Il calcio è malato da diversi anni, quello italiano è ormai moribondo. Non basta cacciare i vertici, serve una rifondazione.
Non parlateci più di rivoluzione, perché alcuni di noi il latino lo conoscono e lo hanno studiato. Il calcio italiano non ha bisogno di ritornare ad un punto, ha bisogno di essere quasi azzerato abbattendo e sostituendo molti pilastri. La candidatura di Malagò è una buona notizia? Semplicemente i tifosi sono indifferenti a questo argomento, ma anche gli addetti ai lavori più attenti che sanno bene quale sia il reale potere del presidente della Figc. Cosa serve davvero è scritto da anni, ma nessuno si azzarda a metterlo in pratica.
Procure milionarie ed intermediazioni: una storia nota spacciata per inchiesta giornalistica del secolo
Nella 24esima puntata di Falsissimo trasmesso sul suo canale YouTube, il paparazzo Fabrizio Corona titola “Calciopoli 2.0”. Non mi sorprende che Corona abbia avuto tanto successo con il suo format, è abilissimo a trovare notizie soprattutto riguardanti il gossip e rovinare le carriere dei suoi colleghi delle grandi tv. La criticità è che essendo così seguito, qualsiasi cosa lui asserisca durante la messa in onda del podcast, sia vera o falsa, ha una risonanza in grado di sconvolgere.
Nello specifico della puntata in oggetto sono stati rivelati alcuni “segreti di pulcinella”, insieme ad altri ragionamenti soprattutto in fase iniziale della puntata davvero molto condivisibili. Iniziando da Calciopoli, l’originale, trattata come ciò che è sempre stato: una farsa giuridica che mirava a distruggere un sistema calcistico che funzionava oggi sostituito solo ed esclusivamente dall’interesse.
Corona centra il punto: i procuratori, i rapporti, gli intermediatori, tutto gira intorno a commesse milionarie. Le squadre di calcio usate come bancomat e società di procura che si arricchiscono. Possibile cambiare? Oggi no, perché quegli stessi procuratori ed intermediari oggi fanno i direttori sportivi o gli amministratori. Con i grandi fondi d’investimento lontani mediamente disinteressati alle dinamiche calcistiche, l’unico interesse resta solo ed esclusivamente quello di guadagnare e mungere la vacca fino a bere sangue e latte.
Così la storia è sotto gli occhi di tutti: cartellini di giocatori anche normali strapagati, settore giovanile che non interessa a nessuno, serie minori completamente abbandonate e commissioni da urlo per procuratori ed intermediari. Il sistema del calcio italiano oggi non favorisce niente né lo sport né la gestione societaria, ciò che conta è solo far fare soldi ai singoli. Storia vecchia e ben nota, sotto gli occhi di tutti.
Campionato a 18 squadre: un inizio di soluzione
L’ultima semifinale di Champions League tra Bayern Monaco e Paris Saint German ha lasciato il mondo estasiato dal 4-5 finale in favore dei ragazzi di Luis Enrique. Uno sport per il calcio, la partita più entusiasmante di sempre ed altri grandi titoli. Ebbene queste due squadre nei loro rispettivi campionati nazionali giocano 4 partite in meno rispetto alle italiane.
Capiamoci, non è certamente l’unica motivazione ma è probabilmente una delle principali. Ormai da anni i grandi club di Germania e Francia si preparano al salto di qualità sui palchi internazionali. E’ l’esempio del Psg, la cui storia vincente nella massima coppa europea è abbastanza recente e forse non del Bayern che invece è un super club affermato. Ci vuole un po’ di tutto in queste società: forza economica, scouting e condizione atletica. Proprio quest’ultima in Italia manca: si gioca sotto ritmo ed il motivo è anche questo. Prima gli impegni europei erano di molto inferiori, ora sono quasi raddoppiati. La nuova Champions porta via molte più energie di prima, e per questo le squadre hanno bisogno di più calciatori. Peccato che il calcio italiano sia sul filo del default finanziario: tantissime squadre hanno i bilanci in profondo rosso, ma se investi male questo è il risultato.
In altre parole, il modello Ligue 1 e Bundesliga è virtuoso, ma lo stesso accade in Olanda dove la Eredivisie ha lo stesso numero di squadre. Spagna, Italia e Inghilterra insistono con il campionato a 20 squadre, ma la potenza economica di Real e Barcellona, così come delle inglesi, consente comunque alle principali formazioni di essere decisive in Europa e nei campionati, le più brillanti poi riescono ad unire forza economica e idee come Barcellona, Manchester City e Arsenal per citarne alcune. Non è semplicemente un comprare per far ingrassare sempre i soliti.
Caos Arbitri, Nazionale di calcio e Malagò: cosa stona in tutto questo
Arrivo alle considerazioni finali. Perché la questione non è solo lo scandalo, l’Italia che non va ai Mondiali per la terza volta di fila ovvero l’elezione del presidente federale. E’ tutto molto più profondo.
Il caso arbitri si incastra perfettamente con la questione del calcioscommesse, e chissà che non venga fuori un collegamento prima o poi. Fatto sta, che ciò che dimostra è che i vertici del nostro calcio a tutti i livelli, i loro consiglieri, le società, i calciatori ed i procuratori sono tutti compromessi. La mentalità è quel tassello che non riusciamo a inserire nel puzzle quando cerchiamo di ricostruire le vicende. Il sistema seleziona le persone: quelle disposte a tutto pur di avere soldi e potere, gli onesti e quelli che non pensano solo ai soldi devono essere fatti fuori dalle stanze del potere.
In 12 anni, cioè da quando il Mondiale manca, il consiglio federale ha soltanto pensato agli arbitri. Ha cambiato le regole del gioco innumerevoli volte, tolto discrezionalità agli arbitri, depotenziati e deresponsabilizzati. L’arbitro in campo è solo una figurina, tutto ciò che conta viene deciso in sala Var, dove le decisioni si pretende che vengano prese “scientificamente”, come se fosse anche solo possibile. E’ utile però, perché la figurina in campo finisce su tutti i giornali mentre gli arbitri in sala var non si sa nemmeno che volti abbiano.
In tutti questi anni il presidente dimissionario Gabriele Gravina non ha fatto nemmeno una riforma che sia una. Non ha toccato le società, non ha toccato i procuratori. Ovviamente, non dobbiamo essere così sciocchi da pensare che tutto sia deciso dal presidente, che ha su di sé l’onere di prendersi tutti gli schiaffi. Lui però è parte di quel sistema che ha delegato alla Lega calcio tutte le decisioni. Chi è che compone la Lega calcio? I delegati delle società di calcio, a loro volta infiltrate profondamente dal procuratori ed intermediari. Quindi perché non si fanno le riforme che danneggerebbero economicamente i singoli a vantaggio del sistema? Tutto più o meno torna.
Infine, se fosse dimostrabile ciò che asserisce Corona nella puntata di cui sopra, cioè che i direttori sportivi sulle trattative si fanno pagare e prendono soldi per portare un calciatore nella propria squadra, sarebbe grave. Quando Luciano Moggi fu condannato per “reato a consumazione anticipata” (una follia giuridica) lo scopo era già evidente all’epoca. Bisognava distruggere il calcio italiano perché non giravano abbastanza soldi. Com’era possibile, altrimenti, che senza aumenti di capitale o grandi fondi una squadra potesse stare ai vertici del calcio italiano ed internazionale? Non andava certo bene.
La farsa della prima Calciopoli, sostenuta ed amata dai tifosi, oggi si ritorce contro di noi. Il problema è che forse, davvero non interessa a nessuno.

