Il confronto tra Italia e Unione europea sui conti pubblici torna al centro del dibattito politico. Durante il passaggio sul Documento di finanza pubblica 2026, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rilanciato l’ipotesi di uno scostamento, spiegando che un’eventuale scelta verrebbe compiuta “nell’interesse degli italiani e dell’economia italiana”.
Giorgetti riapre il tema dello scostamento sul Patto di stabilità
Le dichiarazioni arrivano in una giornata segnata però dal richiamo di Bruxelles, che ha ribadito come non sia possibile per uno Stato membro uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita. La posizione europea raffredda quindi ogni lettura troppo ampia sulle possibili mosse italiane.
Bruxelles chiude all’uscita unilaterale dal Patto
A frenare il governo italiano è stata direttamente la Commissione europea. Secondo quanto riportato da ANSA, un portavoce di Bruxelles ha chiarito che le regole fiscali restano vincolanti per tutti i Paesi membri e che non esiste alcuna via unilaterale per uscire dal Patto di stabilità. Anche il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha sottolineato che non ci sono le condizioni per sospendere il Patto per le spese energetiche e che l’Italia non ha presentato richieste di deroga.
Il nodo, dunque, non riguarda solo i margini di bilancio italiani, ma anche il livello di flessibilità che l’Europa sarà disposta a riconoscere in una fase definita “non ordinaria” dal ministro dell’Economia.
Cosa chiede l’Italia: flessibilità su difesa e spese straordinarie
Giorgetti ha richiamato la necessità di valutare se le nuove regole europee mostrino una flessibilità sufficiente davanti a scenari complessi come quello attuale. Il ministro ha indicato come preferibile l’attivazione dell’articolo 25, ma non ha escluso il ricorso all’articolo 26, la clausola nazionale già adottata da 16 Paesi per le spese della difesa. Ha però precisato che una decisione di questo tipo spetta comunque al Parlamento.
Nel frattempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che molto dipenderà dall’evoluzione del dibattito europeo. Tra le ipotesi in campo c’è l’utilizzo della flessibilità già autorizzata dal Parlamento per le spese di difesa, pari allo 0,15% del Pil, cioè circa 3,7 miliardi di euro.
Difesa, energia e accise: le priorità sul tavolo del governo
Nel confronto interno alla maggioranza resta aperta la questione di come utilizzare eventuali margini di manovra. Secondo ANSA, le risorse potrebbero essere indirizzate verso difesa ed energia, mentre Meloni ha anticipato che la prossima proroga del taglio delle accise potrebbe essere più breve delle precedenti e più favorevole al gasolio.
Il tema energetico resta particolarmente sensibile anche per il peso che può avere su famiglie e imprese, ma proprio su questo fronte arrivano richiami alla prudenza.
Bankitalia e Corte dei Conti: tenere sotto controllo la spesa
Nel dibattito sul Dfp 2026 si inseriscono anche i rilievi di Bankitalia e della Corte dei Conti. Via Nazionale ha avvertito che sarà cruciale monitorare con attenzione l’andamento della spesa e ha suggerito, per l’energia, interventi mirati, di entità e durata contenute. Anche l’Upb ha raccomandato aiuti selettivi per le famiglie più fragili invece di misure generalizzate sui prezzi.
La Corte dei Conti, inoltre, ha osservato che la crescita del deficit è legata più alla bassa crescita economica che al solo Superbonus, sottolineando come la restrizione dei margini di bilancio imponga ora una definizione più rigorosa delle priorità di spesa e un maggiore controllo dei conti pubblici.
Il quadro politico resta aperto
Il governo, per ora, non chiude nessuna strada ma attende di capire quale sarà l’orientamento europeo. La posizione italiana sembra quindi muoversi su un doppio binario: da un lato la richiesta di maggiore flessibilità, dall’altro la necessità di mantenere credibilità sui conti pubblici.
Il vero punto politico, adesso, è capire se l’Europa concederà margini aggiuntivi oppure se Roma dovrà scegliere come intervenire restando dentro paletti molto stretti.

