Delitti di famiglia, di Bruno De Stefano, è un libro che segue il trend del momento e ricalca le orme di una moda molto viva nell’Italia degli anni ’80. La passione per i misteri e per gli omicidi, per i crimini più efferati, ha fatto sì che spopolassero podcast, film e serie tv di ogni tipo. Questo libro, però, ha un impatto diverso e prima di iniziare a trattarlo come merita è giusto premettere che si tratta di un libro di saggistica.
Il problema è che la cronaca nera, da quando è diventata pop, ci getta tra le braccia dell’ideologia e del tifo, come piace a noi italiani per cui tutto diventa una partita di calcio. Dunque, vedere tutto questo con il giusto distacco e limitarsi semplicemente ai fatti è risultato , anche nella stesura, quanto più di rivoluzionario si potesse fare.
Delitti di famiglia, quando la premessa dice già tutto
La cosa più strana che emergerà da questa analisi sarà senz’altro la descrizione di ciò che ho provato partendo dalla copertina. A primo impatto mi è sembrata magistrale, mi ha letteralmente trasmesso un forte senso di inquietudine ed insicurezza, una malinconia maligna. Senza dubbio alcuno era proprio l’intento, e quindi da questo punto di vista colto in pieno. Insomma mi aveva già convinto al “ciao”, ma ancor di più è stata convincente l’introduzione che poi è risuonata come una premessa. E’ stata una delle rare volte in cui ho trovato in un libro un’introduzione sincera che risuonasse nelle orecchie come un messaggio di marketing.
L’introduzione, che molti, ed a dire il vero spesso così fa anche il sottoscritto, leggono in libreria prima di acquistare il libro, per rendersi conto di che cosa ci troveranno all’interno. La premessa trasuda sincerità, ed è più unico che raro perché non ha avuto lo scopo di vendere facendo passare lo scritto per qualcosa che non vuole essere. E’ una premessa che riaccende la speranza di vedere qualcosa di autentico, e quindi di giornalistico: il fatto viene raccontato, fine. Tutto ciò che attiene alla critica intellettuale, alle conclusioni ed alle analisi socio-culturali è lasciato interamente al lettore.
Nelle pagine successive il tutto viene confermato. Già dai titoli dei capitoli, che sono a volte criptici ed esplicativi allo stesso tempo come il titolo di un articolo di giornale capace di spiegare bene il fatto accaduto e nonostante ciò stimolare all’approfondimento. Altro elemento assolutamente meritevole d’encomio.
Omicidi che toccano tutti i temi: la realtà che supera la fantasia
Che la realtà superi la fantasia ormai sembra quasi una frase fatta, ed è più vera che mai quando emerge dalle pagine di un libro del genere. D’altronde noi in Italia dobbiamo farci ancora i conti con questa frase, perché mediamente non ci piace studiare né approfondire alcunché, ed avendo abbandonato da tempo la perversione di studiare la storia apriamo il Signore degli Anelli come se fosse un giornale e viceversa. Quindi nei commenti alle pagine di apertura di tutti i siti del mondo spesso leggiamo incredulità: “Incredibile, nel 2025 si fa ancora la guerra”, non l’avevamo abolita per decreto?
La verità ce la racconta bene Bruno De Stefano che un bel po’ ci sconvolge nel raccontare fatti di cronaca nera di questo genere. C’è tanto dietro questi fatti che meritano di essere analizzati appieno. Innanzitutto, le tematiche che vengono toccate vanno al di là della psiche e coinvolgono anche la politica, oltre che temi di natura psicologica, sui quali questi fatti portano naturalmente il lettore ad interrogarsi.
Che cosa nei Delitti di famiglia ci spaventa davvero?
Il frangente fondamentale che provoca terrore nel lettore è lo stesso che ci terrorizza dinnanzi alla guerra: l’omicidio indiscriminato di uomini, donne, anziani e bambini. Nessuno viene risparmiato dalla furia, non si fanno prigionieri e non ci devono essere testimoni.
Che cosa ci affascina tanto di questi episodi? Molto semplicemente, fanno cadere le nostre certezze di uomini occidentali e cresciuti sotto il Cristianesimo (inspiegabilmente perché l’omicidio familiare è presente da sempre nella dottrina) per cui la famiglia è ancora di salvezza e mondo bucolico in cui rifugiarsi mentre all’esterno ci sono pericoli senza eguali.
Chi ti ama non può farti del male, ed invece non è vero: l’amore c’è in questo libro, e provoca l’effetto opposto ed indesiderato. Allo stesso modo ci sono le motivazioni più frivole, inconsistenti o illogiche ma di fondo c’è quasi sempre qualcosa che ci intriga davvero, e che l’autore racconta con il cinismo del mestiere: l’idea di farla franca. L’idea dei mostri di questo libro e che ciò che si sta facendo non porterà a conseguenze.
Senza volerlo De Stefano scende coglie un nervo scoperto: la fascinazione verso il mistero, verso il caso da risolvere. Il vero delitto potrebbe essere quello di non leggere questo libro e buttarsi su una classica inutile serie tv.

