Acque agitate nella maggioranza sul Decreto Sicurezza. L’intervento del Presidente della Repubblica potrebbe scombinare i piani del Governo e mettere Giorgia Meloni dinnanzi all’ennesimo fallimento.
L’intervento deciso del Quirinale costringe il Governo a una brusca frenata e a cercare soluzioni dell’ultimo minuto. Al centro delle polemiche c’è la controversa norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati incaricati di seguire le pratiche di rimpatrio volontario dei migranti.
Un provvedimento su cui il Colle ha acceso un faro da giorni, lasciando intendere che, in assenza di modifiche sostanziali, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe rifiutarsi di controfirmare la legge che convertirebbe il Decreto.
Il nodo dei rimpatri e il dietrofront sull’emendamento
La sola prospettiva di uno scontro istituzionale con il Capo dello Stato ha mandato in fibrillazione il centrodestra. In un primo momento, l’esecutivo aveva ipotizzato di risolvere l’impasse presentando un emendamento in commissione per modificare la norma contestata. Tuttavia, in tarda serata, è arrivato il contrordine.
A spaventare la maggioranza è lo spettro dell’ostruzionismo delle opposizioni. Se il testo venisse modificato ora, richiederebbe un’ulteriore e rischiosa terza lettura al Senato. Con la scadenza del decreto fissata al 25 aprile, i tempi sono troppo stretti e il rischio di far decadere l’intero provvedimento è altissimo.
Incontro al Colle: prende quota il “decreto stralcio”
La tensione ha raggiunto il culmine nel pomeriggio di ieri, quando il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è salito al Quirinale. Secondo fonti parlamentari, il Capo dello Stato avrebbe espresso forte contrarietà con un laconico ma inequivocabile: “Così non va”.
Abbandonata la strada dell’emendamento, nelle triangolazioni notturne tra Palazzo Chigi, Parlamento e Quirinale si è fatta strada una nuova via d’uscita: l’approvazione di un nuovo decreto in Consiglio dei Ministri (decreto stralcio) che si limiti ad abrogare o correggere esclusivamente il punto contestato, salvando così il resto del Decreto Sicurezza.
L’ira delle opposizioni: “Fibrillazione istituzionale senza precedenti”
Mentre il Governo cerca una quadra, le opposizioni vanno all’attacco, denunciando la compressione dei tempi e dei diritti parlamentari.
- Partito Democratico: “Il governo e la maggioranza stanno andando deliberatamente allo scontro con il Colle”, attacca la capogruppo Chiara Braga, parlando di una “fibrillazione istituzionale senza precedenti”.
- Alleanza Verdi Sinistra (AVS): Rincara la dose accusando l’esecutivo di ignorare il richiamo del Quirinale pur di non ammettere i propri errori.
- Italia Viva, M5S e Più Europa: Caos nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia. Roberto Giachetti (Iv) ha annunciato l’abbandono della seduta, mentre Valentina D’Orso (M5S) e Riccardo Magi (Più Europa) parlano di “uccisione del Parlamento” e di tempistiche che rendono impossibile il lavoro democratico.
Già in mattinata, Forza Italia aveva fiutato il pericolo. Il capogruppo Enrico Costa aveva proposto un ordine del giorno per condizionare l’entrata in vigore della norma all’ascolto delle parti. Un’iniziativa considerata però insufficiente dal Quirinale.
Ora l’attenzione si sposta sull’Aula di Montecitorio. Si attende il voto finale sul Decreto Sicurezza (blindato così come uscito dal Senato) e, contestualmente, la mossa del Governo per disinnescare la bomba sui rimpatri e rassicurare definitivamente il Colle.

