Crisi in Medio Oriente, Meloni frena sul blocco di Hormuz: “Nessuna missione militare italiana”

0
Ai image

La Premier Giorgia Meloni, a margine del Consiglio europeo di Bruxelles, ha tracciato una linea netta sulla posizione dell’Italia in merito all’escalation in Medio Oriente e al conseguente blocco di Hormuz.

Come riportato questa mattina dall’Ansa, Giorgia Meloni ha dichiarato che non ci sarà nessuna fuga in avanti militare, ma un approccio basato sulla diplomazia e sull’intervento operativo solo a conflitto concluso.

La strategia dell’Italia: prima la tregua, poi l’ONU

Nonostante l’aggravarsi della crisi energetica e le pressioni internazionali, Meloni ha voluto spazzare via ogni dubbio sulle intenzioni del Governo, smentendo alcune indiscrezioni circolate nelle ultime ore:

“Voglio essere chiara perché mi sembra ci siano state delle interpretazioni un po’ forzate. Nessuno pensa ad una missione dell’Italia per forzare il blocco dello Stretto.”

La Premier ha specificato che l’Italia è pronta a offrire il proprio contributo per ripristinare la libertà di navigazione, ma esclusivamente in una fase “post-conflitto”, in accordo con le parti coinvolte e, soprattutto, sotto il cappello delle Nazioni Unite.

Questa posizione si allinea perfettamente alla dichiarazione congiunta siglata da Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone (a cui si è poi unito il Canada), che ribadisce la volontà di intervenire operativamente solo una volta raggiunta una tregua. I leader dei 27 Paesi membri, incontrando a pranzo il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, hanno confermato che l’Unione Europea prende le distanze dalla guerra condotta da USA e Israele contro l’Iran, riposizionandosi a difesa del diritto internazionale e del multilateralismo.


Il rischio di una nuova emergenza migratoria

Oltre all’allarme energetico causato dal blocco di Hormuz, l’Europa guarda con forte preoccupazione alle conseguenze umanitarie della guerra. A tal proposito, Giorgia Meloni e la Premier danese Mette Frederiksen hanno inviato una lettera congiunta ai vertici comunitari.

I punti chiave dell’appello italo-danese:

  • Prevenzione: Evitare ad ogni costo che si ripeta l’ondata di rifugiati registrata nel 2015-2016 a seguito della crisi siriana.
  • Coesione europea: Un flusso incontrollato non costituirebbe solo una catastrofe umanitaria, ma minerebbe la sicurezza, la tenuta sociale e la stabilità dell’intera Unione.
  • Pianificazione strategica: Richiesta di un pre-coordinamento europeo immediato per gestire l’eventuale emergenza prima che i flussi diventino ingestibili.

Scintille in Europa: Merz contro Orban e il nodo dei veti

Il vertice di Bruxelles è stato anche teatro di forti attriti interni, in particolare riguardo al veto imposto dall’Ungheria di Viktor Orban sul prestito all’Ucraina.

Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz non ha usato mezzi termini, definendo la mossa ungherese un “atto di grave slealtà” destinato a lasciare “tracce profonde”. Merz ha criticato duramente l’attuale sistema decisionale europeo basato sull’unanimità, sottolineando come l’intransigenza di Orban stia di fatto bloccando l’Unione sotto diversi aspetti.

Dal canto suo, Meloni ha smentito categoricamente le indiscrezioni (definite dalla stessa Premier “ricostruzioni bizzarre”) della testata Politico, secondo cui avrebbe appoggiato privatamente le ragioni di Orban per via del mutato contesto internazionale. “Ho sempre detto che la questione è risolvibile e per farlo serve flessibilità”, ha precisato la leader italiana.

Il Consiglio ha inoltre sancito il rinvigorimento dell’asse franco-tedesco, sigillato da un lungo faccia a faccia serale tra Merz e Macron. Meloni, arrivata a Bruxelles in tarda serata, ha avuto un colloquio interlocutorio di circa mezz’ora proprio con il Cancelliere tedesco, affrontando dossier complessi che spaziano dal fronte iraniano alla delicata operazione Unicredit-Commerzbank.

Leggi anche: