Si dice sempre così dopo le grandi sconfitte: è tempo di riflessione. Un modo cauto per chiedere a tutti il tempo di analizzare, innanzitutto il lutto, poi di capire che cosa non abbia funzionato. Come se dipendesse esclusivamente da loro, un modo forse per dire ‘non li abbiamo abbindolati bene, dovevamo impegnarci di più’. I fatti dicono che, in Campania e Puglia, non c’è stata storia e nessuno, a dire il vero, ha mai pensato che potesse esserci così come in Veneto, ed ora Giorgia Meloni si ferma un istante.
Dietro la sconfitta in Campania: la Premier ci prova, poi diserta e si arrende
Non è bastata la promessa di condono, sbandierata nell’ultimo metro della campagna elettorale per tentare disperatamente di riacciuffare un campo largo che veniva dato in fuga. Giorgia Meloni ed Antonio Tajani, saltando sul coro “chi non salta comunista è” si erano già resi conto di tutto. Forse mentre saltavano in maniera composta, il ministro degli esteri con le mani aderenti al corpo e la presidente del consiglio con i pugni in alto, elaboravano già interiormente il lutto.
Una sconfitta di cui si erano resi conto. Tanto che Giorgia Meloni, che aveva promesso di chiudere la campagna elettorale e Napoli, ha preferito fare altro. Diserta il palco e si arrende poco prima della battaglia, abbandonando i suoi. Il risultato parla chiaro: Fratelli d’Italia, nel personale derby con gli alleati, supera di un niente Forza Italia e si attesta all’11.93%, con il partito di Antonio Tajani al 10.72%, ed entrambi chiudono con 6 consiglieri eletti, mentre la Lega ne piazza 3 con il 5.51% delle preferenze.
Non proprio un risultato eccellente considerando che al Partito Democratico, il più votato, vanno 10 consiglieri eletti con il 18.41% di preferenze ed al Movimento 5 Stelle appena 5 eletti con il 9.12%, mentre all’Alleanza Verdi e Sinistra col 4.66% vanno 2 consiglieri. Il totale della sinistra è di 33 consiglieri su 50 compresi i civici. Il vero disastro sta nelle percentuali: Cirielli raccoglie poco più del 35% contro l’oltre 60% della coalizione di centrosinistra. Discorso assolutamente similare in Puglia dove la forbice è addirittura più ampia, appena sotto il 64%.
Giorgia Meloni lo sospettava ed ha mollato il povero Cirielli che ora sarà all’opposizione. Dal centrodestra si levano soltanto dati relativi come il numero delle regioni conquistate. Logica più da risiko che politica.
Nella destra parlamentare partono le riflessioni e si pensa alla nuova legge elettorale
E’ il momento delle riflessioni. Il coro unanime della destra, che festeggia comunque in Veneto con il neogovernatore Alberto Stefani che andrà a sostituire l’amatissimo Zaia. Un modo di parlare che nasconde l’amarezza è che nasconde nella dialettica il peggior concetto possibile, come nel rammaricarsi di non essere in qualche modo stati capaci di raggirare l’elettore.
Il risultato è deludente, questo è certo, e si ribatte con il conteggio delle regioni: 3 a 3 dice Donzelli (dimenticandosi pure la Sardegna tra l’altro), ma eludendo il vero problema che sottolineano anche altre testate: con queste cifre in Campania e Puglia, alle prossime elezioni la destra rischia in Senato. Perché, bene non dimenticarlo, oltre all’area geografica in sé conta anche quanta popolazione ci vive. Il calcolo è presto che fatto.
Quindi partono le riflessioni e, come sempre, partono dall’alto e dunque dalla Legge Elettorale. Bello slogan dopo le sconfitte, come a dire ‘giacché rischiamo di perdere cambiamo le regole’. Come la politica ci ha sempre insegnato: non c’è alcun limite al pudore. Dunque le riflessioni del Governo si concentrano scioccamente su questo, come se non sapessero che ai loro predecessori questa tattica non ha mai portato bene.

