Il mercato del lavoro corre sempre più veloce verso l’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, nel 2025 gli annunci che richiedono competenze legate all’AI sono cresciuti del 69%, un ritmo nettamente superiore rispetto all’andamento generale del mercato del lavoro. Il dato si inserisce nel quadro dell’AI Jobs Barometer 2026 di PwC, che ha analizzato oltre un miliardo di annunci di lavoro in 27 Paesi.
La crescita conferma una trasformazione ormai strutturale: l’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto sviluppatori, data scientist o ingegneri informatici, ma sta entrando in modo trasversale in funzioni aziendali sempre più ampie.
Le competenze AI crescono più del mercato
Il rapporto PwC evidenzia che i lavori che richiedono competenze specifiche di intelligenza artificiale crescono quasi otto volte più rapidamente rispetto al mercato complessivo: +69% contro +9%. Inoltre, le posizioni che richiedono skill AI registrano un premio salariale medio più alto, segnale di una domanda crescente e di un’offerta ancora insufficiente rispetto alle esigenze delle imprese.
Il dato racconta un cambiamento profondo: le aziende non cercano soltanto “esperti di AI” in senso stretto, ma professionisti capaci di usare l’intelligenza artificiale per migliorare processi, produttività, analisi dei dati, marketing, vendite, servizi e organizzazione interna.
Italia in crescita, ma ancora dietro ai mercati più avanzati
In Italia, secondo i dati ripresi dal Sole 24 Ore, gli annunci che richiedono competenze legate all’intelligenza artificiale sono aumentati di circa 24mila unità in un solo anno, portando la quota delle posizioni AI all’1,7% del totale degli annunci pubblicati.
Il nostro Paese si colloca su livelli vicini ad alcune principali economie europee, ma resta ancora dietro ai mercati più avanzati. La quota di annunci AI è infatti indicata al 2,2% nel Regno Unito, al 2,8% negli Stati Uniti, al 6,4% in Cina e all’8,1% in India.
Tecnologia, media e telecomunicazioni trainano la domanda
Il settore con la maggiore intensità di assunzioni legate all’AI è quello Tech, Media & Telecom, dove oltre l’8% degli annunci pubblicati richiede competenze in intelligenza artificiale. Seguono i servizi professionali, con il 3,4%, il manifatturiero, con l’1,9%, e i servizi finanziari, che si attestano intorno all’1,5%.
La trasformazione riguarda quindi sia i comparti più digitali sia i settori tradizionali, dove l’AI viene sempre più utilizzata per ottimizzare processi, analizzare dati, migliorare la relazione con clienti e fornitori e rendere più efficienti le attività operative.
I profili più richiesti
La crescita degli annunci si concentra soprattutto su figure digitali e analitiche. In testa ci sono gli analisti di sistemi, seguiti da matematici, attuari e statistici, sviluppatori software, sviluppatori web e multimediali, ma anche profili legati a vendite, marketing, ICT, grafica, design e ingegneria industriale.
Il punto più interessante è proprio questo: l’AI non sta generando soltanto nuove professioni tecniche, ma sta modificando mestieri già esistenti. Sempre più ruoli richiederanno familiarità con strumenti di intelligenza artificiale, anche quando la mansione principale non sarà strettamente informatica.
Non solo specialisti: servono competenze ibride
Il boom degli annunci AI dimostra che il mercato cerca profili capaci di unire competenze tecniche, capacità analitiche e conoscenza dei processi aziendali. Non basta saper usare uno strumento: le imprese chiedono figure in grado di applicare l’intelligenza artificiale a problemi concreti.
Per questo diventano sempre più importanti competenze ibride: conoscenza dei dati, capacità di interpretazione, pensiero critico, gestione dei processi, comunicazione, governance dell’AI e consapevolezza dei rischi legati a privacy, sicurezza e affidabilità dei risultati.
L’AI cambia anche i lavori entry-level
Una delle tendenze più rilevanti riguarda i profili junior. Il rapporto PwC segnala che l’intelligenza artificiale sta alzando l’asticella anche per le posizioni d’ingresso, chiedendo a candidati giovani competenze sempre più mature, trasversali e orientate alla risoluzione dei problemi.
Questo rischia di creare una contraddizione: da un lato crescono le opportunità legate all’AI, dall’altro chi entra nel mercato del lavoro potrebbe trovarsi davanti richieste molto elevate già dalle prime esperienze professionali.
Il lavoro cambia, ma non sparisce
Il dato più netto è che l’intelligenza artificiale non sta semplicemente cancellando posti di lavoro. Sta piuttosto ridefinendo ruoli, competenze e gerarchie professionali. I lavori più esposti all’AI possono evolvere in due direzioni: alcuni diventano più accessibili grazie all’automazione, altri richiedono invece maggiore specializzazione, giudizio umano e responsabilità.
In questo scenario, la differenza la farà la formazione. Aziende, lavoratori, università e sistema pubblico saranno chiamati a investire su aggiornamento professionale, alfabetizzazione digitale e capacità di usare l’AI in modo efficace e responsabile.
Fonte
Il Sole 24 Ore
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