
COSENZA: L’appello è partito ad agosto dal Dipartimento di ingegneria dell’Ambiente (DIAM) dell’Università della Calabria. Accolto dal Coordinamento Unical per la Palestina
Il bando MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) “Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele 2025“, scaduto il 25 maggio 2025, prevede una collaborazione scientifica e industriale dell’Italia con Israele.
Si legge nel documento del DIAM
Mozione per la non partecipazione ai bandi MAECI relativi all’Accordo di Cooperazione Industriale,
Scientifica e Tecnologica tra Italia e Israele
Il Consiglio di Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente dell’Università della Calabria, nella seduta del 24
luglio 2025, ritiene necessario affermare:
- che la ricerca e la cooperazione scientifica internazionale devono rappresentare un ponte tra i popoli, uno spazio di dialogo, di costruzione di pace e di solidarietà umana, anche – e soprattutto – nei momenti più difficili;
- il valore della collaborazione accademica tra ricercatori e ricercatrici di ogni paese, in accordo con il principio dell’autonomia della ricerca sancito dalla Costituzione;
- che lo sviluppo di tecnologie sostenibili per affrontare le sfide derivanti dal cambiamento climatico nella regione del Mediterraneo non può prescindere dallo sforzo che ogni singolo Paese deve fare nel quadro della garanzia della pace tra i popoli.
PREMESSO CHE
- che lo sviluppo di tecnologie sostenibili per affrontare le sfide derivanti dal cambiamento climatico nella regione del Mediterraneo non può prescindere dallo sforzo che ogni singolo Paese deve fare nel quadro della garanzia della pace tra i popoli.
- Non si possono ignorare le gravissime violazioni del diritto internazionale in atto nella Striscia di Gaza, dove l’attuale campagna militare che il governo israeliano sta conducendo ha causato decine di migliaia di morti, tra cui un numero impressionante di bambini, donne e civili inermi, oltre a giornalisti, personale medico e operatori umanitari. Le città sono state rase al suolo, gli ospedali e le università colpiti senza distinzione, in una escalation di violenza che ha assunto i tratti di una vera e propria catastrofe umanitaria;
- Questi atti sono stati oggetto di condanna da parte delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, che hanno denunciato crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Eppure, la distruzione continua e la situazione peggiora di giorno in giorno;
SI IMPEGNA
a rafforzare la propria azione nel promuovere ogni iniziativa accademica, didattica o umanitaria orientata alla costruzione di una cultura della pace, della giustizia e della dignità, riaffermando il ruolo dell’Università come spazio di dialogo aperto, libero e rispettoso delle diversità, schierato contro ogni forma di oppressione e violenza istituzionalizzata.
AUSPICA
il rafforzamento delle iniziative diplomatiche e politiche finalizzate a far cessare le violazioni di norme di diritto internazionale che non rispettino i diritti umani.
INVITA
fintantoché perdurino tali violazioni, tutte le ricercatrici e i ricercatori a non partecipare al bando MAECI “Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele 2025” per progetti congiunti di ricerca, che ha come tematica “Sustainable technologies to tackle the challenges resulting from climate change in the Mediterranean region”, sebbene la tematica sia perfettamente coerente con gli obiettivi
scientifici del Dipartimento.
Tale mozione è comunicata a tutti i membri del Dipartimento assunti a tempo determinato e indeterminato, agli studenti di Corsi di Laurea Triennale e Magistrale e del Corso di Dottorato, pubblicata sul sito istituzionale e canali social del Dipartimento e trasmessa al Magnifico Rettore e ai membri del Senato Accademico dell’Università della Calabria.
Il bando in questione riguarda infatti i cambiamenti climatici

L’edizione 2025 si concentra sul tema “Tecnologie sostenibili per affrontare le sfide del cambiamento climatico nella regione del Mediterraneo”, promuovendo soluzioni scientifiche e industriali di impatto concreto. In particolare, i progetti potranno riguardare diverse aree chiave, tra cui:
- gestione e tecnologie dell’acqua
- tecnologie agroalimentari
- transizione energetica e energie pulite
- scienze della vita, biotecnologie e tecnologie mediche
L’obiettivo è stimolare la cooperazione tra enti di ricerca e imprese di entrambi i Paesi, valorizzando le competenze accademiche e le capacità industriali per lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e processi.
Per la parte italiana, possono candidarsi enti di ricerca non profit (università, centri di ricerca, ecc.), in partenariato con aziende con attività R&S, per facilitare il trasferimento tecnologico. Per la parte israeliana, il proponente deve essere una azienda R&S, assistita da un ente accademico in qualità di subcontractor. Entrambi i partner devono contribuire in modo equilibrato al progetto.
I progetti devono avere una durata di 24 mesi e un livello di maturità tecnologica (TRL) compreso tra 2 e 5.
Il contributo massimo previsto per ciascun progetto è di 300.000 euro per parte. In Italia, il MAECI finanzierà fino al 50% dei costi eleggibili, con possibilità di richiedere un anticipo parziale.
Anche nel 2024 c’era stata una mobilitazione di molte università contro i bandi di cooperazione scientifica con Israele. Come riportato da Il Sole 24 ore
Prima l’università di Torino, poi la Scuola Normale Superiore. Adesso vorrebbero seguire il loro esempio anche i docenti, i dottorandi e gli assegnisti degli atenei di Firenze e di Pisa: il fronte che chiede di bloccare il bando di cooperazione scientifica con Israele del ministero degli Affari esteri si allarga sempre più. Domani nel primo pomeriggio si chiuderà la finestra temporale per la raccolta di progetti congiunti di ricerca per l’anno 2024, sulla base dell’Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra Italia e Israele
Si allunga quindi la lista delle università che dicono NO alla cooperazione scientifica con Israele.
Un aggiornamento parziale appare su Corriere Univ

