “Se, in riferimento a quanto esposto, non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza quanto prima, anche per mezzo di una circolare indirizzata a prefetti e questori contenente indicazioni operative circa il monitoraggio e, ove opportuno, la raccomandazione di non concedere l’utilizzo di spazi o strutture istituzionali per eventi pubblici che prevedano la proiezione di contenuti audiovisivi riconducibili a soggetti sottoposti a misure restrittive dell’Unione europea, al fine di garantire il pieno rispetto del Regolamento (UE) 2022/350 anche sul territorio italiano”. La risposta del Governo, nella persona del Sottosegretario all’Interno Molteni è chiara: “Va segnalato che in base alla citata normativa spetta agli Stati Membri stabilire le sanzioni e individuare l’Autorità competente ed applicarle e che al momento non è stata adottata la relativa disciplina attuativa sul piano del diritto interno“.
Di fatto non esiste una normativa che vieti la proiezione dei prodotti di Russia Today.

