Nell’estrema convinzione, errata, che il Presidente degli Stati Uniti, come una sorta di novello sacro romano imperatore, decida da solo le sorti del mondo premendo un pulsante rosso. Inevitabilmente, le dichiarazioni di chi guida l’egemone globale, che è nettamente la più forte delle altre, producono sempre e comunque degli effetti soprattutto all’interno della propria sfera d’influenza.
Il messaggio lanciato ieri dal Presidentissimo Donald Trump, con il raggiungimento della “tregua” lascia capire soltanto una cosa: gli Stati Uniti vogliono tirarsi fuori dalla guerra e Trump si sta impegnando a cantar vittoria. Nient’altro che un trampolino di lancio per gli Usa, o se vogliamo dirla come loro una exit strategy. Anche se sul campo non è cambiato nulla, ma si sa che la percezione è più importante della realtà. I mercati si sono calmati e questo per l’Europa Occidentale era già importante.
Sfortunatamente, Israele ha di fatti accettato con riserva la tregua proseguendo le operazioni militari in Libano. Nei fatti la guerra è ripresa nemmeno 24h dopo l’annuncio, con la differenza che per adesso tra Iran e Usa regge il cessate il fuoco.
L’operazione “Oscurità Eterna”: i raid di Israele in Libano
Se sul fronte del Golfo Persico si respira, i cieli del Levante si tingono di rosso. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sfidato apertamente il clima di de-escalation, lanciando l’operazione militare “Oscurità Eterna” contro le postazioni di Hezbollah.
Un’ondata di violentissimi raid di Israele in Libano ha colpito Beirut e diverse altre zone del Paese, causando centinaia di morti e feriti. L’attacco ha provocato la furia di Teheran, che ha accusato apertamente gli Stati Uniti e i loro alleati di aver violato l’accordo: “Si fermino o salta tutto”, è il monito lanciato dai vertici iraniani.
Dall’altra parte dell’oceano, il tycoon ha cercato di gettare acqua sul fuoco, minimizzando l’accaduto: “Sono solo scaramucce, è tutto ok. Il Libano non era incluso nell’accordo”. Una lettura che però non ha impedito alle Nazioni Unite di diramare una ferma condanna contro le operazioni militari israeliane.
Colpito un mezzo italiano dell’Unifil: Tajani convoca l’ambasciatore
Le ripercussioni dei raid israeliani in Libano hanno sfiorato anche il contingente italiano. Un convoglio della missione di peacekeeping Onu (Unifil) è diventato bersaglio di colpi di avvertimento esplosi dall’esercito israeliano.
Un blindato “Lince” italiano ha riportato danni a causa degli spari, ma fortunatamente non si registrano feriti tra i militari del nostro Paese. La reazione dell’Italia non si è fatta attendere: il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso ferma condanna per l’episodio e ha convocato d’urgenza l’ambasciatore israeliano a Roma per esigere chiarimenti immediati su quanto accaduto.

