Gli zingari di Sommaripa in scena al Teatro Tram

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Calca la scena del Teatro Tram, ‘Zingari’, con la regia e partecipazione di Diego Sommaripa. Opera che diventa specchio sociale feroce, una favola tragica dove l’emarginazione è il filo conduttore.

Qual è la caratteristica che contraddistingue Zingari?

“La dignità. C’è una grande differenza tra gli ultimi che amava rappresentare Viviani e gli ultimi della cultura moderna; una certa cerchia di tik toker napoletani ad esempio. Gli ultimi di Raffaele Viviani e nello specifico i nostri ‘Zingari’, nonostante la fame, gli stenti, le difficoltà, non perdono mai la dignità. Vivono di sogni, rispettano le gerarchie e la società”.

L’emarginazione è il filo conduttore che rende contemporanea quest’opera. Si è mai sentito emarginato nella sua professione?

“Oltre l’emarginazione c’è una grande storia d’amore sulla quale mi è piaciuto porre l’accento. L’amore rende eterno un testo, ad esempio Romeo e Giulietta.Tornando all’emarginazione no, il teatro è per me casa e accoglienza, luogo di aggregazione e confronto ed anche nel corso della mia carriera quando ho incontrato la giusta concorrenza, a volte aspra, mi son sempre sentito accolto. Una piccola eccezione ma più di diseguaglianza e non di emarginazione è data dai vari bandi, concorsi, festival under 35. È vero che bisogna dare spazio ai giovani, ma un concetto aggregante potrebbe lavorare sulle idee giovani, sulle innovazioni, piuttosto che sull’anagrafica”.

A chi regista e attore si ispira, come nasce la passione per questo mestiere?

“Gli spettacoli più belli che ho visto negli ultimi anni, portano la firma di Alessandro Serra e Mimmo Borrelli, due mondi diversi ma che trovano unione nella potenza invasiva delle immagini che donano al pubblico. In qualità di attore ho la fortuna, in compagnia, di poter lavorare con tre attori meravigliosi: Dolores Gianoli, Francesco Rivieccio e Vittorio Passaro, dai quali prove dopo prove rubo qualcosa. Del mondo del cinema, invece, amo Luca Marinelli ed Elio Germano. La passione per questo mestiere nasce per caso. Ero un ex calciatore
e mi trovai coinvolto in una fiction, ‘La squadra’, da lì un percorso tortuoso di rinunce, studi e piccoli traguardi. Con il passare degli anni ho avuto l’ esigenza di comunicare il mio mondo, offrendo spettacoli godibili al pubblico. Unire entrambe le cose mi fa sentire fortunato e per questo ringrazio Mirko Di Martino per la fiducia che ripone nelle mie proposte”.

Progetti lavorativi futuri?

“Continuare il mio percorso come insegnante donando tutto me stesso per i miei allievi. Sono in fase di montaggio di un documentario che ho diretto ‘Carlo Morelli History’, prodotto da Salvatore Piedimonte. Protagonisti Carlo Morelli e Nio Lauro, sarà presente sulle più importanti piattaforme”.