In qualità di Presidente della XVII Commissione Arte dell’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo del Sud, le Isole e le Aree Fragili, ho visitato il Castello di Racconigi, uno dei complessi più significativi dell’architettura piemontese, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Una visita che non è stata soltanto un incontro con la bellezza, ma una riflessione viva su ciò che significa, oggi, proteggere e gestire un bene culturale all’interno di un sistema di vincoli ambientali, paesaggistici e comunitari.
Con me erano presenti Pietro Quattriglia Venneri, coordinatore della XVII Commissione Arte e direttore di PQV Fine Art Consulting, e Barbara Bonanni, referente per la Commissione Cinema.
Ad accoglierci, con grande competenza e sensibilità, il Sindaco di Racconigi, Valerio Oderda, la direttrice del complesso museale, Alessandra Giovannini, la consigliera regionale alla Cultura, Federica Barbero, e l’architetto Filippo Masino, funzionario ministeriale e professionista di rilievo per la progettualità territoriale. Il coordinamento dell’incontro è stato gestito da Marco Galatieri Presidente dell’Associozazione Amici di Racconigi.
Il Castello di Racconigi non è soltanto un luogo di memoria: è un laboratorio vivente di dialogo tra arte, natura e responsabilità pubblica.
La sua unicità deriva proprio dal fatto che ogni intervento – anche il più piccolo – deve tenere conto di un contesto più ampio: quello ambientale, paesaggistico e culturale.
Non basta custodire la bellezza; bisogna comprenderne le regole, e a volte riscriverle alla luce dei tempi.
La tutela non può restare immobile mentre il mondo cambia.
I vincoli, nati per difendere, devono oggi anche evolvere per accompagnare: l’obiettivo non è ridurli, ma renderli più intelligenti, coerenti, misurabili.
I SIC e le ZSC: strumenti da comprendere e aggiornare
Il territorio che abbraccia il Castello rientra tra i Siti di Interesse Comunitario (SIC) e le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della rete europea Natura 2000.
Queste sigle, spesso percepite come meri vincoli, rappresentano in realtà uno dei progetti più avanzati della visione europea: proteggere il paesaggio non come cornice, ma come sostanza della vita culturale.
Tuttavia, l’esperienza concreta di luoghi come Racconigi invita a una riflessione:
i vincoli, per restare efficaci, devono essere oggetto di verifica periodica, di esplorazione e di adattamento.
Le direttive europee prevedono già la possibilità di aggiornare delimitazioni, parametri e metodologie di gestione.
Ciò che manca, troppo spesso, è la volontà di tradurre queste revisioni in processi condivisi e trasparenti.
Un vincolo non è eterno: è uno strumento vivo, che deve saper dialogare con il progresso scientifico, con l’evoluzione delle conoscenze ambientali e con le mutate esigenze delle comunità locali.
Verificarlo non significa indebolirlo, ma rafforzarne la legittimità.
Il valore del dialogo istituzionale
Per questo diventa urgente avviare un tavolo permanente di confronto tra il Comune di Racconigi, la Direzione del Castello, la Regione Piemonte, il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Ambiente.
Non un tavolo formale, ma un luogo di lavoro concreto, in cui condividere dati, linee guida e priorità di intervento.
Solo così sarà possibile verificare se i vincoli attuali corrispondono ancora alla realtà che intendono tutelare, se proteggono ciò che è essenziale o se – in alcuni casi – vanno reinterpretati per evitare che la conservazione si trasformi in isolamento.
La tutela deve essere dinamica, non dogmatica.
E il vincolo, per restare credibile, deve essere capace di evolversi insieme ai luoghi che protegge.
L’esperienza di Racconigi, grazie alla collaborazione di Valerio Oderda, Alessandra Giovannini, Federica Barbero, Pietro Quattriglia Venneri, Barbara Bonanni e dell’architetto Filippo Masino, mostra che il coordinamento tra istituzioni è la vera chiave di volta della tutela moderna.
Quando i diversi livelli amministrativi dialogano, il vincolo diventa linguaggio comune e non più confine.
Da Racconigi può nascere un modello nazionale: un modo nuovo di intendere la tutela come dialogo continuo tra conoscenza, norma e realtà.
Verificare i vincoli, aggiornarli e armonizzarli non significa indebolire la protezione, ma renderla finalmente umana, consapevole e lungimirante.
Solo così potremo dire di aver davvero custodito la bellezza del nostro Paese: non chiudendola in una teca, ma permettendole di respirare nel tempo che cambia.
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