Gli inaccettabili insulti subiti dalla Presidente del Consiglio da un “giornalista” propagandista russo vicino al regime lasciano intendere le difficoltà estreme della Russia.
Nessun coro si è levato in difesa della Premier Giorgia Meloni quando il propagandista di regime Vladimir Solovyov ha definito così Giorgia Meloni: “Idiota patentata, una cattiva donnuccia, vergogna della razza umana, Giorgia PuttaMeloni. Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà.”
Le opposizioni si sono levate in difesa della Premier, elargendo una forte solidarietà: dalla Schlein a Conte, da Bonelli a Fratoianni. Gli alleati invece sono apparsi spenti, semplicemente si sono nascosti sotto la sabbia. Antonio Tajani come Ministro degli Esteri ha convocato l’ambasciatore russo, praticamente una prassi consolidata non certo un’azione politica. Matteo Salvini invece non ha usato i soliti modi ma specialmente in questo caso tutti gli alleati sono sembrati più “morbidi” del solito.
Le difficoltà russe ed una guerra strategicamente persa
Sul piano tattico, la Russia ha sicuramente vinto la guerra di Ucraina ma fatica ancora a moderare i toni e riportare la dialettica diplomatica nei comuni binari europei. Il motivo potrebbe essere evidente: i russi, non contenti di doversi sedere a tavola con i cinesi sui due principali dossier appaiono nervosi ed esausti. La guerra di Ucraina ha spinto Putin e soci nelle mani di Xi, che si sta mangiando il meglio della russia. Una situazione che non fa certo piacere agli americani, ma che danneggia i russi i quali, mediamente razzisti nei confronti dei cinesi, tutto vorrebbero tranne che consegnarvisi.
La crisi iraniana ha reso le esigenze di Cina e Russia ancor più contingenti. Sul piano strategico la Russia la guerra l’ha persa già, sprecando ingenti risorse in una guerra che è durata tantissimo e che non porterà al vero obiettivo cioè l’annessione di tutta l’Ucraina all’Impero russo. Queste difficoltà hanno reso i russi sensibili ed evidentemente arrabbiati, la difesa di Solovyov a Trump ne è l’evidenza principale dato che il Presidente attuale degli Usa rappresenta quella parte di Paese che vuole porre fine al conflitto. Un chiaro segnale da parte dei russi che sfruttano la più classica delle massime diplomatiche: il nemico del mio amico è mio nemico.
Giorgia Meloni in crisi politica: nervosa e disorientata, abbandonata dagli alleati
Che Giorgia Meloni sbottasse con i giornalisti evitando anche le domande più scomode non è una novità. D’altro canto, la Presidente del Consiglio al margine del Vinitaly è parsa davvero disorientata e svuotata, come se non avesse energie. Nervosa come poche volte è capitato, pronta ad azzannare chiunque alla prima parola fuori posto. E’ segnale che la batosta referendaria, il calo dei consensi evidente e le difficoltà tecniche nell’approvare qualsiasi iniziativa l’hanno logorata.

Lo scontro con la Presidenza della Repubblica sulla conversione in legge del Decreto Sicurezza è solo l’ultima delle battaglie perse in ordine cronologico. Giorgia Meloni resiste, ma barcolla ed è evidente. Sulla questione russa pezzi della coalizione sono schierati favorevolmente al regime di Putin e non hanno intenzione di sacrificare rapporti personali con i russi sull’altare della difesa alla Premier.
Questo scoramento sembra evidente, soprattutto la preoccupazione politica nasce dal quarto incomodo: Vannacci, assolutamente filorusso, che non si è lanciato nemmeno nella più basica solidarietà. Come a dire: sono pronto alla guerra, portando un 3% via dalla coalizione che è molto prezioso per le prossime elezioni.
In sostanza, la Premier ferita e stanca sta scoprendo il fianco ed i nemici interni sembrano volerne approfittare. La leonessa che mostrava i meloni al mercato rionale come spot elettorale si è dovuta ridimensionare.

