Nella notte del 16 ottobre un ordigno è esploso sotto l’auto di Sigfrido Ranucci , conduttore e giornalista d’inchiesta della trasmissione di Rai 3 Report, davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, frazione di Pomezia. L’esplosione ha distrutto la vettura del giornalista e quella della figlia, parcheggiata accanto. Ranucci ha raccontato che la figlia era passata in quel punto pochi minuti prima del boato. Fortunatamente non si sono registrati vittime e feriti.
Un gesto che non lascia dubbi sulla volontà di colpire direttamente Ranucci, noto per le sue inchieste scomode su criminalità organizzata, corruzione e intrecci di potere. Le indagini, affidate alla Direzione Distrettuale Antimafia , puntano a chiarire se l’attacco sia collegato a specifici servizi andati in onda negli ultimi mesi.
Ranucci convive da anni con minacce di morte e intimidazioni, e non è la prima volta che rischia la vita. Tutto iniziò nel 2009, quando un’inchiesta sugli affari e i legami del clan Ercolano di Catania, storicamente affiliato a Cosa Nostra, lo rese bersaglio della criminalità. Da quel momento gli fu assegnata la scorta.
Negli anni successivi le intimidazioni si moltiplicarono: proiettili recapitati per posta, pacchi sospetti e lettere minatorie. Nel 2021 la protezione fu ulteriormente rafforzata dopo la scoperta di un piano per eliminarlo fisicamente.
Solidarietà istituzionale e del mondo dell’informazione
La reazione delle istituzioni è stata immediata. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di “intimidazione gravissima” e ha ribadito che la libertà di stampa è un pilastro irrinunciabile della democrazia. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato l’attentato, definendolo “un atto vile e inaccettabile”, mentre il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha disposto il rafforzamento delle misure di sicurezza a tutela del giornalista.
Dal mondo dell’informazione è arrivata una grande ondata di solidarietà. La Rai, l’Usigrai e numerosi colleghi hanno espresso vicinanza a Ranucci, sottolineando che colpire un giornalista significa colpire il diritto dei cittadini a essere informati.
Libertà di stampa sotto attacco
In Italia, nonostante il contesto democratico, le minacce ai giornalisti restano un fenomeno allarmante. Secondo l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione, dal 2006 sono stati registrati oltre 7.500 casi, con una media di quasi 500 episodi l’anno.
Molti bersagli sono cronisti locali, spesso senza adeguate tutele legali ed esposti a pressioni da parte della criminalità organizzata, della politica e dei poteri economici.
Questi episodi, e soprattutto l’attentato a Sigfrido Ranucci, riportano alla memoria gli anni bui in cui persero la vita giornalisti, magistrati, servitori dello Stato e anche persone comuni, uccisi dalla criminalità organizzata e dal terrorismo.

