Beni sottratti alle mafie, presentato il Rapporto Eurispes al Senato

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ROMA 1 luglio2026 – Ha registrato una folta presenza di pubblico, tra rappresentanti delle istituzioni, magistrati ed esperti del settore, la presentazione del rapporto di ricerca dell’Eurispes intitolato “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie”, svoltasi a Roma presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica. L’incontro è stato aperto dai saluti istituzionali della Vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone, che ha voluto sottolineare l’importante e storico impegno della Fondazione Eurispes nell’analisi dei fenomeni socio-economici del Paese. Corposo lo studio presentato da Eurispes, illustrato dai relatori, tra cui gli avvocati Angelo Caliendo e Ivan Pacifico.

 Incrociando i dati dell’Agenzia Nazionale (ANBSC) con le quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare del Fisco, la ricerca dell’ente ha così censito oltre 43.000 immobili e più di 4.800 aziende sotto sigillo. La sola componente del mattone ha un valore stimato di circa 4,66 miliardi di euro. Se lo sguardo si allarga però a conti correnti, auto di lusso e quote societarie, il patrimonio complessivo oscilla tra i 30 e i 40 miliardi di euro: una risorsa strategica che il sistema Paese ha il dovere di rimettere in circolo. Illustrando le linee guida del rapporto, il co-coordinatore della ricerca, l’avvocato Angelo Caliendo, ha tracciato il nuovo perimetro dell’azione di contrasto: “Oggi la domanda fondamentale che dobbiamo porci non è più quanti beni si riescono a sequestrare o confiscare, ma quanti si sia realmente in grado di restituire alla collettività trasformandoli in valore economico e sociale. Confiscare è un atto di giustizia. Valorizzare è un atto di governo. Se riusciremo a compiere questo passaggio, avremo trasformato ciò che era strumento di potere criminale in una risorsa stabile per la crescita del Paese”.

Il dibattito – che ha visto tra gli invitati anche il Viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, e il Senatore e Vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Federico Cafiero de Raho – si è concentrato in particolare sulla gestione del tessuto aziendale, definita come la vera spina nel fianco del sistema attuale.

Al podio Federico Cafiero de Raho

Nel corso del suo intervento, Francesco Urraro, Vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, ha richiamato l’attenzione sulla complessità di questa transizione:“Il lavoro di Eurispes sul tema evoca un percorso che non è affatto lineare né scontato: è un cammino che si snoda attraverso complesse architetture normative, delicati equilibri procedimentali e, soprattutto, una visione politico-amministrativa che sappia coniugare legalità, efficienza e solidarietà. È precisamente su questo crinale — tra il momento ablativo della confisca e il momento generativo della destinazione — che occorre concentrare gli interventi”.

 I dati della ricerca indicano infatti che ben il 95% delle aziende confiscate finisce in liquidazione. Se per molte si tratta di un esito fisiologico, essendo scatole vuote nate solo per riciclare denaro, per le imprese sane il rischio è di morire asfissiate dalla burocrazia e dalla perdita di credito non appena entrano nel circuito della legalità. Il potenziale sprecato è notevole: le sole imprese monitorate fatturano 123 milioni di euro l’anno e, se l’intero comparto venisse adeguatamente rilanciato, si potrebbe generare occupazione per circa 31.000 addetti. Per invertire questa tendenza, Eurispes ha delineato tre proposte di riforma della governance. La prima prevede la trasformazione dell’ANBSC in un Ente pubblico economico, sul modello aziendale, per garantirle la flessibilità necessaria ad assumere manager e professionisti specializzati. La seconda suggerisce la creazione di una Holding Nazionale dei beni confiscati, volta a superare la frammentazione gestionale e a connettere i beni in vere e proprie filiere produttive. Infine, viene proposta l’istituzione di un Fondo nazionale per il costo della legalità, che offra linee di credito dedicate e garanzie pubbliche alle imprese sane per proteggerle durante il delicato passaggio di transizione alla legalità.

Significativa, infine, la relazione del Presidente Eurispes, Gian Maria Fara, che ha delineato la necessità di un cambio di paradigma culturale e operativo:

“Per molti anni il dibattito si è concentrato sulla sottrazione dei beni alla criminalità. La nostra proposta è di spostare l’attenzione sulla fase successiva: la valorizzazione. Proponiamo un Fondo nazionale per il costo della legalità, non per sostenere artificialmente attività prive di futuro, ma per evitare che aziende sane vengano espulse dal mercato proprio quando entrano nella legalità, affiancandolo a linee di credito, garanzie pubbliche e programmi manageriali. Compiere questo passaggio significa raggiungere un obiettivo più ambizioso della stessa confisca: trasformare uno strumento di potere criminale in una risorsa stabile per la crescita del Paese”.

Al termine dell’evento si è tenuto un momento di profondo valore istituzionale e sociale. Il Gran Maestro e il Gran Priore dell’Ordine dei Cavalieri Hospitalieri di San Camillo hanno decretato il conferimento del Premio Hospitalieri San Camillo al Presidente Gian Maria Fara. L’onorificenza è stata consegnata dai coordinatori dei Cavalieri Hospitalieri, il presidente Alessio Iannucci e padre Antonio Mancini, per dare un formale attestato di considerazione e riconoscenza a Fara per le particolari azioni meritorie e per gli utili servigi prestati alla civica comunità attraverso il suo costante impegno culturale e sociale.