Dimissioni Santanchè, il tentativo di Meloni di ripulire governo e partito

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Dimissioni Santanchè
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Le dimissioni della ministra del Turismo sono giunte ieri sera, ma forse non basteranno a rifare il look al governo.

Come aveva ricostruito già nel 2024 il quotidiano Il Domani, il caso Visibilia (correlato a Bioera) risale al 2023 ed anche se sembra ieri sono passati qualcosa più che tre anni. Esattamente il caso è vecchio quasi quanto il Governo, per questo motivo le dimissioni della ministra Daniela Garnero o Santanchè che dir si voglia sono apparse tardive e pretestuose.

Quella della Santanchè è una vicenda triste (fino a sentenza definitiva dove forse potrà essere usato altro aggettivo) ma anche molto imbarazzante. Ne avevo già parlato, perché la Pitonessa, simbolo del turismo di questo Governo, come poteva occupare un dicastero in cui avrebbe dovuto rappresentare (si fa per dire ma non tanto) gli imprenditori del settore e non è stata in grado lei stessa di fare l’imprenditrice? D’altronde la bancarotta fraudolenta delle tre società del gruppo del biofood Bioera-Ki Group dimostravano qualcosa già tre anni fa. Notizia di ieri, prima delle dimissioni, era che quel filone d’indagine si chiuderà prima di agosto e porterà poi al processo.

Giorgia Meloni, però, aveva confermato la fiducia in varie occasioni. Talmente tanto era il valore di Santanchè per lei, che l’aveva addirittura difesa mascherandosi dietro al solito, un po’ noioso, copione del garantismo. Come se la questione morale non esistesse. C’era il brand da tutelare, giusto per semicitare proprio la ministra oggi dimissionaria ma tutto è andato in fumo dopo il Referendum.

Giorgia Meloni si è ammalata di parlamentarite e ha perso il contatto con la realtà

La verità è che Giorgia Meloni si è ammalata di parlamentarite, consentite il neologismo sgangherato. Che cos’è? E’ quella sindrome per la quale entrare nel palazzo del potere ti fa perdere il polso della realtà di tutto ciò che c’è fuori, e della percezione della gente. Per carità, tutti cadrebbero in errore da Presidenti del Consiglio, soprattutto quando eviti sistematicamente le conferenze stampa, vai solo in programmi amici o in podcast non condotti da giornalisti, e sei solita frequentare solo i comizi dei tuoi sostenitori.

E’ ovvio che si perda il polso, vedendo intorno a te solo gente che urla il tuo nome o dice “si, signore” senza mai contraddirti. L’auto-narrazione portata avanti soprattutto a mezzo social ha dei difetti evidenti e non solo vantaggi, perché è chiaro come il sole che scegliendo gli argomenti Meloni ignori totalmente una parte del Paese. Errore comunicativo che un Presidente del Consiglio non può permettersi perché perde credibilità dinnanzi all’elettorato che si sente ignorato.

Il secondo è quello di perdere il contatto con la realtà, e quindi la parlamentarite ti contagia facendoti credere di avere un consenso che, invece, si sta man mano diradando. Qui dovrebbero essere bravi i suoi colleghi senatori e deputati, i loro staff, a farle notare ciò che accade ma purtroppo l’impressione è che l’arroganza della maggioranza che tutto può in forza dei numeri abbia preso il sopravvento. Guardare le facce baldanzose pre-referendarie e confrontarle con quelle post-referendarie è indicativo.

Referendum ha cambiato le carte in tavola, ma la mossa è tardiva e potrebbe non bastare

Se ne è accorta, sua malgrado, perdendo l’aura di invincibilità ed ora tenta, goffamente, di ripulire l’immagine dei Fratelli d’Italia lavando, con estremo ritardo, i panni sporchi. Cadono Delmastro, Bartolozzi ed addirittura un ministro. Tutto in estremo ritardo, colpevole e quasi macchiettistico. Una mossa che non convince e che l’allontana dalla coerenza che aveva sempre sbandierato. Un tentativo di ripulire la faccia di un Governo che comunque di disastri con Tajani, Urso e Crosetto continua a farne.