Da dove nasce l’idea di scrivere Contro i Giganti?
L’ho scritto mentre cercavo di fare ordine nel cuore e nella testa. Mentre vedevo distruggersi la vita di papà, sotto i bombardamenti di una terribile malattia degenerativa. Mentre giravo tra le scuole a parlare di anticamorra e un ragazzo veniva sparato ed ucciso proprio sotto casa mia. Mentre si parlava di riarmo, di guerre e di pericolo nucleare. Mentre si sparava sui bambini in fila per prendere il pane. Mentre la classe politica si rotolava nel fango, fingendo di non vedere i “giganti” che arrivano. Mi sono chiesto mille volte: ma è ancora la politica lo spazio per cambiare le cose? La democrazia reggerà ancora? Perché non andiamo più nemmeno a votare? Perché abbiamo smesso di credere che le cose cambieranno? Ma che tempi stiamo vivendo? È davvero stupido voler cambiare il mondo? O forse è l’unica cosa sensata da fare?
Che tipo di libro è Contro i Giganti? Un’autobiografia, un manifesto civile, un racconto di vita vissuta?
È un manifesto generazionale: Noi ci sentiamo sfiduciati, stanchi, ansiosi, orfani e, tuttavia, siamo ancora alla ricerca di soluzioni possibili per cambiare le cose. Ma cosa fare davanti a problemi tanto più grandi di noi? Il libro prova a rispondere a questa domanda, partendo da una convinzione: bisogna sfidare lo status quo, le attuali classi dirigenti e il pensiero dominante. Bisogna avere coraggio.
Il libro parla di riscatto, di coraggio, di impegno civile. Cosa vuoi che il lettore porti con sé dopo averlo letto?
Che ce la possiamo fare. Come Davide uccise il gigante Golia, dove tutti avevano fallito, così una nuova generazione può combattere i giganti dei nostri tempi.
In che modo il libro si collega con il tuo lavoro nel sociale, con progetti come il Vicolo della Cultura o Opportunity Onlus?
Nel libro non parlo del mio lavoro nel sociale, ma metto n chiaro i miei scheletri nell’armadio: sono un ragazzo di Napoli che ha perso il nonno a due anni, perché fu sparato dalla camorra; oggi sono un uomo di 34 anni che vive la malattia degenerativa del suo papà. Eppure, ogni dolore, ogni ingiustizia, ogni fallimento può diventare una ragione per cambiare le cose.Ogni gesto generativo, ogni spazio recuperato, ogni bene confiscato alla camorra restituito alla collettività, può essere parte e influenzare un cambiamento radicale. Nessuno è escluso. Ognuno fa la differenza.

Parli anche della Napoli che non si arrende. Che immagine della città emerge da queste pagine?
Al contrario! Parlo di una Napoli che spesso si arrende, dove le persone credono che le cose non cambieranno e dove se la camorra, il Sistema, è presente, invece lo Stato, che dovrebbe cambiare le cose è spesso assente ingiustificato. Un giorno le cose cambieranno, ne sono sicuro, ma il primo male da combattere è il senso di rassegnazione e di sconforto. Le mafie sono una cosa umana e come tutte le cose umane finiranno, se perderanno consenso e saremo capaci di costruire un’alternativa delle opportunità, della speranza e dell’impegno civile e politico.
A chi è rivolto questo libro? Ai giovani? Ai cittadini che vogliono cambiare le cose?
A chi si sente escluso e sopraffatto; a chi è orfano di un pensiero credibile sul futuro; a chi si sente tradito da coloro che avrebbero dovuto rappresentarlo; a chi vorrebbe agire ma si sente sopraffatto; a chi vede arrivare i giganti e teme la fine della democrazia in Occidente; ma anche e soprattutto a chi ha coraggio.

Quali sono i “giganti” del nostro tempo secondo te: criminalità, indifferenza, burocrazia, ignoranza?
Davanti a noi ci sono problemi enormi e non possiamo fare finta di non vedere che la pace, la democrazia e il benessere collettivo sono a rischio. Dal riarmo in Europa, alla guerra commerciale degli USA; dall’invasione dell’Ucraina, al genocidio in Palestina; dall’aumento vertiginoso di ansia e depressione, soprattutto tra i più giovani, alla denatalità in Occidente; dai flussi migratori, all’inflazione; dalla crisi del diritto internazionale, ai giornalisti d’inchiesta spiati. Solo per citarne alcuni. Danti a così tanti e così grandi problemi, noi ci sentiamo inermi, sconfitti, prima ancora di combattere.
Hai in mente un seguito? O un altro libro che affondi in altri aspetti del tuo lavoro?
Più che un seguito, ho in mente di dare seguito! Vorrei che le presentazioni del libro fossero delle grandi agorà, dove discutere di come cambiare la politica e immaginare scenari possibili nuovi per cui combattere.
Se dovessi immaginare Contro i Giganti trasformato in un film o documentario, come lo racconteresti visivamente?
Come un racconto di resistenza, come la possibilità dei piccoli di sfidare e vincere contro i giganti.
Cosa ti ha insegnato scrivere questo libro su te stesso?
Che ne avevo bisogno. Mi ha aiutato a rielaborare il grande dolore per la malattia di papà, ma anche a ravvivare il mio impegno. Mi ha fatto tornare la voglia di sfidare i miei giganti.
Dopo aver raccontato tutto questo, ti senti più leggero… o più responsabile?
Mi sento più amato. Ogni persona che mi scrive di essersi riconosciuto o di aver pianto, leggendo mi fa sentire fortunato. Non siamo soli. Ce la possiamo fare. Io farò la mia parte.
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