Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è finito al centro delle polemiche dopo una frase pronunciata parlando dell’inaugurazione, in Irpinia, di una scuola intitolata a Piersanti Mattarella.
Nel suo intervento, il ministro ha ricordato l’immagine del presidente Sergio Mattarella accanto al fratello assassinato, attribuendo però erroneamente l’uccisione alle Brigate Rosse. Piersanti Mattarella fu invece ucciso da Cosa nostra.
Gaffe di Valditara su Piersanti Mattarella: il ministro parla di “lapsus”
La frase ha rapidamente fatto il giro di siti e social, trasformandosi in un caso politico e mediatico. Poco dopo, Valditara ha chiarito all’ANSA che si sarebbe trattato soltanto di un lapsus, sostenendo di aver definito più volte Piersanti Mattarella una vittima della mafia nei suoi interventi pubblici.
La precisazione del ministro: “Contro di me sciacallaggio”
Valditara ha respinto le accuse e ha parlato di polemica strumentale, definendo l’episodio un errore verbale. Il ministro ha sostenuto di essere stato oggetto di uno “sciacallaggio” e ha invitato a concentrarsi su temi ritenuti più rilevanti, a partire dallo sciopero della scuola in corso nella stessa giornata.
La gaffe, tuttavia, ha acceso il dibattito perché riguarda una figura simbolica della lotta alla mafia e una pagina centrale della storia repubblicana italiana. L’errore ha assunto quindi un peso politico ulteriore, anche per il ruolo istituzionale ricoperto dal ministro dell’Istruzione.
Sciopero scuola, proteste in oltre 50 piazze
La polemica è esplosa nel giorno dello sciopero della scuola e delle manifestazioni organizzate in più di 50 piazze da studenti, sindacati e personale scolastico. Le proteste erano rivolte contro la riforma degli istituti tecnici, la precarietà, le prove Invalsi, la leva militare, la guerra e la presenza in Italia del segretario di Stato americano Marco Rubio.
A promuovere la mobilitazione sono state sigle come Flc Cgil, Usb, Cobas, Cambiare Rotta, Osa e Rete degli Studenti Medi, con iniziative simboliche davanti al ministero dell’Istruzione e in diverse città italiane.
Le contestazioni degli studenti contro guerra e precarietà
A Roma, davanti al ministero dell’Istruzione, alcuni studenti hanno posato con fiori inseriti in fucili giocattolo per denunciare quella che considerano una crescente militarizzazione della scuola. A Torino, invece, sono state distrutte scatole con scritte come “guerra”, “precarietà”, “miseria” e “militarizzazione”.
Durante le proteste sono stati esposti cartelli contro la riforma tecnica e l’alternanza scuola-lavoro, mentre alcuni manifestanti hanno preso di mira anche cartonati raffiguranti Valditara e la ministra Anna Maria Bernini.
Governo e sindacati divisi sui numeri dello sciopero
Resta aperta anche la polemica sui dati di adesione. Secondo il governo, lo sciopero avrebbe registrato una partecipazione del 6,1% tra i docenti e del 5,22% considerando anche il personale Ata, sulla base dei dati arrivati al ministero dal 45% delle scuole.
Valditara ha definito la mobilitazione uno sciopero politico e non di merito, sottolineando l’intesa raggiunta con altre sigle sindacali su organici e tutela delle discipline. Di segno opposto la lettura degli organizzatori, che parlano invece di successo della protesta e annunciano nuove iniziative, compreso il blocco di alcune attività aggiuntive e possibili forme di mobilitazione sugli scrutini.
Un caso politico tra memoria, scuola e proteste
La gaffe su Piersanti Mattarella ha finito per sovrapporsi a una giornata già segnata da forte tensione nel mondo della scuola. Da un lato, il ministro prova a ridimensionare l’episodio come semplice errore verbale; dall’altro, le contestazioni studentesche e sindacali riportano al centro del confronto pubblico il tema degli investimenti nella scuola, della precarietà e del rapporto tra istruzione, lavoro e politiche del governo.
Il caso Valditara diventa così non solo una polemica sulla memoria storica, ma anche un nuovo capitolo dello scontro politico sulla scuola italiana.

