Il rischio strategico corso dagli Stati Uniti, trascinati ancora una volta in guerra da Israele, ha spaccato in due gli apparati. Da un lato il Pentagono si è opposto strenuamente ad un intervento militare, ma si è dovuto piegare alla logica che vede la fuga in avanti del regno israelita.
Ormai da giorni autorevoli periodici geopolitici come Domino, Limes e Ispi analizzano la situazione partendo dal presupposto che gli apparati statunitensi siano spaccati in due. Il Pentagono canta vittoria, facendo però buon viso a cattivissimo gioco dopo che alla vigilia dell’operazione aveva avvertito Trump dei rischi. A nulla sono valse quelle rimostranze perché con la solita clausola di legge, e la convinzione che l’Iran fosse come il Venezuela, la Cia, stavolta supportata dal Presidente Donald Trump, ha lanciato l’operazione.
Una guerra, appunto, non un’operazione come quella venezuelana su cui il Congresso, che per la legge americana è l’unico organo che può dichiarare guerra e dev’essere informato dell’attacco almeno 48h prima dal presidente. Una guerra illegittima, di cui il Congresso si è già lamentato formalmente e lo aveva preventivamente fatto anche il Pentagono. Ora il vero rischio è strategico.
Una vittoria tattica non porterà ad un vittoria strategica: i tre scenari ipotizzati
Nella giornata di ieri la rivista Limes, attraverso la redazione online, ha pubblicato tre ipotesi di scenario plausibile.
Il primo, molto plausibile, parla di guerra regionale che diventa cronica con il Medio Oriente che si immerge in un caos puro. Una condizione, in verità molto plausibile, che potrebbe portare, aggiungo, un’espansione della Turchia nell’area oltre che ad un indebolimento di Israele che in questo momento non può essere lasciato solo. Inoltre, in questa prima ipotesi un intervento di terra statunitense sarebbe quasi scontato.
Il secondo scenario ipotizzato, forse ancora peggiore, è che il regime, delegittimato ieri da Donald Trump con quella frase sul figlio di Khamenei: “Sono io a scegliere il capo del regime”, collassi totalmente. Questo aprirebbe ad una possibile guerra civile, che comunque costringerebbe gli americani a passare in quella zona diverse armi per controllare, appunto, le varie fazioni.
Nei primi due casi appena esposti, spiega poi Limes e su questo sono d’accordo, l’Israele vedrebbe garantita la propria sopravvivenza avendo tirato per la seconda volta in trappola gli americani costringendoli ad impantanarsi in Medio Oriente.
Il terzo scenario è ancora più interessante, perché prevederebbe un inziale ammissione di sconfitta da parte dell’Iran allo scopo di non depauperare le proprie risorse in una guerra, che tanto si sa, non può vincere sotto l’aspetto della pura forza. Una sconfitta che però, spiega Limes e sono d’accordo, sarebbe temporanea e strategica per prendere tempo ma probabilmente consentirebbe ai persiani di perseguire obiettivi a lungo termine. Israele, in questo caso, correrebbe il rischio di essere abbandonata completando la propria autodistruzione.
Cina: altro che sconfitta, attendono e se la ridono
Quando qualche giorno fa a Sky, in una trasmissione speciale, si dava come vera sconfitta di questi conflitti (Venezuela e Iran) la Cina ho pensato di vivere in un realtà parallela. Quando si parte dal presupposto che la Cina abbia necessità del petrolio iraniano non si dice una totale sciocchezza, ma che non possano farne a meno questa si che lo è. La Cina farà come ha sempre fatto, senza morire per l’Iran, si avvicinerà ancora di più alla Russia rinsaldando un rapporto di convenienza anti-americano e, probabilmente, includendo anche l’India.
Non sono mere congetture, molti analisti si trovano d’accordo con questa ipotesi. La Cina attenderà e se la riderà, vedendo come gli Stati Uniti (che aperta e chiusa parentesi in gran parte dipendono dalla produzione cinese) sprecano le proprie risorse belliche in un conflitto che non gli porterà nulla sul piano strategico.
I conti certo si faranno alla fine, soprattutto cercando di capire se gli americani, convinti che bastasse decapitare il regime per farlo cadere, saranno costretti o meno ad un intervento di terra.

