Uscito nel 2024, il film-documentario è stato boicottato da Israele che ne ha ostacolato la diffusione e vietato la proiezione in Israele
“The Bibi Files”, prodotto da Alexis Bloom e Alex Gibney, è un documentario d’inchiesta che intreccia filmati inediti degli interrogatori di polizia (mai visti prima in pubblico) con interviste a testimoni chiave per costruire un atto d’accusa contro Benjamin Netanyahu. Gli interrogatori contenuti nei Bibi Files (registrati tra il 2016 e il 2018) indagano sulla vita privata e sulle dinamiche di potere della famiglia Netanyahu.
Il motivo per cui se ne parla oggi, aprile 2026, e non in modo così massiccio nel 2024, è legato a una serie di fattori che ne hanno ritardato la diffusione globale e l’impatto mediatico
Blocco legale in Israele
Fin dalla sua uscita, Netanyahu ha cercato legalmente di impedirne la proiezione. In Israele è tuttora vietato perché contiene filmati di interrogatori di polizia che, per legge, non possono essere trasmessi pubblicamente senza autorizzazione.
Diffusione limitata iniziale
Nel 2024 il film è passato quasi esclusivamente per festival cinematografici (come Toronto e CPH:DOX) e piccole piattaforme di nicchia, senza una distribuzione globale nei grandi circuiti.
La spinta di Tucker Carlson nel Marzo 2026
La vera svolta mediatica è avvenuta negli ultimi giorni di marzo 2026, quando il noto giornalista americano Tucker Carlson ha acquistato e pubblicato il documentario sul suo network. Questo ha dato al film una visibilità senza precedenti presso un pubblico globale vastissimo.
Spezzoni virali sui social
Contemporaneamente alla pubblicazione di Carlson, clip cruciali degli interrogatori sono state pubblicate online e sono diventate virali su TikTok, Instagram e X, rendendo il contenuto accessibile a chiunque e riaccendendo il dibattito pubblico proprio in questi giorni.
Contesto bellico attuale e finanziamenti ad Hamas
Rispetto al 2024, le accuse contenute nel documentario (come i presunti finanziamenti ad Hamas per dividere i palestinesi) pesano oggi in modo diverso a causa del protrarsi dei conflitti a Gaza e in Libano. Molti vedono nel film una chiave di lettura per gli eventi bellici in corso.
In sintesi, mentre nel 2024 era un caso per addetti ai lavori e frequentatori di festival, oggi è diventato un fenomeno di massa grazie alla pubblicazione su piattaforme indipendenti e alla viralità dei social media che hanno scavalcato i divieti legali.
In sintesi, il documentario si focalizza su tre punti
- La corruzione e i regali (I “Casi” giudiziari): Mostra gli interrogatori relativi ai casi 1000, 2000 e 4000*. Si parla di centinaia di migliaia di dollari in sigari di lusso, champagne rosa e gioielli ricevuti da miliardari in cambio di favori politici e legislativi.
- Il “patto” con Hamas: Il film sostiene che Netanyahu abbia deliberatamente permesso il finanziamento di Hamas (tramite valigie di contanti dal Qatar) per anni. L’obiettivo sarebbe stato mantenere Hamas forte a Gaza per indebolire l’Autorità Palestinese in Cisgiordania, impedendo così la creazione di uno Stato palestinese.
- Il ricatto del potere: La tesi centrale è che Netanyahu stia prolungando la guerra a Gaza e in Libano non per ragioni di sicurezza nazionale, ma per evitare la condanna. Finché il Paese è in guerra, lui resta al potere; se cade il governo, i processi ripartono a pieno ritmo e rischia il carcere.
*Il caso 1000 è relativo ai “Regali” (Frode e Abuso di ufficio); il caso 2000 a “Yedioth Ahronoth” (Frode e Abuso di ufficio); il caso 4000 è “Bezeq-Walla” (Corruzione, Frode e Abuso di ufficio)

