Al Festival internazionale di “Città Spettacolo” gli autori Giovanni Barretta, Tommaso Scattolari e Chiara Cavalieri
Ieri sera, a Benevento, nell’ambito del Festival internazionale di “Città Spettacolo” è stato presentato il libro “Voci dal Nilo”, scritto a tre mani da Giovanni Barretta, Tommaso Scattolari e Chiara Cavalieri. La presentazione è stata inserita nella rassegna “Piazze d’Autore” della famosa kermesse beneventana, giunta quest’anno alla sua 47° edizione con tema dedicato al “Mediterraneo”.

“Voci dal Nilo” è un viaggio nel cuore dell’opera egiziana contemporanea: un percorso tra canto lirico, balletto, composizione, direzione d’orchestra, istituzioni culturali e identità territoriali. Ma il libro, oltre a raccontare la storia degli artisti egiziani dell’opera contemporanea, può diventare un formidabile volano di sviluppo turistico dei territori, anche di quelli fuori dall’Egitto. E’ questo il caso di Benevento, luogo dove fu edificato il faraonico Tempio di Iside e città, insieme a Roma, considerata il più grande centro al mondo di rinvenimenti egizi fuori dall’Egitto.
Dalle origini khediviali del teatro dell’opera in Egitto, fino alla scena artistica contemporanea, il volume racconta un patrimonio sorprendente e ancora troppo poco conosciuto in occidente: quello degli artisti egiziani che, tra Il Cairo, Alessandria, l’Europa e i grandi palcoscenici internazionali, hanno trasformato la disciplina musicale in una forma di presenza culturale. Il libro segue il filo che unisce il Nilo ai teatri d’Europa, la Cairo Opera House alle accademie, la tradizione faraonica alla modernità, l’opera italiana alla sensibilità musicale araba. Al centro vi sono gli artisti: soprani, tenori, direttori, compositori, danzatori, coreografi ed interpreti che hanno fatto dell’arte non soltanto una carriera ma una responsabilità. “Voci dal Nilo” è anche una riflessione sul turismo culturale, sulla diplomazia dell’arte e sul valore economico identitario della cultura, perché l’opera non è soltanto spettacolo: è memoria, incontro, educazione, ponte tra i popoli.

La presentazione del libro è avvenuta a Benevento in Piazza Federico Torre, lungo il Corso Garibaldi, principale location della “Città Spettacolo”, nei pressi del Museo del Sannio e del Museo Arcos che custodiscono i reperti appartenenti al Tempio di Iside.
Tra i presenti, anche il Console Onorario della Repubblica del Kirghizistan, Avv. Antonio Castiello, la cui sede consolare è ubicata proprio nel capoluogo sannita.

Particolarmente apprezzato anche l’omaggio dell’artista Hassan Awad Eltabie, diplomato alla High Ballet Institute e già ballerino solista dell’Opera del Cairo, dove ha conosciuto Odette Marucci, anch’ella ballerina solista. Dopo numerose esperienze internazionali, nel 2024 Eltabie ha scelto di tornare in Italia, a Benevento, dove insieme a Marucci ha fondato BenArt Residenze Artistiche ETS, con sede presso il Piccolo Teatro Libertà.

Il dialogo con gli autori
L’incontro con gli autori è stato magistralmente moderato dalla giornalista de “Il Mattino”, Raffaella Preziosi, esperta proprio delle rubriche culturali del giornale, legate all’arte e alla musica. Per l’amministrazione comunale, è intervenuta Antonella Tartaglia Polcini, Assessore alla Cultura – da sempre sensibile ad ogni nuova iniziativa che, attraverso la rassegna “Piazze d’Autore”, mette in rapporto la Città con la storia e l’arte, rievocandone la grandezza – protagonista con il Direttore artistico, Renato Giordano, dell’organizzazione del Festival della “Città Spettacolo”.
La moderatrice ha introdotto l’incontro, presentando innanzitutto i tre autori: Giovanni Barretta, economista meridionalista, giornalista e scrittore, Presidente del Tavolo tecnico dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili, Isole minori”; Tommaso Scattolari, Direttore di Opera24.it, portale di riferimento nazionale per l’informazione operistica e lirica, scrittore e professionista della comunicazione, specializzato in strategie della narrativa, Presidente della Commissione “Opera”dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili, Isole minori”; Chiara Cavalieri, Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus, scrittrice ed esperta di geopolitica e relazioni culturali internazionali.

Chiara Cavalieri: l’Egitto oltre Aida
E toccato propria all’autrice Chiara Cavalieri aprire la discussione, sottolineando che: “Le voci del Nilo sono le voci di un Paese che troppo spesso, in Europa, viene raccontato soltanto attraverso la politica, le crisi regionali, l’archeologia o il turismo. Ma l’Egitto è molto di più. È una delle grandi civiltà culturali del Mediterraneo e del mondo arabo, un luogo nel quale musica, poesia, teatro e canto hanno attraversato millenni di storia. Il Nilo, in questo senso, non è soltanto un fiume. È una metafora straordinaria della continuità egiziana: attraversa epoche, religioni, trasformazioni politiche e sociali, e continua a tenere insieme un’identità antichissima e allo stesso tempo profondamente moderna”.
La Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus si è poi soffermata sulla straordinaria tradizione dell’opera e del canto lirico egiziano, ricordando come la storia operistica egiziana moderna affondi le proprie radici nell’Ottocento. Già dal 1840 sono, infatti, documentate rappresentazioni operistiche in Egitto, mentre nel 1869, sotto il khedivè Ismail, venne inaugurata al Cairo l’Opera Khediviale, costruita in occasione delle celebrazioni per l’apertura del Canale di Suez. Da quell’ambizione, ricola la Cavalieri, nacque uno dei capolavori assoluti della storia della musica: Aida di Giuseppe Verdi, su libretto di Antonio Ghislanzoni.

Ma sarebbe un errore fermarsi ad Aida – avverte la Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus – perché: “l’Egitto non è stato semplicemente il luogo nel quale artisti europei sono andati a rappresentare l’opera. L’Egitto ha creato una propria scuola lirica. Ha formato cantanti, soprani, mezzosoprani, tenori e bassi che hanno portato la cultura egiziana sui palcoscenici internazionali. Una figura fondamentale è Ratiba El-Hefny, grande soprano egiziano, musicologa e protagonista della vita culturale del Paese. Negli anni Sessanta interpretò La vedova allegra e successivamente ebbe un ruolo determinante nelle istituzioni musicali egiziane. Fu anche alla guida dell’Opera del Cairo nella fase della sua rinascita alla fine degli anni Ottanta. Accanto a lei troviamo figure come Amira Kamel e Violette Makkar, che già nei primi anni Sessanta portarono Aida fuori dall’Egitto, ottenendo successo a Belgrado. Nel 1964 nacque ufficialmente la Cairo Opera Company, e uno dei fatti che trovo culturalmente più interessanti è che La Traviata venne rappresentata anche in lingua araba, nella traduzione di Ibrahim Refaat”.
Purtoppo, nel 1971 l’antica Opera Khediviale venne distrutta da un incendio. Gli artisti continuarono a cantare e a rappresentare opere in altri teatri, fino alla nascita della nuova Cairo Opera House, inaugurata nel 1988, sull’isola di Gezira, grazie anche alla cooperazione tra Egitto e Giappone. Da quella nuova stagione sono emerse altre generazioni di interpreti. Tra queste, Chiara Cavalieri, ha voluto ricordare Amira Selim, soprano egiziano formatosi tra il Conservatorio del Cairo e Parigi, che ha costruito una carriera internazionale, e Farrah El Dibany, mezzosoprano nata ad Alessandria, capace di portare una fortissima identità mediterranea ed egiziana sui grandi palcoscenici europei. Le cantanti liriche egiziane raccontano anche un’altra immagine della donna egiziana: colta, cosmopolita, professionalmente preparata, protagonista delle istituzioni culturali e capace di confrontarsi alla pari con le grandi tradizioni musicali internazionali.
Giovanni Barretta: la cultura come valore economico
La giornalista Raffaella Preziosi ha poi chiesto al coautore dell’opera, il beneventano Giovanni Barretta, di spiegare le ricadute economiche per il territorio del turismo culturale specializzato legato all’Egitto e quale il rapporto con Benevento.
Lo scrittore ed economista beneventano è partito dalla considerazione dell’esistenza di una categoria di turista che l’economia del turismo di massa ha sistematicamente sottovalutato, spesso ignorato, talvolta ostacolato nella sua naturale vocazione alla spesa qualificata. È il turista culturale specializzato – aggiunge Barretta – che non si muove per caso, non sceglie per convenienza, non consuma per abitudine. Si muove per conoscenza. Sceglie per passione: “ Questo è quanto mai vero, non solo in Egitto, ma anche al di fuori di quello straordinario Paese; in particolare, in Italia, come a Benevento, ci si imbatte, quasi quasi per caso, in segni evidenti degli antichi fasti della misteriosa civiltà del Nilo: reperti e vestigia di antichi templi egizi che raccontano storie, miti e culti religiosi. Vale allora la pena di capirne il perché, il come e in che misura si è prodotta questa contaminazione. Il racconto dei miti e della cultura egizia può costituire, allora, un moltiplicatore e una rivincita per l’economia locale, da promuovere e attivare sapientemente. L’influenza della civiltà del Nilo riguardò, soprattutto, l’epoca del mondo romano ed i territori che ne facevano parte. Ma non fu solo Roma (caput mundi) ad esserne investita. Anche altre importanti città dell’Impero ne furono, a vario titolo, coinvolte. Tra queste, una notazione a parte merita Benevento; oggi esclusa dai grandi circuiti economici, nazionali ed internazionali, un tempo una grande città dell’Impero, anche grazie alla sua posizione baricentrica tra Tirreno e Adriatico, attraversata dalla Via Appia (Regina Viarum) e dalla Via Traiana, in direzione di Brindisi, Benevento rimaneva un centro nevralgico dell’Impero per i traffici commerciali con l’Oriente”.
A questo punto, Giovanni Barretta spiega le ragioni che legano Benevento all’Egitto, partendo dalla sua antica e nobile storia, ricordando che l’antica città sannitica dal 268 a. C. era oramai parte del dominio romano. In questa città, tra l’88 e l’89 d.C. fu eretto il grandioso Tempio di Iside. Iside era una dea universale, dea della magia, della fertilità e della maternità.
Ma perché – ha chiesto Raffaella Preziosi – un monumento così importante, come il Tempio di Iside, fu realizzato proprio a Benevento? Sul punto, Giovanni Barretta, dal palco racconta la storia del Tempio faraonico di Iside, edificato nell’antica città sannitica, strettamente legata a quella di Domiziano, secondo figlio dell’Imperatore Vespasiano: “Tutto iniziò nell’estate del 69 d.C., durante la guerra civile fra Vitellio e Vespasiano. A quel tempo, Vespasiano, che si trovava ad Alessandria in Egitto, fu acclamato imperatore dalle legioni d’Egitto, in opposizione a Vitellio che, invece, regnava a Roma . Nel dicembre dello stesso anno, Domiziano, figlio diciottenne di Vespasiano, sfuggì ad un agguato, ordito dai seguaci di Vitellio nel Tempio di Giove Capitolino a Roma. Qui, Domiziano si era rifugiato con il prefetto Tito Flavio Sabino (fratello di Vespasiano) e le sue coorti. Grazie a un travestimento che gli permise di confondersi fra un gruppo di sacerdoti di Iside, riuscì a salvarsi. L’anno successivo (’70 d.C.), Vespasiano, che, con la carica di imperatore, era di ritorno verso Roma, si incontrò a Benevento con il figlio Domiziano che gli era andato incontro. Quando quest’ultimo divenne imperatore, ricordando l’episodio del Campidoglio, decise di erigere un tempio per la Dea Iside proprio a Benevento. A sugellare il ricordo e il ringraziamento per la salvezza ricevuta, nel Tempio fu sistemata una statua di diorite (oggi custodita nel Museo Arcos di Benevento) che raffigura l’Imperatore Domiziano, vestito da sacerdote della Dea Iside”.
Oggi questo Tempio non è più visibile – aggiunge Barretta – in quanto venne distrutto nei secoli successivi. Secondo alcuni storici, fu abbattuto dai Longobardi nel VI secolo d. C. per ingraziarsi i favori della Chiesa. Secondo altri (lo storico dell’arte Elio Galasso, già direttore del Museo del Sannio), fu, invece, abbattuto dalla Chiesa già nel IV secolo d.C., quando, prima con l’Editto di Milano del 313, il cristianesimo fu riconosciuto religio licita dall’Imperatore d’Occidente e dall’Imperatore d’Oriente e poi, con l’Editto di Tessalonica, come religione di Stato. La conseguenza fu che vennero proibiti i riti pagani e la Chiesa veniva autorizzata a distruggere tutti gli idoli e abbattere i templi pagani, come nel caso di quello isiaco di Benevento.
La scoperta del Tempio di Iside a Benevento e del culto della dea della magia, della fertilità e della maternità può diventare oggi un nuovo attrattore culturale, in grado di generare importanti flussi turistici legati all’egittologia, da porre in connessione con l’intero e imponente ecosistema e patrimonio storico-artistico-culturale, gastronomico, artigianale e ospitativo del territorio. Iside può costituire l’occasione per riscoprire l’illustre storia della città di Benevento e del Sannio, passata attraverso diverse e gloriose età: sannitica, romana , longobarda, pontificia (1077-1860), fino a diventare provincia d’Italia .Una storia davvero nobile quella di Benevento, al pari di un’antica capitale, anche se oggi pressoché “dimenticata”, che, però, ha la concreta possibilità di essere rivalutata, attraverso la progettazione di circuiti ed itinerari turistici, in grado di innescare processi di sviluppo di più ampia portata. E questo, è tanto più importante per le numerose aree fragili, che ne hanno le condizioni e potenzialità, che corrono da Nord a Sud dello Stivale. La sinergia tra egittologia e produzione lirica contemporanea non è un lusso culturale. È una strategia economica di sviluppo territoriale, conclude Giovanni Barretta.
Tommaso Scattolari: l’opera come diplomazia culturale
A chiudere la presentazione, Tommaso Scattolari, Direttore di Opera24.it, scrittore e professionista della comunicazione, Presidente della Commissione “Opera”dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili, Isole minori”, che si è soffermato sul tema della diplomazia culturale attraverso l’opera: “ Il punto di partenza è considerare l’opera non soltanto come spettacolo al quale assistere, ma come uno dei più straordinari strumenti attraverso i quali, da secoli, culture differenti entrano in relazione. L’opera è musica e teatro, naturalmente, ma è anche lingua, storia, identità, memoria, letteratura e racconto dei grandi sentimenti umani. Proprio per questo può diventare uno spazio privilegiato di confronto tra Paesi che hanno tradizioni, religioni, lingue e storie differenti… Voci dal Nilo nasce all’interno di questa visione. Non vuole essere soltanto un libro dedicato agli artisti egiziani dell’opera, ma un progetto capace di utilizzare le loro storie per raccontare l’Egitto contemporaneo attraverso la cultura. È proprio questo che intendo quando parlo di diplomazia culturale. Non significa semplicemente portare un concerto italiano all’estero o invitare un artista straniero in Italia. Significa creare una relazione attraverso la cultura. Quando un cantante egiziano interpreta Verdi o Puccini in italiano entra inevitabilmente nella nostra lingua, nella nostra storia e nella nostra sensibilità artistica; contemporaneamente, quando noi raccontiamo quella persona, il suo percorso e il suo Paese, entriamo nella sua cultura. La diplomazia culturale autentica deve quindi essere reciproca: non può consistere soltanto nel promuovere ciò che l’Italia ha dato al mondo, ma deve permettere anche all’Italia di ascoltare ciò che il mondo può raccontare a noi“.
Questo – aggiunge Scattolari – assume oggi un significato ancora maggiore dopo il riconoscimento UNESCO del 2023 della pratica del canto lirico in Italia come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Quel riconoscimento non dovrebbe essere interpretato soltanto come una consacrazione del passato. Al contrario, dovrebbe ricordarci che un patrimonio rimane vivo soltanto se continua a essere trasmesso, studiato, interpretato e condiviso. La tutela, quindi, non è soltanto conservazione: è capacità di far viaggiare una tradizione, permettendole di incontrare nuove generazioni e nuove culture. L’opera italiana è profondamente legata all’identità del nostro Paese, ma proprio perché è diventata universale oggi rappresenta anche uno dei più potenti strumenti di presenza culturale italiana nel mondo.
In questo contesto, Tommaso Scattolari considera fondamentale anche il tema della promozione internazionale della lingua italiana: “L’opera è da secoli una straordinaria ambasciatrice della nostra lingua. Cantanti provenienti dall’Asia, dal Medio Oriente, dall’Africa, dall’Europa orientale e dalle Americhe studiano italiano perché devono comprendere e interpretare Verdi, Puccini, Rossini, Donizetti, Bellini e molti altri compositori. Non apprendono soltanto la pronuncia: devono comprendere il significato delle parole, il ritmo, l’accento, la poesia, il contesto culturale. Attraverso l’opera, quindi, la lingua italiana continua a vivere quotidianamente nei conservatori, nelle accademie e nei teatri di tutto il mondo. Persino gran parte del lessico musicale internazionale continua a utilizzare parole italiane. Da questo punto di vista, il palcoscenico lirico può essere considerato una delle più antiche e diffuse ambasciate culturali dell’Italia”
Il Direttore di Opera24 evidenzia come Voci dal Nilo non sia un progetto isolato, ma appartiene a una collana internazionale di volumi dedicati agli artisti di diverse nazionalità: ”Abbiamo già sviluppato progetti come Il Giardino delle Voci, dedicato agli artisti iraniani, e stiamo lavorando o abbiamo lavorato a percorsi dedicati ad artisti mongoli, serbi e macedoni. Sono inoltre previsti nuovi volumi dedicati a Oman, Romania, Corea, Armenia, Georgia, Moldova e ad altre realtà culturali. Il progetto complessivo vuole costruire progressivamente una sorta di geografia internazionale dell’opera attraverso le persone, nella quale ogni libro utilizza le storie degli artisti per aprire una finestra su un Paese, sulla sua identità e sulla sua società. La scelta editoriale è proprio quella di non realizzare soltanto interviste tecniche. Naturalmente il curriculum, i ruoli e il repertorio hanno importanza, ma l’obiettivo è andare oltre e raccontare l’essere umano che vive dietro l’artista: le paure, i sacrifici, l’identità, il rapporto con la famiglia e con il proprio Paese, il significato attribuito alla carriera e ciò che quell’artista desidera comunicare attraverso la propria voce. Questo permette di scoprire qualcosa di estremamente importante: cambiano le nazionalità, le religioni, le lingue e le condizioni sociali, ma molte delle emozioni che attraversano la vita degli artisti rimangono universali. Ed è proprio lì che la cultura diventa uno strumento diplomatico, perché permette di riconoscersi nell’altro prima ancora di conoscerne completamente il Paese”.
L’obiettivo a lungo termine della collana – conclude Tommaso Scattolari – è quindi quello di costruire una mappa di relazioni culturali: Egitto, Iran, Mongolia, Serbia, Macedonia, Oman, Romania, Corea, Armenia, Georgia, Moldova e altri Paesi ancora, collegati attraverso il linguaggio dell’opera e attraverso le storie degli artisti: “È questo forse il significato più profondo che vorrei attribuire anche al riconoscimento UNESCO: la pratica del canto lirico italiano è nata dentro la storia del nostro Paese, ma oggi è patrimonio dell’umanità proprio perché milioni di persone fuori dall’Italia continuano a studiarla, interpretarla e trasformarla”.
Da questo punto di vista, Voci dal Nilo vuole essere un piccolo progetto di diplomazia culturale, nel quale l’opera diventa lo strumento attraverso cui raccontare le persone, promuovere la lingua italiana, conoscere altri Paesi e costruire relazioni tra culture differenti.

